Il discorso dell'Ascensione fu un'allocuzione pronunciata da Benito Mussolini alla Camera dei deputati il 26 maggio 1927. Considerato dagli storici uno dei testi fondamentali per la comprensione dell'ideologia fascista, il discorso tracciò il bilancio formale dei primi cinque anni di governo del regime e fissò le linee programmatiche, dottrinali e amministrative per la definitiva trasformazione dello Stato liberale in un moderno Stato totalitario.Emilio Gentile, Il culto del littorio, Laterza, 1993, p. 142.F.L. Carsten, La genesi del fascismo, Edizioni Accademia, 1979, p. 110.

Il contesto storico Nell'aprile del 1922 Mussolini aveva scritto: Cinque anni dopo era riuscito nel suo intento e questo era in effetti avvenuto in modo graduale, ma con l'uso regolare della forza. Il discorso si colloca in un momento cruciale della storia d'Italia. Tra il 1925 e il 1926, attraverso l'approvazione delle cosiddette Leggi fascistissime, il regime aveva già smantellato gran parte delle istituzioni democratiche previste dallo Statuto Albertino. Il discorso dell'Ascensione (chiamato così perché pronunciato nel giorno della festività religiosa dell'Ascensione) nacque quindi con l'obiettivo di rendere sistematiche queste riforme e delineare la visione a lungo termine del regime per la "grandezza d'Italia".Benito Mussolini, Discorso dell'Ascensione-Il regime fascista per la grandezza d'Italia, Roma-Milano, Libreria del Littorio, 1927, p. 5.

I temi principali

Politica demografica e salute pubblica Un ampio spazio del discorso venne dedicato alla dottrina demografica, sinteticamente riassunta da Mussolini nella formula «il numero come forza». Il capo del governo teorizzò che la potenza geopolitica ed economica di una nazione fosse direttamente proporzionale alla sua consistenza numerica, indicando per l'Italia l'obiettivo di raggiungere i 60 milioni di abitanti entro la metà del XX secolo.Mussolini, cit., p. 18. Per arginare il calo delle nascite e l'invecchiamento della popolazione, Mussolini annunciò una serie di misure restrittive e incentivi, tra queste l'introduzione di imposte specifiche, come la tassa sui celibi,Mussolini, cit., p. 16. il forte contrasto all'urbanesimo, promuovendo il "ritorno alla terra" e lo sviluppo rurale,Mussolini, cit., p. 23. e il controllo e la limitazione dell'emigrazione verso l'estero. Parallelamente, la salute pubblica venne inquadrata non in termini assistenziali, ma come dovere biologico e politico dello Stato per la tutela della «razza».Mussolini, cit., p. 11. Nel testo vennero delineati piani per il contrasto della mortalità infantile, della tubercolosi e dell'alcolismo.Renzo De Felice, Mussolini il fascista. II. L'organizzazione dello Stato fascista (1925-1929), Einaudi, 1968, pp. 280-285.Mussolini, cit., pp. 14-15.

Assetto amministrativo e controllo del territorio Mussolini passò poi a definire l'architettura gerarchica delle province e dei comuni, rivendicando la bontà della recente riforma che aveva sostituito i sindaci elettivi con la figura di nomina governativa del Podestà. Nel discorso venne ribadito il ruolo centrale del Prefetto come unica autorità politica suprema sul territorio, a cui anche i quadri locali del Partito Nazionale Fascista dovevano formale subordinazione.Mussolini, cit., pp. 31-32-33.

Ordine pubblico e repressione del dissenso Il discorso offrì la prima organica giustificazione politica per l'apparato repressivo dello Stato totalitario, inclusa l'azione della polizia segreta (OVRA)Mussolini, cit., pp. 34-35-36-37. e l'applicazione sistematica del confino di polizia per gli oppositori politici.Mussolini, cit., pp. 48-49. Mussolini esplicitò il rifiuto totale del pluralismo democratico, pronunciando la celebre frase:

La dottrina dello Stato totalitario Il passaggio politicamente più denso del discorso formulò in modo definitivo la concezione del rapporto tra l'individuo, la società e l'autorità pubblica, condensata nella massima che divenne lo slogan del totalitarismo fascista:

Impatto e storiografia Il testo venne immediatamente stampato e diffuso capillarmente in tutto il Paese attraverso i canali ufficiali del Partito Nazionale Fascista. La storiografia contemporanea, a partire dagli studi di Renzo De Felice, individua nel Discorso dell'Ascensione il momento di svolta in cui il fascismo smise di presentarsi come una formula di governo transitoria o di coalizione e si definì esplicitamente come un regime a carattere permanente e totalitario, volto al controllo pieno e assoluto della sfera pubblica e privata dei cittadini italiani.De Felice, cit., p. 312.

Note

Bibliografia

Fonti primarie Benito Mussolini, Discorso dell'Ascensione-Il regime fascista per la grandezza d'Italia, Roma-Milano, Libreria del Littorio, 1927 (Anno V Era Fascista).

Fonti secondarie Renzo De Felice, Mussolini il fascista. II. L'organizzazione dello Stato fascista (1925-1929), Torino, Einaudi, 1968. Emilio Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell'Italia fascista, Roma-Bari, Laterza, 1993. Renzo De Felice, Intervista sul fascismo, Roma-Bari, Laterza, 1975 (rist. a cura di Mondadori, Ed. Oscar Bestsellers, Milano, 1992).

Voci correlate Leggi fascistissime Totalitarismo

Ascensione Categoria:Saggi del 1927