Fu anche un bibliofilo e raccolse una biblioteca specializzata nella storia del Risorgimento, del repubblicanesimo e dell’antifascismo. Biografia
Giovinezza e formazione politica Masini nacque a Padova il 27 novembre 1893, in una famiglia di origine toscana attiva nel commercio. Si avvicinò in giovane età al Partito Repubblicano Italiano, riconoscendosi nella tradizione politica risorgimentale rappresentata da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Cattaneo e Giuseppe Garibaldi. In particolare, il pensiero mazziniano costituì uno dei principali riferimenti della sua formazione politica, fondata sull’ideale di una repubblica democratica, sull’educazione civile e sulla concezione etica dell’impegno pubblico.
Nel 1910 fu arrestato per aver affisso manifesti inneggianti all’irredentista Guglielmo Oberdan. L’episodio si collocava nel clima politico dell’Italia dei primi anni del Novecento, caratterizzato dalla diffusione dei movimenti irredentisti e dall’aspirazione al completamento dell’unità nazionale attraverso l’annessione dei territori ancora appartenenti all’Impero austro-ungarico. Nel 1914 aderì alla massoneria, entrando nella loggia Darwin di Padova, ambiente nel quale ritrovò principi di solidarietà, fratellanza e progresso civile affini alla propria formazione repubblicana.
Prima guerra mondiale e opposizione al fascismo Allo scoppio della prima guerra mondiale Masini si arruolò volontario nell’esercito italiano e combatté con il grado di sottotenente sul fronte del Cadore. La partecipazione al conflitto fu coerente con le sue posizioni interventiste e irredentiste, condivise da una parte del movimento repubblicano e democratico italiano.
Nel dopoguerra aderì alla sezione padovana di Italia Libera, associazione antifascista costituita da ex combattenti e oppositori del nascente regime. A Padova collaborò con personalità come Egidio Meneghetti e partecipò alla diffusione clandestina del foglio antifascista Non mollare. Il 10 giugno 1925, nel primo anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, copie del giornale furono distribuite nelle abitazioni cittadine come forma di protesta contro il consolidamento della dittatura.
Nel 1926 il nome di Masini comparve in un bando dello squadrismo fascista affisso al Caffè Pedrocchi di Padova, nel quale veniva indicata nei suoi confronti una condanna al confino e a quattro anni di domicilio coatto. Per sottrarsi alla persecuzione lasciò clandestinamente l’Italia, aiutato dall’antifascista Gigino Battisti e dalla guida alpina Tita Piaz, e raggiunse la Svizzera.
Esilio e attività antifascista in Svizzera Stabilitosi a Lugano, Masini avviò un’attività commerciale che divenne anche un luogo di incontro e di assistenza per gli esuli italiani. Il retrobottega del suo esercizio fu frequentato da oppositori del fascismo appartenenti a differenti orientamenti politici.
Masini contribuì materialmente all’accoglienza dei rifugiati, procurando loro alloggi, indumenti e opportunità di lavoro. Questa attività assistenziale, che gli valse il soprannome di «Buon Samaritano», si inseriva nella rete di solidarietà costruita dagli esuli italiani in Svizzera durante gli anni del regime. Tra le personalità con le quali entrò in contatto figuravano Carlo Sforza, Carlo e Nello Rosselli, Filippo Turati, Pietro Nenni, Egidio Reale, Ignazio Silone, Concetto Marchesi e Guglielmo Ferrero.
Collaborò inoltre alle attività antifasciste condotte tra l’Italia settentrionale e la Svizzera. Partecipò al sostegno organizzativo del volo su Milano compiuto nel 1930 da Giovanni Bassanesi, durante il quale furono lanciati manifestini contro il regime, e contribuì successivamente all’assistenza destinata alla Repubblica partigiana dell’Ossola, facendo da collegamento tra il territorio italiano e quello elvetico.
Durante l’esilio conobbe Hildegard Schulze Wellinghausen, cittadina tedesca che in seguito sposò e dalla quale ebbe due figlie.
Le Nuove Edizioni di Capolago Nel 1936 Masini partecipò, insieme ad altri esuli antifascisti, alla fondazione delle Nuove Edizioni di Capolago. L’iniziativa si richiamava idealmente alla Tipografia e Libreria Elvetica di Capolago, che nel XIX secolo aveva pubblicato e diffuso opere politiche legate al Risorgimento italiano.
Alla casa editrice collaborarono, tra gli altri, Egidio Reale, Gina Lombroso, Guglielmo Ferrero, Leo Ferrero e Ignazio Silone. Il progetto editoriale aveva lo scopo di offrire uno spazio di espressione agli intellettuali italiani costretti all’esilio e di contrastare la censura e il controllo culturale esercitati dal fascismo. Le autorità di polizia svizzere considerarono l’iniziativa un’attività di carattere sovversivo.
Le Nuove Edizioni di Capolago pubblicarono per la prima volta in lingua italiana Pane e vino di Ignazio Silone e successivamente Il seme sotto la neve. Il rapporto tra Silone e Masini non fu soltanto editoriale, ma si inserì nella più ampia rete di relazioni politiche e intellettuali costruita dagli esuli italiani nella Confederazione elvetica.
Attività consolare Nel 1952 il governo italiano nominò Odoardo Plinio Masini viceconsole d'Italia in Svizzera. Svolse inizialmente il proprio incarico a Briga e successivamente a Sion, nel Canton Vallese. La sua attività fu rivolta in particolare all’assistenza degli emigrati e dei lavoratori italiani, la cui presenza in Svizzera era notevolmente aumentata nel corso del secondo dopoguerra.
Masini operò dunque in una fase nella quale l’emigrazione italiana verso la Confederazione elvetica costituiva un fenomeno di grandi dimensioni, segnato da difficoltà lavorative, abitative e sociali. Il suo impegno in favore degli emigrati gli valse gli appellativi di «papà Masini» e di «Console dell’Italia libera presso gli uomini liberi».
Il 30 agosto 1965, in occasione della catastrofe di Mattmark, durante la quale una frana travolse il cantiere di una diga causando la morte di numerosi operai, molti dei quali italiani, Masini partecipò alle prime attività di assistenza e soccorso rivolte ai lavoratori e alle loro famiglie. Per la sua opera ricevette riconoscimenti come il Premio Cuor d’oro e la Targa della Bontà.
Ritorno in Italia e morte Nonostante la lunga permanenza in Svizzera, Masini conservò rapporti costanti con Padova e con gli ambienti culturali e politici della città. Durante i suoi soggiorni italiani frequentava la libreria Draghi di Pietro Randi, luogo di incontro per intellettuali e antifascisti padovani.
Conclusa la carriera consolare, si stabilì a Battaglia Terme, nella villa che gli era stata lasciata dal fratello Giuseppe Mario. Morì all'ospedale di Padova il 24 settembre 1972.
Note
Bibliografia
Studi su Odoardo Plinio Masini
Studi storici e opere di contesto
Articoli e contributi in periodici
Voci correlate Mazzinianesimo Antifascismo Emigrazione italiana Partito Repubblicano Italiano Repubblica Partigiana dell'Ossola Svizzera Console generale Padova Battaglia Terme
Collegamenti esterni
Categoria:Diplomatici italiani