La Vocazione di san Luigi Gonzaga è un dipinto a olio su tela (355,6 × 269,2 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, databile al 1650 circa e conservato presso il Metropolitan Museum of Art di New York. La tela è nota anche come Vocazione del beato Luigi Gonzaga, dato che al momento della realizzazione dell'opera il gesuita non era ancora stato canonizzato. Storia Questa grande pala d'altare è citata da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice sotto l'anno 1650: «Una tavola d’altare col Beato Luigi Gonzaga per Guastalla [...] al sig. Francesco Giacobbi, per donarla al sig. Principe Ludovisio»...

Il pagamento della pala avvenne in tre versamenti, registrati nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666.

Il primo, del 29 marzo 1650, registra: «Dall'Ill:mo Sig:r Quaranta Sampieri si è ricevuto L. 473, per caparra di un quadro che deve essere collocato in una chiesa di Guastalla, dove si deve fare il Beato Luigi Gonzaga con una Gloria di angeli e questi fanno Scudi n:o dico 118 a L 1»..

Il 24 aprile 1651 è annotato un secondo versamento di 250 scudi; il 27 aprile dello stesso anno fu registrato il saldo, per un costo complessivo dell'opera di 400 ducatoni..

Né Malvasia né il Libro dei conti specificano a quale chiesa di Guastalla fosse destinata la pala. Giuseppe Campori identificò l'edificio con la chiesa dei Teatini, dedicata a Santa Maria del Castello, costruita tra il 1617 e il 1641 nel luogo in cui sorgeva un'antica cappella e scelta come luogo di sepoltura dai duchi Gonzaga.. La chiesa, oggi non più esistente, fu abbattuta tra il 1835 e il 1864; la pala con san Luigi Gonzaga era collocata nella prima cappella a sinistra.

Nel 1805 il dipinto fu requisito da Moreau de Saint-Méry e fu trasferito in Francia; passò quindi nella raccolta di Jean-Andoche Junot, duca d'Abrantès.. Nel 1818 fu acquistato a un'asta londinese dal mercante d'arte Samuel Woodburn per 190 ghinee. Dopo ulteriori passaggi sul mercato antiquario, entrò nella collezione di Charles e Jayne Wrightsman, che nel 1973 lo donarono al Metropolitan Museum of Art di New York.

Committenza e dedicazione Il committente della grande pala d'altare, Ferrante III Gonzaga (1618-1678), duca di Guastalla, era un lontano parente di san Luigi Gonzaga (1568-1591). Al momento della commissione dell'opera, Luigi Gonzaga era ancora beato: era stato beatificato da papa Paolo V nel 1605 e sarebbe stato canonizzato da papa Benedetto XIII nel 1726.

Luigi Gonzaga aveva rinunciato al marchesato di Castiglione delle Stiviere in favore del fratello minore per entrare nella Compagnia di Gesù; morì a Roma all'età di 23 anni, probabilmente in seguito all'assistenza prestata ai malati durante un'epidemia.. Descrizione e stile La scena è costruita intorno al dialogo silenzioso tra san Luigi Gonzaga e l'angelo che gli presenta il Crocifisso, collocato su un altare verde visto di scorcio. Il giovane, già vestito con abiti religiosi, è raffigurato nel momento della scelta della propria vocazione: la corona deposta a terra e i gigli posti ai suoi piedi alludono rispettivamente alla rinuncia al rango nobiliare e alla castità. L'angelo, indicando il Crocifisso, sembra invitarlo ad abbandonare la vita secolare per consacrarsi a Cristo.

La scena si svolge entro una solenne architettura classica, definita da colonne monumentali e da una grande apertura centrale, oltre la quale si intravede un paesaggio. Nella parte superiore, entro uno spazio luminoso che raccorda l'interno architettonico alla dimensione celeste, appare un gruppo di angeli musicanti; al centro, un putto reca una corona di fiori, destinata a sostituire simbolicamente la corona aristocratica abbandonata dal santo. La disposizione delle figure crea così un passaggio continuo tra il piano terreno, occupato da san Luigi e dall'angelo, e la gloria celeste che accompagna la sua scelta spirituale.

L'opera appartiene alla fase matura del Guercino e mostra un'impostazione solenne, ordinata e monumentale. Le figure sono inserite in una composizione ampia e misurata, nella quale l'intensità barocca del soggetto è contenuta entro un linguaggio più classico e controllato. La scena non insiste sull'effetto drammatico, ma sulla gravità dell'atto spirituale: la rinuncia del giovane Gonzaga al mondo e alla propria condizione aristocratica assume così anche un valore celebrativo per la famiglia committente. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Metropolitan Museum Categoria:Dipinti su san Luigi Gonzaga