La Palazzina Bruti Liberati era un edificio residenziale di Roma, situato nel quartiere Della Vittoria, tra via Angelo Brofferio e via Carlo Poma. Progettata dall'architetto Enrico Del Debbio tra il 1925 e il 1933, è stata demolita nel 1970.

Storia La costruzione nacque per iniziativa della marchesa Maria Antonietta Bruti Liberati, appartenente a una famiglia patrizia di Ripatransone poi radicatasi a Roma dal XVIII secolo. Negli anni venti la nobildonna diede l'incarico a Del Debbio per edificare un lotto di terreno nell'area di Piazza d'Armi. Successivamente il progetto fu ceduto alla cooperativa edilizia "Nuova Prati", società di cui la marchesa era presidente.Cfr. Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, foglio inserzioni.

I lavori iniziarono nel 1925 ma subirono forti ritardi a causa di un contenzioso legale tra l'architetto e la cooperativa riguardo ai costi dei materiali e ai compensi professionali. Il palazzo venne ultimato solo nel 1934.Paolo Nicoloso, Enrico Del Debbio, Milano, Electa, 2002. Nel 1970 l'edificio venne abbattuto per fare spazio a un condominio situato al civico 2 di via Carlo Poma, divenuto poi noto alla cronaca per essere il luogo ove fu uccisa Simonetta Cesaroni.

Architettura L'edificio mostrava l'evoluzione stilistica di Enrico Del Debbio in quegli anni. Nei primi disegni del 1923 prevalevano infatti i tratti del barocchetto romano, ricchi di decorazioni in stucco, portali monumentali e balconi sinuosi.Collezione MAXXI Architettura, Fondo Archivio Enrico Del Debbio, Scheda 39.

In fase di costruzione, però, il progetto venne modificato per aderire al razionalismo italiano che si andava affermando in quegli anni: l'apparato decorativo fu azzerato in favore di pareti completamente lisce, pensate per valorizzare la caratteristica forma a cuneo che la palazzina assumeva sull'incrocio stradale. L'edificio, privo di cortili interni, sfruttava così l'intera superficie del lotto.

I progetti iniziali, le foto, i grafici e i documenti della palazzina che permettono il confronto tra il progetto originario e la successiva realizzazione sono conservati al MAXXI di Roma, all'interno del fondo dedicato all'archivio di Del Debbio.

Note

Bibliografia Valerio Marconi, Enrico Del Debbio: i progetti romani degli anni Venti, Roma, AAM, 1987. Paolo Nicoloso, Enrico Del Debbio, Milano, Electa, 2002.

Bruti Liberati