La sua Cronaca di Ursperg (o Chronicon Urspergensis) è la più importante opera di storia universale della tarda epoca degli Hohenstaufen.
Biografia Ciò che sappiamo della vita di Burcardo deriva principalmente dalla sua cronaca. Nacque nella città libera imperiale di Biberach, nel Ducato di Svevia. Risiedette presso la corte papale nel 1198-99 e fu ordinato sacerdote a Costanza nel 1202. Entrò a far parte dell'abbazia premonstratense di Schussenried nel 1205 e ne divenne prevosto nel 1209. Nel periodo 1210-1211 si reca nuovamente presso la corte papale, prima di essere chiamato all'abbazia di Ursperg nel 1215 per ricoprire la carica di prevosto. Lì scrisse la sua opera nel biennio 1229/30. Morì l'11 gennaio del 1230 o del 1231. A Burcardo succedette come prevosto Corrado di Lichtenau, il quale fu ritenuto a lungo autore dell'opera, o che perlomeno avesse partecipato alla sua stesura
La Cronaca di Ursperg, composta in prosa in latino, inizia con il regno del leggendario re assiro Nino, fondatore di Ninive, e si conclude nell'anno 1229. Per la prima parte, Burcardo utilizza come fonti principali Ekkehard di Aura e Frutolf di Michelsberg. Durante i suoi due soggiorni a Roma, ebbe l'occasione di attingere informazioni dalle regesta papali. Nonostante fosse un sostenitore degli Hohenstaufen, si servì dell'Historia Welforum della loro famiglia rivale, i Welfs. La parte dell'opera basata su eventi di cui fu testimone o di cui aveva sentito parlare da testimoni, e non da fonti pregresse, inizia con gli ultimi anni del regno di Enrico VI.
L'autografo della cronaca di Burcardo andò perduto in un incendio nel XVI secolo. Per le sue critiche alla politica papale divenne una figura molto apprezzata dai primi protestanti. Ciò portò all'inserimento della Cronaca nell'Indice dei libri proibiti nel 1575, decisione poi revocata dal cardinale Bellarmino nel 1593. Gaspar Hedio aggiunse una continuazione protestante per far risalire la data della Cronaca al 1537. La prima edizione fu pubblicata da Miller e Foeniseca ad Augusta nel 1515, a partire da una copia in possesso di Konrad Peutinger. Un'altra edizione, curata da Melantone e Milio, apparve a Basilea nel 1569, attribuendo erroneamente la paternità esclusiva della cronaca al successore di Burcardo, Corrado.
Note