L'assedio di Deir ez-Zor fu un'operazione su larga scala condotta dallo Stato Islamico (IS) contro diversi quartieri della città di Deir ez-Zor controllati dalle forze militari del governo siriano, nel tentativo di conquistare la città e assumere il pieno controllo del governatorato omonimo. L'assedio della città da parte dell'ISIS durò quasi tre anni e due mesi, al termine dei quali l'esercito siriano lanciò un'offensiva coronata da successo, riconquistando completamente la città nove settimane più tardi.

Nell'aprile 2014, lo Stato Islamico lanciò un'offensiva su larga scala contro le forze ribelli siriane nel governatorato di Deir ez-Zor. Ciò portò alla sconfitta totale dei gruppi ribelli nella regione e, entro il luglio dello stesso anno, le milizie dell'ISIS ne assunsero il controllo quasi totale. Le forze governative siriane rimasero assediate nella porzione di territorio che continuavano a controllare. Il 10 settembre 2017, l'assedio fu completamente spezzato dalle forze governative siriane. Dopo altri due mesi di combattimenti, entro il 17 novembre 2017 l'Esercito arabo siriano ha conquistato le aree della città di Deir ez-Zor e dei suoi dintorni che erano in mano all'ISIS.

Sfondo

A partire dalla fine del 2013, le forze ribelli circondarono Deir ez-Zor, conquistando metà della città e quasi l'intera provincia. L'ISIS fu sempre più coinvolto nei combattimenti. I successivi scontri interni tra le fazioni ribelli, avvenuti all'interno e nei pressi della città, portarono al ritiro dello Stato Islamico dalla città nel febbraio 2014.

Nell'aprile 2014, in seguito alla sconfitta subita per mano dei ribelli, i miliziani dell'ISIS fece ritorno e lanciò un'offensiva su larga scala contro i gruppi ribelli siriani nella provincia di Deir ez-Zor, espellendoli dall'area; ciò permise allo Stato Islamico di assumere il controllo della maggior parte del governatorato di Deir ez-Zor e di porre sotto assedio le rimanenti forze governative siriane nel luglio 2014.

Assedio

2014: Offensive e controffensive

Tra l'inizio e la metà di settembre del 2014, l'ISIS tentò più volte, senza successo, di penetrare nella base aerea militare di Deir ez-Zor. Durante i combattimenti del 15 settembre 2014, il ponte Siasiyya, che collega le aree rurali alla città, fu distrutto; non fu chiaro chi ne avesse causato la distruzione.

Alla fine di ottobre del 2014, l'esercito lanciò un'offensiva sull'isola di Sakr e nel giro di pochi giorni compì notevoli avanzate, conquistando il 90% dell'isola e lasciando alle forze dell'ISIL il controllo della sola parte settentrionale. Un mese dopo, l'esercito riprese l'offensiva sull'isola.

All'inizio di dicembre 2014, l'ISIL lanciò un'offensiva in direzione della base aerea militare di Deir ez-Zor. Nel corso di tre giorni di combattimenti, fu segnalata l'uccisione di un numero di miliziani compreso tra 68 e 200 e di un numero di soldati compreso tra 43 e 51. Nonostante l'ISIL fosse riuscito a penetrare nella base aerea, nonché a conquistare il monte che sovrasta la città e due villaggi vicini, l'esercito respinse infine le forze dello Stato Islamico sventando così l'offensiva.

2015: L'assedio continua Il 5 gennaio 2015, l'ISIS bloccò tutte le strade tranciando tutti i cavi in ​​fibra ottica, nonché gli altri cavi e condutture elettriche, diretti verso i quartieri di Deir ez-Zor controllati dal governo.

Nel maggio 2015, in città infuriavano violenti combattimenti caratterizzati da un continuo scambio di colpi, con l'esercito siriano e i miliziani del Daesh che lanciavano una serie di attacchi e contrattacchi reciproci. All'inizio di quel mese, le forze dell'ISIS conquistarono l'isola di Sakr. Due settimane più tardi, l'esercito siriano dichiarò di essere riuscito a riconquistarne la maggior parte. Tuttavia, venne confermato che l'isola era ancora sotto il controllo dei miliziani. A quel punto, in seguito alla conquista della città di Palmira da parte dell'ISIS, iniziarono a circolare voci secondo cui le forze governative siriane si stessero preparando ad abbandonare e cedere la città di Deir ez-Zor ai miliziani del Daesh.

Nel settembre 2015, l'ISIL iniziò a bombardare regolarmente la base aerea, interrompendo il ponte aereo che riforniva la città di cibo e altri beni.

All'inizio di novembre, un nuovo attacco dello Stato Islamico alla base aerea venne respinto dall'esercito del presidente Assad.

2016: l'avanzata dello Stato Islamico

Il 16 gennaio 2016, i miliziani dello Stato Islamico lanciarono un'offensiva contro la città di Deir ez-Zor. Nel corso della giornata vennero condotti diversi assalti, che videro coinvolti sei attentatori suicidi nel tentativo di penetrare nelle postazioni militari. Dopo alcuni giorni di aspri combattimenti, l'ISIS conquistò i quartieri cittadini di Baghiliya e Ayyash; in seguito, i combattenti filo-governativi e le loro famiglie vennero presi di mira nelle aree occupate. Il governo siriano e i media di Stato riferino che rimasero uccise tra le 250 e le 300 persone, alcune delle quali decapitate; l'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), con sede nel Regno Unito, fornì cifre diverse, segnalando 135 vittime, di cui 85 civili e 50 soldati. L'ISIL inoltre conquistò un deposito di armi dell'esercito e si impadronì di diversi carri armati. L'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR) aggiunse che i miliziani dello Stato Islamico si erano resi protagonisti del rapimento di circa 400 civili appartenenti alle famiglie di combattenti filo-governativi. Successivamente, le forze dell'ISIS conquistarono aree a sud e a ovest di Baghiliya. Nel complesso, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (SOHR), circa 440 persone rimasero uccise nell'offensiva dell'ISIL durata cinque giorni, tra cui: 200 soldati, 110 combattenti dell'ISIL e 127 civili. Trenta dei miliziani dell'ISIL erano attentatori suicidi, mentre 85 civili e 48 soldati vennero giustiziati dall'ISIL. Quarantadue civili persero la vita a causa di attacchi aerei e bombardamenti governativi.

A metà marzo 2016, l'esercito lanciò un attacco verso i giacimenti petroliferi di Thayyem, a sud di Deir ez-Zor. Il primo giorno dell'offensiva, le forze governative dichiararono di aver conquistato il monte Tharda. Dopo quattro giorni di combattimenti, il governo annunciò di essere riuscito a conquistare i giacimenti petroliferi.

Tra l'aprile e il maggio del 2016 si verificarono combattimenti caratterizzati da un continuo alternarsi di avanzate e ripiegamenti, mentre l'ISIL tentava di avanzare contro le truppe governative nei quartieri Industrial e al-Sina'ah della città di Deir ez-Zor. L'esercito dichiarò di essere infine riuscito a mantenere le proprie posizioni.

Nel giugno 2016, Hezbollah inviò rinforzi scelti per contribuire alla difesa del capoluogo provinciale di Deir ez-Zor. Più tardi nello stesso mese, i giacimenti petroliferi di Thayyem tornarono sotto il controllo dell'ISIL e i miliziani si attestarono nei pressi del monte Tharda, in mano alle forze governative. Verso la fine del mese, un attacco delle forze del Daesh contro il monte, protrattosi per due giorni, fu respinto secondo quanto riferito da fonti filo-governative. Nel luglio 2016, fonti filo-governative riferirono che pesanti attacchi aerei russi contro l'ISIL riuscirono ad allentare la pressione sulle truppe dell'esercito siriano di stanza sul monte.

Il 17 settembre 2016, una serie di 37 attacchi aerei condotti dalla Coalizione a guida statunitense nei pressi dell'aeroporto di Deir ez-Zor – protrattisi dalle 15:55 alle 16:56 (ora di Damasco) – causò la morte di 90 soldati dell'esercito siriano e il ferimento di altri 110. L'attacco scatenò "una bufera diplomatica", portando la Russia a convocare una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (evento all'epoca raro) e inducendo il governo siriano a revocare un cessate il fuoco nazionale, frutto di mesi di intensi sforzi diplomatici da parte dei governi statunitense e russo. Le postazioni dell'esercito siriano colpite si trovavano sul monte Tharda e presso una vicina base di artiglieria. I raid aerei portarono l'ISIL a conquistare il monte Tharda. Inizialmente, le forze armate statunitensi non ammisero esplicitamente che gli aerei della Coalizione avessero colpito le truppe siriane, ma in seguito i portavoce della Task Force congiunta riconobbero che l'attacco era stato condotto dai propri aerei e droni. Gli Stati Uniti dichiararono di aver interrotto i raid non appena venuti a conoscenza della presenza dell'esercito siriano ed espressero rammarico per la perdita involontaria di vite umane.

2017: Nuovi attacchi alle aree sotto assedio A metà gennaio 2017 venne lanciata una nuova offensiva dello Stato Islamico con l'obiettivo di tagliare la strada tra l'aeroporto di Deir ez-Zor e la città. Dopo due giorni di combattimenti, l'ISIS riuscì a interrompere la strada che collegava la base aerea alla città, dividendo in due l'enclave governativa. Nel corso della loro avanzata, l'ISIS conquistò diverse posizioni, tra cui il quartiere di Sakan al-Jahiziya, situato lungo la strada che collega la città a Damasco, e un monte strategico che sovrasta la città. I combattimenti si pratrassero per un mese, con l'esercito che tentò invano di riaprire la linea di rifornimento tra l'aeroporto e la città. Gli scontri causarono oltre 470 vittime, tra cui 241 miliziani dello Stato Islamico, 127 soldati e 105 civili.

Con l'intensificarsi dell'assedio di Deir ez-Zor, cresceva il timore che l'ISIL avrebbe compiuto un massacro su larga scala se fosse riuscito a conquistare la città. I tentativi del Daesh di sfondare le difese dell'esercito presso l'aeroporto di Deir ez-Zor proseguirono fino a ben oltre l'inizio del marzo 2017. Sempre verso la fine di quel mese, sferrò un attacco con carri armati contro l'università Al-Fourat, in mano governativa e situata lungo la strada statale N7 che conduce al capoluogo di provincia. Lo stesso giorno, lo Stato Islamico si impadronì di un ingente quantitativo di munizioni e armi destinato all'esercito siriano, ma finito per errore in territorio controllato dall'ISIS a causa di un lancio errato da parte dell'aeronautica russa.

All'inizio di aprile, l'esercito siriano compì diversi tentativi per riaprire la linea di rifornimento tra la città e l'aeroporto. I combattimenti si concentrarono principalmente nell'area del cimitero. Verso la fine di maggio, le forze dell'esercito continuavano a respingere gli attacchi dei miliziani dello Stato Islamico, mentre centomila civili si trovavano in stato di accerchiamento, privi di cibo, servizi e sicurezza adeguati. Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, in collaborazione con il governo siriano e la Mezzaluna Rossa Araba Siriana, lanciava regolarmente cibo e aiuti dal cielo verso le sacche di resistenza accerchiate. Scontri frequenti erano in corso anche nella zona del cimitero.

Il 3 giugno, l'ISIL avanzò nei pressi di Deir ez-Zor. Il giorno seguente proseguirono aspri combattimenti per il controllo di due alture all'ingresso meridionale della città. Il 5 giugno, l'ISIS riuscì a conquistare una delle alture, ma fu costretto a ritirarsi a causa di pesanti attacchi aerei. Più tardi quella stessa notte, venne lanciato un nuovo attacco dello Stato Islamico contro la rotatoria Panorama, preceduto dall'azione di un attentatore suicida alla guida di un'autobomba. I miliziani riuscirono a conquistare diversi posti di blocco nei pressi della rotatoria, costringendo le unità dell'esercito a ripiegare sulla seconda linea difensiva. Proseguirono anche altri attacchi contro le due colline, ma senza portare ad alcuna conquista territoriale. La sera seguente, i miliziani tentarono un nuovo assalto, ma venne respinto. Tra il 9 e il 13 giugno, l'ISIS condusse numerose ondate di attacchi su base giornaliera, tutte respinte dalle forze del presidente Assad.