La Kourotrophos Maffei è una statua etrusca in marmo raffigurante una donna stante con un bambino in fasce sul braccio sinistro, conservata nel Museo etrusco Guarnacci di Volterra. Databile al III secolo a.C., è una delle rarissime sculture etrusche in marmo anteriori all'età augustea, già compresa nel primo censimento dei marmi etruschi di Arvid Andrén, e reca un'iscrizione etrusca.
Storia La statua è documentata a Volterra fin dal XVII secolo, quando si trovava in casa Maffei: fu riprodotta nella tavola 42 del primo volume del De Etruria Regali di Thomas Dempster, scritto tra il 1615 e il 1620 e pubblicato nel 1723-1724 a cura di Filippo Buonarroti, che la interpretava come Eirene con Pluto oppure come la dea Nortia assimilata alla Fortuna. Resta invece non verificabile la notizia di un rinvenimento nel 1494 in località Vallebuona, l'area del futuro teatro romano, fuori delle mura medievali. Con le raccolte Maffei la scultura passò poi al Museo Guarnacci.
Descrizione La figura, che integra doveva essere alta circa 1,65 metri, è priva della testa e della parte superiore del busto, che era lavorata a parte e inserita, ed è troncata a metà del polpaccio; alcune integrazioni moderne in tufo, già visibili nella tavola di Dempster, sono state rimosse e si conservano nei depositi del museo. Il panneggio ripete un tipo statuario ellenistico ben noto, il cosiddetto tipo Trentham Hall-Uffizi, sorto alla fine del IV secolo a.C. e variato nel III, qui adattato dall'aggiunta del bambino in fasce e dalla mano sinistra che, uscita dal mantello, lo sorregge: una mano pesante e semplificata, che per Ranuccio Bianchi Bandinelli tradisce l'esecuzione di uno scultore locale, fedele al modello ellenistico solo nella veduta frontale. Il marmo, a struttura lamellare e di tinta leggermente gialla, non è apuano: Bianchi Bandinelli lo riferiva ai giacimenti della catena metallifera toscana, tra Gerfalco e Campiglia Marittima, i cui blocchi di dimensioni limitate spiegherebbero la lavorazione della statua per parti giustapposte; una coltivazione etrusca delle cave del Campigliese non risulta però a oggi attestata.
L'iscrizione Sul braccio e sulla spalla destra corre un'iscrizione etrusca (CIE 76, TLE 397) che si apre con la formula di dono mi cana, la stessa della statua marmorea da San Martino alla Palma: Arvid Andrén vi leggeva la dedica votiva di una Larthia Velchina, mentre Mario Torelli, riesaminando la pietra, ha mostrato che il testo era unico, interrotto dalla perdita della porzione di spalla scolpita insieme alla testa, e vi ha riconosciuto due persone, il personaggio al genitivo larthias zanl e la dedicante vechinei; su base paleografica ne ha proposto la datazione entro la prima metà del III secolo a.C.
La testa R II 6 e l'interpretazione In occasione della nuova collocazione della statua nel 1966, voluta dal direttore Enrico Fiumi, Umberto Borgna notò che una testa femminile velata dei depositi del museo (inventario R II 6), di gusto pienamente ellenistico, era scolpita nello stesso raro marmo della statua, con misure compatibili, e ne propose la ricongiunzione in fotomontaggio. Bianchi Bandinelli giudicò la pertinenza possibile ma non dimostrabile, osservando che, se accettata, la ricostruzione darebbe a Volterra, con le sue parole, "la più ellenistica delle statue in pietra trovate in Etruria"; quanto alla funzione, interpretò la scultura come l'ex voto di un'offerente a una divinità salutare, probabilmente non isolato nel luogo di culto di provenienza. La datazione complessiva proposta è il III secolo a.C., comunque entro la fine del II. Gli studi successivi hanno rivisto l'interpretazione della funzione: le statue femminili in marmo dell'Etruria settentrionale della fase compresa tra la metà del IV e la fine del III secolo a.C. sono oggi lette come segnacoli funerari, e il termine cana delle iscrizioni della statua Maffei e di quella di San Martino alla Palma è inteso come l'equivalente etrusco di ciò che i Latini chiamavano monumentum e i Greci sema.
Note
Bibliografia
Voci correlate Kourotrophos Museo etrusco Guarnacci
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