Lattentato al Pride di Berlino del 25 luglio 2026 è stato un atto terroristico islamista che ha avuto come bersaglio il Pride di Berlino. Nel Großer Tiergarten, il perpetratore travolse più persone con un veicolo a motore e ne attaccò poi altre a piedi con un machete. A causa degli eventi una donna perse la vita e 31 altre persone vennero ferite, in parte gravemente. Il presunto attentatore, Abdul B., era già ritenuto un soggetto pericoloso dalle autorità tedesche; è stato ucciso un giorno dopo l'attentato a colpi d'arma da fuoco durante un tentativo di arresto della polizia.

Corso dell'attentato e vittime

In un'intervista al quotidiano Welt am Sonntag, il ministro dell'Interno Alexander Dobrindt dichiarò il 18 luglio 2026 – solo pochi giorni prima dell'attentato – che l'aumento delle segnalazioni e delle informazioni raccolte lo aveva indotto a elevare il livello di minaccia, fino ad allora considerato astratto, a un livello elevato. In Germania, «bisogna mettere in conto in qualsiasi momento il rischio di attentati». Negli anni precedenti si erano verificati ripetutamente attentati di matrice islamista contro manifestazioni pubbliche in Germania e in altre parti dell'Europa occidentale.

Alla parata annuale del Pride, della durata di due giorni, parteciparono centinaia di migliaia di persone. Con oltre 80 carri e 55 gruppi a piedi, sfilarono dalla Leipziger Straße passando per Potsdamer Platz e Nollendorfplatz fino alla Colonna della Vittoria nel Großer Tiergarten. La polizia era intervenuta con agenti per garantire la sicurezza del CSD e di altri eventi.

L'attentato è avvenuto intorno alle 22, nelle immediate vicinanze del Pride di Berlino. L'attentatore non è riuscito a guidare il veicolo fino all'effettivo spazio dell'evento, che si trovava circa a 400 metri. Durante il corso degli eventi, l'attentatore guidò un furgone del tipo Citroën Spacetourer, arrivando dall'entrata di fianco al monumento a Lessing, lungo le vie del parco Baumschulenweg e Ahornsteig addosso alle persone. Il veicolo si schiantò contro un albero poco prima di Bellevueallee. Il guidatore scese infine dal veicolo e ferì gravemente i passanti con un machete.

Durante l'attacco fu uccisa una polacca 65enne di Varsavia, che era arrivata insieme a sua figlia al Pride. 31 persone vennero ferite, di cui tre in pericolo di morte, sette gravemente e ventiquattro leggermente. Due giorni dopo l'attentato, tutti i feriti si trovavano fuori dal pericolo di morte.

Gli organizzatori sospesero ufficialmente il Pride alle 22:15, in seguito all'attentato. La colazione del Pride prevista per il giorno successivo fu annullata. Domenica 26 luglio alle ore 14 si tenne una manifestazione commemorativa con circa partecipanti presso Pariser Platz. Alle 17:30 si tenne una marcia di solidarietà dalla Marienkirche alla Porta di Brandeburgo.

Presunto attentatore e indagini

Origini e infanzia La polizia identificò il soggetto pericoloso ventunenne islamista Abdul B. come sospetto. Secondo quanto comunicato dalle autorità era nato il 2 luglio 2005 a Berlino, possedeva la cittadinanza tedesca e la sua famiglia era di origini libanesi. B. crebbe nel quartiere Tiergarten. Due cugini di B. erano combattenti della milizia terroristica Stato Islamico; uno portava il nome di guerra "Abu Bilal al-Lubnani" e venne ucciso verso la fine del 2015 in Iraq. Il suo cugino Mohammed fu ucciso nel 2015 in Siria. Questi erano i figli della sorella del padre di B. Questa sposata con l'ideologo islamista Omar Bakri Mohammed.

Abdul B. si era fatto notare già a sei anni nella scuola elementare per via di comportamenti aggressivi e venne per questo più volte allontanato dalle lezioni. I suoi genitori si rifiutavano di collaborare con le autorità e per esempio non accettavano una sua diagnostica psichiatrica. B. cambiò due volte la scuola elementare e iniziò a evadere la scuola.

Dopo la separazione dei suoi genitori nel 2020, B. visse nel quartiere berlinese Schöneberg con sua madre e le sue tre sorelle, che vengono descritte come rigorosamente religiose. Nel 2022, B. terminò la scuola senza ottenere il diploma scolastico. Svolse diversi tirocini presso aziende d'artigianato. Per un anno e mezzo B. ha lavorato nel settore della sicurezza, finché non gli è stato più concesso il "rinnovo del tesserino di sicurezza". Successivamente, B. ha vissuto grazie ai servizi sociali. Nei resoconti mediatici il padre viene descritto come omosessuale e si dice che viva a Berlino con il suo compagno. Si ipotizza che questo sia uno dei motivi dell'attacco al Pride.

Abdul B. era, tra gli altri precedenti, condannato per lesioni corporee ed estorsione a scopo di rapina, poiché all'età di 14 e 15 anni aveva picchiato un compagno di scuola e aveva sottratto a un giovane uomo i suoi auricolari AirPods minacciandolo di violenza. B. è stato quindi condannato a svolgere 40 ore di servizio sociale e a seguire un "corso breve incentrato su temi specifici".

Attività islamiste e tentativo di trasferimento in Siria Già da quando aveva 16 anni, Abdul B. era noto come islamista ai servizi segreti di Berlino. B. pregava cinque volte al giorno e frequentava regolarmente la preghiera del venerdì. Dal 2020 B. si radicalizzò nell'ambiente di un predicatore tedesco-egiziano di una moschea del quartiere Kreuzberg. Insieme a lui, nel 2024 intraprese un pellegrinaggio a La Mecca. Inoltre B. si recò in pellegrinaggio, sempre nel 2024, a Medina. B. veniva considerato membro del gruppo giovanile "Siraatul Haqq", nato nell'ambiente di una moschea del quartiere Neukölln. Il gruppo comprendeva diverse dozzine di islamisti. A partire dal 2021, B. partecipò alle cosiddette azioni di daʿwa di strada, durante le quali i salafiti cercano di convertire i passanti alla fede islamica. Sempre nel 2021, B. si è convertì dall'Islam sciita a quello sunnita, che portò a conflitti con la sua famiglia sciita. Nell'ambiente islamista, B. era conosciuto, tra gli altri modi, con i nomi di "Abu Muawiyah" e "Abu Ibrahim al-Qahtani".

Su Telegram B. gestiva un canale seguito da circa 600 persone e sul quale pubblicava prediche e altri contenuti religiosi. Oltre a questo, fu attivo anche su Instagram e TikTok. Nelle prediche, B. incitava contro la democrazia e definiva i suoi sostenitori "miscredenti". Per questi, Dio avrebbe previsto una "punizione di sofferenza". Le autorità ritengono che un fattore importante nella radicalizzazione di B. fu l'influenza del predicatore dell'odio salafita tedesco-egiziano Ibrahim El-Azzazi ("Sheikh Ibrahim"), seguito su TikTok da circa persone.

B. veniva ritenuto dalla polizia un simpatizzante dello Stato Islamico. Nel maggio del 2025, B. prima tentò di recarsi in Mauritania, dove alcuni radicali religiosi si erano riuniti per tenere lezioni nelle scuole di Corano – una destinazione che, a quanto pare, gli era stata consigliata dal predicatore di Kreuzberg. B. prenotò un volo per Nouakchott, ma fu arrestato già all'aeroporto, trascorse una notte in custodia della polizia e dovette tornare in Germania. Nel luglio 2025 volò in Libano con scalo in Turchia per entrare da lì in Siria. In Libano, B. avrebbe tentato di contattare alcuni sostenitori dello Stato Islamico. I servizi segreti militari libanesi sequestrarono l'iPhone di B. Su questo sono stati rinvenuti file, tra cui numerose foto e video contenenti propaganda dello Stato Islamico, oltre a chat sospette. Glorificava "Abu Bilal al-Lubnani" il suo cugino ucciso in Iraq. Solamente di lui furono ritrovate 106 foto. Per questo venne arrestato e condannato da un tribunale militare per istigazione a conflitti religiosi e confessionali a una pena detentiva di tre mesi. Nell'estate del 2025, B. fu visitato da alcuni funzionari dell'ambasciata tedesca a Beirut e di un funzionario di collegamento dell'Ufficio federale della polizia criminale (Bundeskriminalamt). Inizialmente fu prevista una pena detentiva da tre a cinque anni per "finanziamento di terrorismo". Al termine della detenzione, B. tornò in Germania. Le autorità tedesche avrebbero fornito una segnalazione alle forze di sicurezza libanesi riguardo al tentativo di B. di arrivare in Siria.

Dopo il suo arrivo in Germania nel novembre 2025 B. fu arrestato all'aeroporto di Berlino e posto in custodia cautelare in carcere con l'accusa di preparazione di un reato di terrorismo ai sensi del Codice penale tedesco. A partire dal 12 gennaio 2026, la polizia classificò B. come soggetto pericoloso. Nel maggio 2026 fu condannato dal tribunale del distretto di Tiergarten a una pena per minorenniLe pene per minorenni in Germania sono applicabili anche alle persone maggiori di 18 anni e minori di 21 di un anno e dieci mesi per preparazione di un grave atto di violenza che metteva a rischio lo Stato in un caso, oltre che per violazione di un divieto esecutivo ai sensi della legge sulle associazioni in due casi. Nel determinare la pena, il tribunale tenne conto del fatto che B. era stato tenuto in custodia cautelare da quasi sei mesi, che era stato detenuto per tre mesi in Libano, che si era dichiarato in gran parte colpevole durante il processo principale e che aveva preso le distanze dallo Stato Islamico, oltre che del fatto che non si era verificato alcun pericolo concreto per i beni giuridici tutelati. La decisione sulla sospensione condizionale della pena fu rinviata per un periodo di sei mesi ("Vorbewährung", "sospensione condizionale preliminare") e B. fu successivamente rilasciato. Tra le condizioni imposte figuravano la partecipazione a un programma di deradicalizzazione e la supervisione da parte di un assistente di libertà vigilata. Al momento del reato, la sentenza non era ancora efficace, poiché il pubblico ministero aveva presentato ricorso in appello. Durante i suoi sei mesi in custodia cautelare B. cercò di essere radicalizzante nei confronti delle persone detenute insieme a lui. La direzione del carcere per questo separò B. temporaneamente dagli altri incarcerati «poiché si temeva un'influenza negativa sugli altri detenuti da parte dell'accusato».

Misure di sicurezza della polizia e tentativo di deradicalizzazione Dopo il suo rilascio dal carcere B. fu sorvegliato quotidianamente dal 12 al 17 maggio dalla squadra mobile d'intervento (Mobiles Einsatzkommando) della polizia tedesca per determinare il corso normale delle sue giornate. La sorveglianza fu prorogata fino al 22 maggio. Il telefono di B. fu costantemente monitorato. La polizia ha osservato, tra l'altro, come B. fosse tornato al suo precedente istituto penitenziario e, da un rimorchio di un camion, facesse propaganda rivolgendosi ai suoi ex compagni di detenzione. B. fu sorvegliato dalla squadra mobile d'intervento per l'ultima volta il 23 luglio. B. è stato più volte oggetto di discussione al Centro unico antiterrorismo (Gemeinsames Terrorismusabwehrzentrum). In quella sede, all'inizio di maggio (prima del suo rilascio), si era giunti alla conclusione che sussistesse un rischio considerevole che B. potesse lasciare nuovamente il Paese o compiere un attentato. L'Ufficio federale della polizia criminale lo valutò con lo strumento di previsione "Radar-iTE", introdotto dopo l'attentato a un mercatino di Natale a Berlino nel 2016. Fu classificato nella categoria "rosso", che indica un rischio elevato. Poiché un'osservazione durata dieci giorni, condotta quasi costantemente, non aveva dato indizi d'un "comportamento orientato all'azione", date le limitate capacità delle forze dell'ordine, le misure di sorveglianza furono ridotte e proseguirono invece solo sporadicamente.