Vetulonia (in etrusco Vetluna o Vatluna; in latino Vetulonia) è stata una città etrusca e poi romana situata su un colle che domina la Piana Grossetana, nel territorio dell'odierna frazione di Vetulonia, nel comune di Castiglione della Pescaia.. Fu uno dei principali centri dell'Etruria settentrionale e viene annoverata tra le città della «lega» dei dodici popoli dell'Etruria (Dodecapoli etrusca).. La sua fortuna, particolarmente intensa fra il IX e la prima metà del V secolo a.C., fu strettamente legata allo sfruttamento delle risorse minerarie delle vicine Colline Metallifere.. I suoi resti, in gran parte portati alla luce da Isidoro Falchi a partire dal 1880, costituiscono l'area archeologica nei pressi del borgo..

Toponimo Il nome latino Vetulonia (etnico Vetuloni e Vetulonienses) non pare continuato direttamente da forme neolatine e corrisponde a una forma etrusca ricostruita in Vetluna o Vatluna; le monete recano la leggenda abbreviata vatl, mentre l'onomastica etrusca attesta forme come vatlui.; . Le fonti antiche restituiscono anche la resa greca del toponimo, mentre le coordinate geografiche fornite da Tolomeo collocavano la città tra Populonia e Siena.. Scomparsa nel Medioevo, Vetulonia perse anche il nome: il borgo sorto sul colle fu chiamato Colonna (di Buriano) fino al 1887, quando, dopo l'identificazione del sito, un decreto regio gli restituì la denominazione antica.; .

Fonti antiche

Le fonti letterarie antiche ricordano la città con il toponimo (Tolomeo, Plinio, Silio Italico) e l'etnico Vetulonienses. Dionigi di Alicarnasso riferisce che, verso il 606 a.C., i Vetuloniesi sarebbero intervenuti, accanto ai Latini e ad altri popoli dell'Etruria centrosettentrionale (Chiusi, Arezzo, Volterra, Roselle), in un conflitto contro Tarquinio Prisco, re di Roma; al di là della sua veridicità, la notizia presuppone una Vetulonia percepita come centro in grado di fronteggiare Roma.. Sul piano epigrafico si contano alcune iscrizioni lapidee etrusche e materiali iscritti, tra cui un deposito di elmi del V secolo a.C. rinvenuti sull'Arce, molti recanti il gentilizio haspnas; le poche iscrizioni latine rimandano invece alla res publica Vetuloniensium; vi si annovera inoltre un alfabetario etrusco inciso su un blocco di pietra. Tra i documenti figurati ed epigrafici più antichi spicca la stele di Avile Feluske, rinvenuta nel 1894 presso Vetulonia e databile all'ultimo quarto del VII secolo a.C.: vi è raffigurato un guerriero con elmo, scudo rotondo e bipenne, accompagnato da un'iscrizione etrusca arcaica che ne ricorda il nome. Tanto la lettura del nome, feluske o cheluske, quanto la sua interpretazione sono discusse: Paolo Poccetti vi ha proposto un collegamento con l'etnonimo Faliscus, ipotizzando un capo militare di origine falisca, mentre Luciano Agostiniani ne ha riesaminato la resa epigrafica.; ; .

Storia delle ricerche

Della città etrusca si erano perse le tracce già nella tarda antichità, e per secoli la sua ubicazione fu ipotizzata in varie località dell'antica Etruria, da Viterbo a Vulci, da Orbetello a Marsiliana, fino ai dintorni di Massa Marittima; né le coordinate di Tolomeo né i toponimi medievali Vetulonia/Vitulonio, riferiti a un poggio e a un castello affacciati sul lago Prile, erano stati messi a frutto. La questione fu risolta da Isidoro Falchi, medico condotto a Campiglia Marittima e appassionato di archeologia, attratto da alcune segnalazioni di ritrovamenti e soprattutto da tre monete etrusche provenienti dal colle di Colonna di Buriano: nella primavera del 1880 vi salì e avviò un'esplorazione durata circa un trentennio, che portò alla luce estese necropoli, tombe monumentali, ricchissimi corredi e monete con la leggenda vatl. Le scoperte furono decisive per l'identificazione, sancita da un decreto regio del 22 luglio 1887 che restituì al sito il nome antico; l'attribuzione si affermò non senza accese polemiche con i sostenitori di altre localizzazioni, tra cui Antonio Malfatti e Carlo Dotto de' Dauli.; .

La maggior parte dei reperti confluì nel Museo archeologico nazionale di Firenze e nel museo di Grosseto; tra il 1893 e il 1896 Falchi indagò inoltre il quartiere urbano di Poggiarello Renzetti.; . Le ricerche proseguirono nel Novecento senza il ritmo dei tempi di Falchi: una prima carta archeologica fu proposta da Doro Levi nel 1931, mentre l'alluvione di Firenze del 1966 danneggiò gravemente la collezione etrusca del museo.; ; . Tra il 1985 e il 1990 la Soprintendenza, diretta da Mario Cygielman, condusse nuove campagne a Poggiarello Renzetti; dal 2012 l'Università di Firenze porta avanti ricerche sistematiche sul territorio, mentre scavi recenti interessano anche il cuore dell'abitato moderno, in via Garibaldi.; ; .

Topografia e territorio

Vetulonia sorgeva su un colle, oggi alto circa 345 metri, lambito alla base dal fiume Bruna, il cui corso e quello degli affluenti conducevano verso il distretto minerario delle Colline Metallifere; la città dominava inoltre un ampio bacino lacustre e lagunare, il Lacus Prelius, attraverso il quale comunicava con il Mar Tirreno, distante una quindicina di chilometri.; . Il lago disponeva in antico di sbocchi al mare, tra cui la foce della Bruna; probabili punti d'approdo sono ipotizzati alla foce del torrente Ampio e a quella del fiume Alma, lungo il cui basso corso si sviluppò la necropoli di Val Berretta.. Il progressivo interramento del bacino, causato dai depositi alluvionali, ne fece una palude, bonificata in età moderna, sotto i Lorena, nella piana di Grosseto.; . L'abitato si distribuiva su due alture e giunse a occupare un'area di circa 38-40 ettari, cinta da mura, con un'arce dotata di una propria cinta sulla cui sommità sorge l'odierno borgo.. Nelle analisi di gerarchia insediativa dell'Etruria basate sul modello XTENT, Vetulonia figura tra i maggiori centri primari dell'Etruria settentrionale, con un'estensione stimata in 100 ettari sulla base del nucleo insediativo dell'età del Ferro e degli studi rango-dimensione; in tali modelli il comprensorio di Vetulonia e Roselle rappresenta un'eccezione, poiché nella realtà storica il ruolo dominante nel distretto passò progressivamente da Vetulonia a Roselle, sviluppo che gli studiosi mettono in relazione con la posizione di quest'ultima sul fiume Ombrone e con le comunicazioni verso l'interno.. Lungo le valli del Bruna e dei suoi affluenti, che conducevano al distretto minerario, e lungo le rive del lago si disponevano numerosi insediamenti minori, per lo più di età arcaica, tra cui la necropoli di Val Berretta, sul basso corso dell'Alma..

Gli approdi e il porto Il Lacus Prilius era in antico un golfo salmastro navigabile, in comunicazione con il Mar Tirreno attraverso uno o più sbocchi, che all'inizio del I millennio a.C. poteva estendersi su quasi metà della piana grossetana; attraverso questo bacino Vetulonia disponeva di un accesso diretto al mare, mentre i fiumi Bruna e Sovata la collegavano rapidamente al distretto minerario delle Colline Metallifere.. Lo sbocco a mare del lago è stato ipotizzato a sud di Castiglione della Pescaia oppure, più all'interno del bacino, presso l'attuale emissario di San Rocco.

La letteratura topografica colloca il porto principale della città nella zona compresa tra i Poggetti e la Fattoria Badiola, a sud dell'abitato, senza escludere un approdo più settentrionale in località Caldanelle; l'individuazione si fonda sulla ricognizione del terreno e sulla cartografia storica, non su indagini di scavo. Proprio per colmare questa lacuna, dal 2016 gli scali vetuloniesi sono oggetto del «Prile-Projekt» dell'Istituto archeologico germanico di Roma, diretto da Camilla Colombi: in località Badia Vecchia, entro il medesimo tratto costiero, il progetto ha individuato una monumentale struttura curva a terrazza, interpretata con prudenza come possibile approdo e tuttora in corso di studio..

Storia Le origini e la prima età del Ferro

Fin dal periodo villanoviano Vetulonia fu un grande centro protourbano, come mostrano le vaste necropoli a pozzetto dei rilievi di Poggio alla Guardia e Poggio alle Birbe, a nord-est, e di Colle Baroncio, a nord-ovest dell'abitato; la loro distribuzione ha fatto ipotizzare la presenza di due distinte comunità sul colle.; . Falchi calcolò in circa 1500 le tombe esplorate, ritenendole solo una parte di quelle esistenti; i cinerari, di impasto grezzo, erano per lo più biconici, coperti da una ciotola o, più raramente, da un elmo, che poteva essere anche del tipo crestato in bronzo, foggia derivata da modelli dell'Europa centrale; i pozzetti erano chiusi da una lastra di pietra talvolta sagomata a scudo, forse a indicare il rango del defunto.; ; ; ; . I cavalieri modellati sulle zampe di alcuni tripodi bronzei del villanoviano recente indossano un elmo crestato..

Già in questa fase alcuni oggetti segnalano una società articolata in classi: un fodero di spada e un rasoio bronzeo, databili a cavallo tra IX e VIII secolo a.C., presentano scene di caccia al cervo che figurano tra le prime raffigurazioni narrative dell'arte etrusca e alludono al rango dei loro possessori.. Nel corso dell'VIII secolo alcuni corredi si distinguono per la presenza di materiali esotici (una coppa bronzea fenicia, statuette di divinità egizie in pasta vitrea, vaghi vicino-orientali, ambra baltica) e cominciano a raccogliersi entro circoli di pietre, segno di aree funerarie a base gentilizia; compaiono anche le prime tombe a fossa a inumazione..

L'età orientalizzante

Dalla fine dell'VIII secolo e lungo tutto il VII la sepoltura prevalente resta la tomba a fossa, spesso raccolta insieme ad altre entro un circolo continuo di pietre infisse verticalmente; subito dopo la metà del secolo si costruiscono grandi tumuli monumentali, come la Pietrera, il Diavolino II e la Fibula d'Oro nella necropoli urbana e Poggio Pelliccia nel territorio, con diametro anche di sessanta-settanta metri, camera quadrangolare in lastroni di pietra a pseudo-cupola e lungo corridoio d'accesso.. Tombe a circolo e a tumulo, destinate a poche deposizioni, esprimono l'organizzazione gentilizia di un ceto ormai ricco, i cui corredi comprendono raffinati servizi da simposio in ceramica depurata e in bronzo e una notevole produzione di oreficerie..

I corredi orientalizzanti documentano un giro di scambi assai ampio: vi si riconoscono scarabei e statuette egizie, i lebeti nord-siriani dell'omonimo circolo, una brocchetta d'argento cipriota rinvenuta nella tomba del DuceLe denominazioni delle tombe vetuloniesi (della Pietrera, del Duce, del Littore, dei Monili e simili) sono convenzioni adottate dagli scavatori, in particolare da Isidoro Falchi, sulla base della località o degli oggetti più caratteristici dei corredi, e non rispecchiano l'onomastica antica., vasellame greco-orientale e balsamari corinzi, situle bronzee di ambito hallstattiano, ambra baltica e, dalla Sardegna, navicelle e «bottoni» di bronzo; altre importazioni provengono da città etrusche, in particolare da Caere e da Bologna.. A loro volta i bronzi delle botteghe vetuloniesi furono esportati in numerosi centri etruschi e italici, da Praeneste a Chiusi, da Marsiliana a Populonia, e giunsero persino oltre i confini della penisola, fino a Olimpia, all'Heraion di Samo, a Este, in Slovenia e in Francia.. Al tumulo della Pietrera appartiene inoltre un gruppo di statue in pietra, maschili e femminili, che figurano tra le più antiche opere di statuaria monumentale dell'Etruria: databili ai decenni centrali del VII secolo a.C., vi è stato riconosciuto l'influsso della plastica nord-siriaca..

L'età arcaica