Il Palazzo degli Stemmi o Ospizio di Carità è un palazzo storico di Torino costruito tra il 1683 e il 1697 in stile barocco piemontese dall'architetto Amedeo di Castellamonte in via Po, nell'isola (isolato) di san Maurizio, quartiere Centro.

È vincolato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggiohttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,33/articleid,0483_01_1999_0098_0039_10204420/.

Storia

La Peste del 1630, unita ad una forte carestia, aveva decimato la popolazione torinese e creato una moltitudine di poveri e mendicanti. Carlo Emanuele II, eletto re nel 1663, si trovò ad affrontare gravi problemi di bilancio e decise di fondare un Ospedale per dare ricovero ai più indigenti. Il luogo dell'ospedale (o Ospizio) cambiò più volte nel corso degli anni, a causa del sempre crescente numero degli ospitati, fino a quando il figlio di Carlo Emanuele II, Vittorio Amedeo II, decise di proseguire l'attività meritoria del padre dandogli una collocazione più definitiva. Utilizzando l'espansione cittadina affidata all'architetto di corte Amedeo di Castellamonte, che doveva collegare la città al fiume Po attraverso una nuova arteria (l'attuale via Po), riservò a questo progetto un’area dell’isola di San Maurizio dove sorgeva un vecchio edificio che fino allora era utilizzato per il servizio di posta con cavalli.

La seicentesca facciata porticata ideata dal Castellamonte unificò ben undici edificazioni preesistenti, cresciute intorno al nucleo di una «vigna» patrizia costruita precedentemente al tracciamento di via Po e in quell'occasione ristrutturata con l'eccezione di due ampie sale cinquecenteschehttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,7/articleid,0932_02_1989_0089_0007_25024150/.

Con i regi editti del 6 agosto 1716 e del 19 maggio 1717, Vittorio Amedeo II, coadiuvato dal gesuita André Guevarre, poneva le organizzazioni religiose a capo dell'assistenza ai bisognosi e istituzionalizzava la carità individuale sotto il controllo statale, vietando di fatto ogni forma di accattonaggio molesto. Per rendere il più possibile conosciuta tale novità normativa, arrivò ad organizzare il 7 aprile del 1717 una cena gratuita nella centrale Piazza Castello, allorché 800 poveri ed indigenti vennero serviti dei paggi di corte. Da quel momento in poi, chi necessitava di aiuto era obbligato a rivolgersi all'Ospizio.

Il palazzo arrivò ad ospitare fino a duemila indigenti, coricati in due o tre per letto, sani e malati.

Durante il periodo napoleonico, i francesi sfrattarono gli ospiti del Regio Ospizio di Carità, ma un nobile torinese, il conte Giuseppe Adami di Bergolo, decise di intervenire e di occuparsi personalmente del mantenimento di tutti e 450 gli indigenti sfrattati.

Nella seconda metà dell'Ottocento l'istituto fu diretto da Napoleone Leumann, filantropo, imprenditore nel settore tessile e fondatore dell'omonimo cotonificio.

Nel 1880, a causa dell'aumento significativo dei ricoverati e dell'impossibilità di espandere l'edificio poiché circondato da altre costruzioni, la direzione dell’Ospizio di Carità dispose la costruzione di una nuova sede e nel 1887 l’Ospizio venne spostato nella sede in corso Unione Sovietica. Dal 1896 lo stabile venne dedicato alle prime proiezioni pubbliche del Cinematografo Lumiere e funzionò come cinematografo fino al 3 marzo 1897.

L’Ospedale di Carità fu parzialmente distrutto dai bombardamenti aerei del 1943, e nel 1984, durante dei lavori di restauro, avvenne un crollo che distrusse tutto l’edificio ad eccezione della facciata con gli stemmi e della storica Farmaciahttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,3/articleid,1376_02_1984_0150_0025_19786901/http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,14/articleid,1016_01_1984_0131_0014_22678207/. Il recupero edilizio ad opera del comune di Torino nel 1991 costò 8 miliardi di lirehttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,41/articleid,0830_01_1992_0133_0083_24947704/. Il processo che ne seguì accertò che il crollo fu causato da un errore tecnico commesso dall'impresario della ditta appaltatrice dei lavori e dal capomastro, i quali furono condannati rispettivamente ad un anno e due mesi ed un anno di reclusione, oltre ad una provvisionale di 540 milioni di lirehttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,0899_01_1990_0071_0040_25502128/.

Nel 1999 il Palazzo divenne poi parte dell’Università di Torino, grazie ad una permuta con il comunehttp://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,38/articleid,0563_01_1998_0260_0038_7536553/http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,31/articleid,0591_01_1997_0091_0037_8004627/, e ancora oggi ne ospita alcuni uffici amministrativi, mentre una parte dell'edificio è adibita ad infopoint e a residenze universitarie.

La Farmacia A servizio dell'ospedale viene istituita una farmacia, probabilmente aperta fin dal 1692, ma sicuramente aperta al pubblico sotto i portici di via Po a partire dal 1732, grazie all'acquisto da parte della Compagnia di Carità di una delle licenze istituite con regie patenti, come testimonia l'incisione con caratteri di piombo sulla soglia in marmo del portale d'ingresso.

L'ingresso è impreziosito da portali neoclassici in marmo di Carrara: quello di sinistra è ancora originale, mentre quello di destra, coinvolto nel crollo del 1984, fu ricostruito. Il mobilio interno è opera dell'ebanista di corte Gabriele Capello detto Moncalvo, con scaffali a parete, superbe colonne, pannelli con simboli farmaceutici, cassettiere e un bancone scolpito.

Con lo spostamento dell'Ospizio nella nuova sede, la farmacia venne venduta a privati tramite un bando nel 1886. Nel 1926 viene acquisita dal ramo farmaceutico dell’ente morale Alleanza Cooperativa Torinese, nata a Torino nel 1854 e nucleo iniziale delle coopertive di consumatori e infine nel 2016 venduta alla attuale proprietàhttps://www.farmaciastemmi.it/la-nostra-farmacia/.

La chiesa Tra il 1700 e il 1703 venne edificata la chiesa a servizio del ricovero, dedicata alla Vergine della CaritàGiovanni Gaspare Craveri, cit..

Le decorazioni più importanti della chiesa furono appaltate da Vittorio Amedeo II al pittore di corte Daniel Seiter, che era già intervenuto in diverse residenze reali e per questo era stato nominato Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La famiglia regnante gli affidò l’esecuzione delle tele con la Vergine Assunta, la Fede e la Carità, nonché due tondi con l’Elemosina di Amedeo IX di Savoia e della Beata Margherita di Savoia

La chiesa fu distrutta dai bombardamenti aerei del 1943, durante i quali anche il ritratto della Beata Margherita di Savoia andò perduto. I dipinti dell’Assunta e dell’Elemosina del beato Amedeo sono invece scampati ai bombardamenti e sono oggi conservati al Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama.

Descrizione Palazzo degli Stemmi è un edificio a corte chiusa di 5 piani fuori terra, con una superficie utile di 18.000 m2.

L'Ospizio era sovvenzionato dai Savoia e da una cerchia di benefattori, ricordati dagli emblemi in stucco sulla facciata del palazzo, in corrispondenza delle arcate del porticato. Gli stemmi riportati sono delle seguenti famiglie: Roero marchesi di Cortanze, conti di Monticello Falletti marchesi di Barolo Sclopis conti di Salerano, di Borgostura Scaglia marchesi di Verrua Della Rovere signori di Vinovo Solaro marchesi della Chiusa, del Borgo San Dalmazzo Bruco Olivero conti di Lemie, di Sordevolo e Ceresole Valperga conti di Valperga, di Masino, di Rivara Turinetti marchesi di Priero, conti di Pertengo Boggetti conti di Mongrando e Mongreno Opera Pia di San Paolo di Torino Dal Pozzo principi della Cisterna Stemma della Città di Torino Casa Savoia (1716) fra le statue allegoriche della Fede e della Carità Città di Torino Del Carretto marchesi di Camerano Lascaris marchesi di Ventimiglia Carron marchesi di San Tommaso e di Aigueblanche nello stesso stemma, sopra: San Martino marchesi di Parella; sotto: Provana conti di Collegno Canera conti di Salasco Vallesa conti di Vallesa Perucha o Perucca conti di Lisio, Bianzè e della Rocchetta Vibò conti di Prali Guerra marchesi di Perla Golzio Soardi conti di Sant’Antonino Quaglia

Il cortile del palazzo ha un porticato con colonne complesse, decorazioni in stucco e una statua di Minerva.

Note

Bibliografia Giovanni Gaspare Craveri, Guida de' forestieri per la real città di Torino, Gian Domenico Rameletti Editore, Torino 1753 Emanuele Davide Ruffino, Ricerche e studi sul "Regio Spedale di Carità" nel XIX secolo, tesi di laurea in Storia Economica, Università di Torino, facoltà di Economia e Commercio, anno accademico 1985-1986 Michela di Macco, Daniel Seiter. La Vergine assunta con la Fede e la Carità, in S. Pettenati e G. Romano (a cura di), Il Tesoro della Città. Opere d'arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, catalogo della mostra, Torino 1996, p. 145 Maria Grazia Imarisio, Diego Surace, Marica Marcellino, Una città al cinema: cent'anni di sale cinematografiche a Torino, 1895-1995, Agis - Neos, Torino 1996 , p. 155

Collegamenti esterni

La finestra su Torino - il palazzo degli stemmi di Guida Turistica Torino Farmacia degli Stemmi, Torino di TGR Piemonte 9/5/1991

Categoria:Storia di Torino Categoria:Palazzi di Torino Palazzo degli Stemmi