Il massacro di Chasselay è stato un eccidio di prigionieri di guerra africani appartenenti alle truppe coloniali francesi, commesso dai soldati tedeschi della Wehrmacht e delle Waffen-SS il 20 giugno 1940 a Chasselay, nei pressi di Lione, durante la seconda guerra mondiale.

Antefatti La Germania nazista lanciò l'invasione della Francia il 10 maggio 1940, otto mesi dopo lo scoppio delle ostilità con l'invasione tedesca della Polonia. Nel giro di un mese, l'esercito francese, tra i più numerosi d'Europa, fu sopraffatto e costretto a ritirarsi. Nel territorio metropolitano francese erano state schierate anche le truppe coloniali, tra cui i Tirailleurs senegalesi. Già durante l'avanzata nel territorio della Somme caddero nelle mani tedesche diversi prigionieri di guerra francesi, tra cui pure i soldati di colore provenienti dalle colonie africane. I soldati tedeschi, molti dei quali ricordavano della campagna razzista andata avanti per decenni e nota come "orrore nero sul Reno", iniziarono a compiere massacri di prigionieri di guerra francesi non bianchi. L'alto comando delle forze armate tedesche, l'Oberkommando der Wehrmacht, non aveva emesso alcun ordine specifico di maltrattare le truppe coloniali catturate, ma non fece nulla per fermare questi massacri.

Il 14 giugno 1940 le truppe tedesche entrarono a Parigi, il maresciallo Philippe Pétain annunciò che avrebbe cercato un armistizio con la Germania e pochi giorni dopo il paese de facto si arrese ai nazisti.

Il massacro Il 19 giugno 1940 una forza composta dai soldati tedeschi della divisione Großdeutschland e della 3ª divisione corazzata SS attaccò Lione, una delle maggiori città francesi. La difesa di Lione fu accanita e vide la partecipazione del 25º Reggimento dei Tirailleurs senegalesi, che era stato schierato a nord-ovest per difendere la città. Mentre i tedeschi conquistavano gradualmente le posizioni francesi, diversi soldati catturati furono sommariamente giustiziati. Il 20 giugno, i tedeschi entrarono a Lione dopo aver eliminato tutte le sacche resistenziali francesi. Il 25° Reggimento senegalese, che aveva occupato il piccolo villaggio di Chasselay, nel dipartimento del Rodano, si arrese dopo aver esaurito le munizioni.

I tedeschi radunarono successivamente tutti i prigionieri di guerra francesi, dividendo i prigionieri di guerra coloniali e non coloniali in due gruppi. I prigionieri di guerra provenienti dalle colonie, costituiti da soldati neri e dai loro ufficiali bianchi, furono trasferiti con la forza dalle truppe tedesche lungo una strada isolata fino a un campo vicino. Dopo essere giunti sul campo, gli ufficiali francesi bianchi furono condotti da parte e costretti a sdraiarsi a faccia in giù. Ai soldati neri fu ordinato di radunarsi davanti a due carri armati tedeschi che li avevano scortati sul campo, prima di essere costretti a scappare. Non appena i soldati africani iniziarono a farlo, i carri armati aprirono il fuoco con le mitragliatrici uccidendoli quasi tutti. Poi i carri schiacciarono i corpi dei morti e dei feriti. Durante il massacro, un soldato tedesco sparò anche ad un ufficiale francese, ferendolo; per il resto, i prigionieri di guerra francesi bianchi rimasero perlopiù illesi. Circa 50 soldati neri furono uccisi dai tedeschi in questo massacro, per motivi esclusivamente razziali.

Conseguenze I prigionieri di guerra francesi che riuscirono a sopravvivere alla cattura furono inviati nei campi di concentramento tedeschi in Germania. I prigionieri non bianchi rimasero in Francia, poiché le autorità tedesche non volevano che contaminassero la "purezza razziale" della Germania.https://academic.oup.com/fh/article-abstract/24/3/420/565298?redirectedFrom=fulltext&login=false Dopo il massacro, gli ufficiali tedeschi avvertirono i civili francesi residenti della zona di non seppellire i soldati assassinati, con un avviso che affermava che "Il Comando dell'esercito tedesco non gradisce, e proibisce espressamente, la decorazione delle tombe dei soldati neri". Nonostante ciò, i civili locali li seppellirono in una fossa comune.

Con la firma dell'armistizio del 22 giugno 1940, le truppe tedesche controllarono il nord del paese e nel sud-est della Francia si installò il regime collaborazionista della Repubblica di Vichy guidata da Pétain, sostanzialmente semi-autonomo e neutrale al conflitto in corso. Quella stessa estate, un funzionario di Vichy, Jean-Baptiste Marchiani, si interessò al massacro e chiese la costruzione di un cimitero per i soldati deceduti, edificato nello stile dell'Africa occidentale con ocra rossa. Sebbene Marchiani inizialmente si trovasse di fronte a una "cortese indifferenza", i suoi suggerimenti, secondo i quali la costruzione del cimitero avrebbe dimostrato l'attaccamento del regime di Vichy all'impero coloniale francese, finirono per convincere i suoi superiori della scelta.

L'8 novembre 1942, il giorno dell'inizio dell'Operazione Anton, il cimitero fu completato e inaugurato dai funzionari di Vichy, alla presenza di un imam senegalese. Vi furono sepolti i corpi di 188 soldati neri trovati nella regione. I funzionari di Vichy presenti "evitarono accuratamente qualsiasi menzione dei massacri", affermando invece che erano stati uccisi durante le azioni belliche. Dopo la liberazione della Francia, le truppe francesi nere visitarono il cimitero il 24 settembre 1944 per rendere omaggio alle vittime; dalla fine della guerra nel 1945 si svolge una cerimonia annuale nel cimitero. La maggior parte dei soldati assassinati nel cimitero rimane tutt'oggi non identificata.

Note

Categoria:Stragi commesse in Francia Categoria:Stragi naziste durante la seconda guerra mondiale