Biografia Nato a Berna da padre commerciante, Otto Pünter conseguì il diploma presso l'Università di Neuchâtel prima di trascorrere diversi periodi di vita e lavoro in Francia, Spagna e Regno Unito.
Carriera Nel 1928 fu tra i soci fondatori dell'INSA, un'agenzia di stampa socialista creata con l'obiettivo di diffondere notizie di orientamento antifascista e coordinarsi con i gruppi d'opposizione operanti in Italia; proprio attraverso questa attività, Pünter ebbe modo di stringere contatti con numerosi informatori italiani.. Sospettato dalle autorità di essere un membro segreto del Partito Comunista Svizzero, considerava lo stalinismo un male minore rispetto al fascismo, al nazismo e al franchismo.. Durante la guerra civile spagnola allestì una propria rete di intelligence con l'intento di cedere informazioni riservate alle autorità francesi e britanniche;. nello stesso periodo entrò in contatto con diversi agenti del GRU sovietico, maturando la decisione di operare come spia a favore dell'Unione Sovietica.
Nel corso della seconda guerra mondiale prestò servizio all'interno delle reti di spionaggio sovietiche note come Orchestra Rossa e Tre Rosse. Identificato dal nome in codice Pakbo (o talvolta Paquebot), impiegava tecniche di cifratura originali, tra cui messaggi nascosti in giochi enigmistici e inchiostro simpatico a base di succo di limone. All'interno dell'organizzazione facilitò l'ingresso di Georges Blun (nome in codice Long) e di Rachel Dübendorfer (nome in codice Sissy), nella rete guidata dalla spia ungherese Sándor Radó. Gestì direttamente una spia jugoslava designata come Gabel e un socialdemocratico tedesco noto come Poisson. Successivamente, lo stesso Radó venne sospettato di essersi servito dei contatti di Pünter per vendere informazioni riservate all'intelligence britannica.
Nel 1941, Pünter sostenne di aver ottenuto per il tramite dei francesi notizie decisive sull'invasione tedesca dell'URSS, indicando come fonte Rudolf Roessler; tali ragguagli vennero tuttavia giudicati privi di fondamento. Analogamente prive di riscontro si rivelarono altre sue affermazioni, tra cui presunte soffiate ricevute dal generale tedesco Alfred Jodl o la disponibilità di una squadra di agenti attiva presso un monastero alpino segreto. Ciononostante, l'Unione Sovietica continuò a considerarlo uno dei propri informatori più strategici e utili sul territorio svizzero.
Nel dopoguerra presiedette l'Associazione dei giornalisti del Parlamento federale e guidò, tra il 1956 e il 1965, il settore relazioni pubbliche della Società svizzera di radiodiffusione, ricoprendo poi la carica di giudice distrettuale. Nel 1966 prese parte a un dibattito televisivo incentrato sul ruolo svolto dalla Svizzera nel corso del secondo conflitto mondiale.
Riconoscimenti Nel 1948 gli venne conferito il Premio di giornalismo di Torino; successivamente, nel 1975, fu insignito della medaglia Hans Bredow a Berlino Ovest per i meriti conseguiti in ambito radiofonico.
Opere
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni