La Masseria Torre Sanseverino è un complesso rurale fortificato di Giugliano in Campania, nella città metropolitana di Napoli, situato nella zona di Licola lungo via San Nullo. Il nome attuale deriva dal dalla chiesa dei Santi Severino e Sossio, che lo possedette fra il XIII e il XVII secolo, mentre nei documenti medievali l'abitato è indicato come Casagenzano. Si tratta di uno dei pochissimi insediamenti del territorio giuglianese che abbiano conservato l'impianto originario e una stratificazione ancora leggibile.
Storia Età antica Il sito sorgeva all'inizio della via consolare Campana, sul ramo che da Cuma procedeva verso Quarto e Qualiano, in prosecuzione della fascia costiera occupata dalle ville marittime. In età romana svolse con ogni probabilità la funzione di castrum, utile alla sosta e al rifornimento delle truppe dirette al porto di Puteoli, alla scuola militare di Miliscola e alla base navale di Miseno. Ne restano tratti di muratura, ambienti scavati nel tufo e una cisterna, riferibili forse a una villa rustica o a una mansio. Nell'area furono rinvenuti anche monumenti funerari, fra i quali un'iscrizione posta da Lucio Cornelio Graio alla moglie Cornelia Veneria.
La località ricadeva in pieno territorio cumano, a poco meno di tre miglia dall'acropoli. Proprio su questa distanza si fonda l'ipotesi, sostenuta da alcuni studiosi, che vi sorgesse il santuario italico di Hamae, ricordato da Tito Livio nel racconto della seconda guerra punica. Secondo lo storico latino i capuani, non riuscendo a staccare i cumani dall'alleanza con Roma, li invitarono a una celebrazione religiosa nel santuario con l'intenzione di sorprenderli, ma gli invitati avvertirono le legioni accampate presso il Volturno, che attaccarono per prime e sbaragliarono gli avversari.
Dai Longobardi ai Normanni Con la conquista longobarda il territorio passò al duca di Benevento Gisulfo II, che nel 750 lo donò ai benedettini di Montecassino. Intorno all'anno Mille le tensioni fra longobardi e napoletani sfociarono nell'occupazione di terre ducali, alla quale il duca Sergio di Napoli rispose arruolando mercenari normanni e affidando loro la fascia di confine, destinata a diventare la contea di Aversa. Fu il preludio alla conquista normanna del Mezzogiorno.
Fra il XII e il XIII secolo, in età normanna e sveva, il villaggio e le terre furono sottratti ai cassinesi e assegnati al monastero dei Santi Severino e Sossio di Napoli, dal quale il complesso prese il nome attuale. Nello stesso periodo la torre entrò a far parte del sistema di avvistamento contro le incursioni dei pirati e dei saraceni, con segnalazioni ottiche a mezzo di fumo.
La grangia benedettina Il cenobio napoletano, arricchito nei secoli da continue donazioni, organizzò la proprietà di Licola come grangia, cioè come azienda agricola monastica. Alla coltivazione erano addetti alcuni conversi sotto la sorveglianza di un religioso, e attorno al nucleo originario sorsero progressivamente altri fabbricati, fino a formare un piccolo abitato. L'attività prevalente era la produzione del vino, ricavato da vigneti impiantati sui suoli vulcanici flegrei e lavorato negli ambienti interni.
Durante il viceregno, nel quadro del programma difensivo promosso da Pedro de Toledo, la torre fu ricostruita secondo canoni rinascimentali ed entrò nel secondo anello di difesa, arretrato rispetto alle torri costiere come quella di Patria.
Dall'Ottocento a oggi La conduzione monastica proseguì fino alla Repubblica Napoletana del 1799. Schieratisi con i repubblicani, i benedettini furono espulsi al ritorno di Ferdinando di Borbone e privati di molti beni, fra cui la masseria. Nell'Ottocento questa fu venduta all'ufficiale austriaco Giuseppe de Thurn, brigadiere della marina borbonica, per passare poi a Pasquale Dentice di Mugnano di Napoli, quindi al duca di San Teodoro, ambasciatore del Regno delle Due Sicilie presso la corte di Spagna, e infine al banchiere giuglianese Filippo Micillo, che ne fece un'azienda agricola.
Nel 1943 lo scoppio di materiale bellico custodito nell'edificio provocò la perdita dei due piani superiori della torre. Il complesso, tuttora di proprietà della famiglia Micillo, è sottoposto a vincolo ed è oggi riconosciuto come dimora storica e destinato ad attività ricettive e a eventi.
Descrizione Vi si accede da un portone ligneo aperto a oriente, verso il tracciato dell'antica consolare, attraverso un ambiente coperto da volta a botte che immette nella corte interna. Su di essa si affaccia il corpo di fabbrica principale, articolato su tre livelli. Il piano terra era in origine a pianta libera, con archi a vista, e serviva al ricovero degli attrezzi, allo stivaggio delle derrate e talvolta degli animali. Al primo piano, raggiungibile da una scala esterna, si trovavano le celle dei monaci, affiancate da una terrazza con pergolato e da un refettorio lungo oltre cinquanta metri, in seguito adoperato per ricevimenti. Il secondo piano è un'aggiunta successiva, riconoscibile dai paramenti murari esterni.
Presso l'ingresso si apre la cappella, sormontata da un campanile a vela e tuttora officiata. In antico vi celebrava il parroco della chiesa San Giovanni Evangelista in Campo, nella cui circoscrizione ricadeva la masseria, che vi teneva messa ogni anno a Pasqua.
La torre La torre occupa il lato settentrionale della corte e misura in pianta circa quattordici metri per sedici, per un'altezza prossima ai trenta. Conserva alcuni caratteri medievali, fra i quali il camminamento impostato alla quota del primo solaio. Venute meno le necessità difensive, sul finire del Settecento il prospetto fu riorganizzato in più registri sovrapposti. Quello inferiore, a scarpa, presenta due portali ad arco e piccole finestre alte protette da grate, oltre a una cornice con una lapide dedicata a Ferdinando I delle Due Sicilie. I registri superiori mostrano finestre archivoltate e sono conclusi da una merlatura di gusto rinascimentale, su cui poggiava una copertura a quattro falde con lanterna centrale.
Note
Bibliografia
Voci correlate Masserie di Giugliano in Campania Chiesa dei Santi Severino e Sossio
Categoria:Architetture di Giugliano in Campania Categoria:Masserie della Campania Categoria:Torri della città metropolitana di Napoli