San Paolo è un dipinto a olio su tela di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, databile al 1644 circa e conservato nel Museo del Louvre di Parigi. Storia Il dipinto è ricordato da Carlo Cesare Malvasia nella Felsina pittrice sotto l'anno 1644: «Un S. Paolo al sig. Comendatore Luigi Manzini Bolognese»...

Il pagamento dell'opera è registrato nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore di Guercino, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Alla data del 12 marzo 1644 è annotato: «Dal Sig.r Commendatore Manzini si è ricevuto Scudi 40 per il San Paolo, dico Scudi 40»..

Sia Malvasia sia il Libro dei conti attribuiscono al committente il titolo di commendatore; Malvasia, tuttavia, lo identifica con Luigi Manzini. Lo stesso errore ricorre anche a proposito del Lot e le figlie, oggi conservato a Dresda, nella Gemäldegalerie Alte Meister. A proposito dell'opera, eseguita alla fine del 1650, Malvasia scrive infatti che Guercino dipinse «Un Lot con le figlie al sig. Girolamo Pavese, mà questo cangiò padrone poiché l'ebbe il commendator Luigi Manzini, e lo donò all'A.S. di Modana adì 26 Febbraro 1651 con l'occasione che era venuto à Bologna à sentire il Dramma d'Ennone abbandonata & per ricompensa diede al detto Manzini un marchesato nel suo Stato»...

La critica odierna tende invece a identificare il committente del San Paolo non con Luigi Manzini (1604-1657), storico e letterato, ma con il fratello maggiore Giovanni Battista Manzini (1599-1664). Giovanni Battista era infatti stato insignito nel 1638 della croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e del titolo di commendatore, conferitigli dalla corte sabauda; nel 1651 ottenne inoltre dal duca di Modena il titolo di marchese di Busana, come ringraziamento per il dono del Lot e le figlie. Manzini sembra essere stato un intenditore d'arte e un intimo amico di Guercino: nel 1633 pubblicò un opuscolo in lode del Ratto di Elena di Guido Reni e, in un ritratto commemorativo eseguito verso il 1670 da Benedetto Gennari, nipote del pittore, appare idealmente accostato allo stesso Guercino..

Un ulteriore indizio a favore di questa identificazione emerge da una lettera del 13 febbraio 1651, nella quale Francesco Corte, agente del duca di Modena a Bologna, segnalava al suo signore alcuni dipinti conservati nella raccolta di un commendatore non meglio identificato: «un San Paolo del Guercino [...] e due quadri, uno di animali, l'altro di vasi e frutti, del fratello del Guercino, ma molto belli». Il commendatore può essere riconosciuto in Giovanni Battista Manzini, poiché questi aveva acquistato da Paolo Antonio Barbieri, fratello del pittore, due dipinti: uno raffigurante animali, il 10 ottobre 1643, e uno con argenti, il 31 ottobre seguente. È quindi verosimile che il duca abbia seguito il consiglio di Corte e acquistato almeno il San Paolo, identificabile con il dipinto poi descritto alla fine del XVIII secolo nella galleria del palazzo ducale.

Il dipinto fu prelevato dalla galleria ducale di Modena dai commissari della Repubblica francese nel 1796 e portato in Francia, entrando l'anno successivo nelle collezioni del Louvre. Esposto nei primi anni dell'Impero, fu poi inviato a Strasburgo e riportato al Louvre in occasione delle restituzioni del 1815. Probabilmente in questa fase l'opera fu trasposta e ingrandita, per adattarla a un arredo analogo a quello del palazzo ducale di Modena. Nel 1770 era infatti descritta insieme al suo pendant, un San Pietro che legge, anch'esso trasferito in Francia e inviato nel 1876 al museo di Saint-Quentin, dove in seguito andò perduto, probabilmente durante la prima guerra mondiale.

Giovanni Battista Manzini fu vicino all'ambiente del pittore: sembra essere stato un intenditore d'arte e un intimo amico di Guercino, dal quale acquistò anche altre opere negli anni successivi. Un ritratto commemorativo eseguito verso il 1670 da Benedetto Gennari, nipote del pittore, mostra Guercino accanto all'effigie dipinta di Manzini.

Descrizione e stile A lungo rimasto in secondo piano nella fortuna critica del pittore, il dipinto è stato rivalutato dopo il restauro, che ne ha restituito una migliore leggibilità e ha confermato i caratteri di un'opera autografa di Guercino, pur entro i limiti derivanti dall'antica trasposizione della tela e dal conseguente ispessimento della superficie pittorica..

San Paolo è raffigurato a mezzo busto, di profilo, emergente da un fondo scuro che richiama l'attenzione sulla testa e sulla mano sinistra. L'apostolo indossa un ampio mantello rosso, sotto il quale si intravede una veste verde bordata di bianco. La figura è identificata dalla tradizionale calvizie e soprattutto dalla spada, attributo del suo martirio, che stringe verticalmente nella mano sinistra. La composizione, essenziale e ravvicinata, rinuncia a elementi narrativi accessori e concentra l'immagine sulla presenza solenne del santo.

«Guido Reni aveva già reso popolare questo tipo di raffigurazione di apostoli a mezza figura, e il Guercino ci dà qui un esempio caratteristico e ben riuscito del suo modo personale di interpretare questo tema. La spada dipinta con meticolosità è evidentemente di mano diversa e può essere certamente attribuita al fratello Paolo Antonio Barbieri».. Restauri L'opera fu trasposta su nuova tela nel 1829, durante i lavori di Hacquin e Mortemart, ed era già stata in precedenza ampliata lungo i margini, di circa 4 cm in alto e in basso e di circa 2 cm sui lati. In occasione del restauro recente furono rimosse vecchie ridipinture alterate e stuccature debordanti sulla superficie originale; la vernice ingiallita fu alleggerita, restituendo maggiore leggibilità al dipinto. Le lacune e gli ampliamenti dei bordi furono infine reintegrati da Thérèse Prunet tra il 1989 e il 1990. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nel Louvre Categoria:Dipinti su san Paolo