Loperazione Pellicano - ITALFOR Pellicano è stata una missione militare italiana di peacekeeping in Albania, in ambito ONU, iniziata il 16 settembre 1991 e conclusa il 3 dicembre 1993.
L'operazione prese il nome dal volatile, animale noto per le sue capacità di portare cibo in volo, tramite il becco.
A seguito del massiccio arrivo in Italia di oltre 30.000 profughi albanesi, il Governo Andreotti VII decise di portare in Albania i primi soccorsi umanitari per scoraggiare l'immigrazione e rimpatriare quanti illegalmente avevano raggiunto le coste italiane: compito della missione era quindi quello di distribuire ai magazzini di Stato albanesi gli aiuti di emergenza inviati dall'Italia ai porti di Durazzo e Valona, oltre a prestare assistenza sanitaria generica con la distribuzione di farmaci alla popolazione albanese delle due città.
Contesto storico
Già nell'estate 1990 migliaia di albanesi cercarono rifugio nelle ambasciate straniere, riuscendo così a lasciare il paese come rifugiati politici. A seguito della caduta del comunismo in Albania nell'inverno 1990-1991, avvenne uno sconvolgimento politico: la popolazione albanese si ribellò all'oppressione del Partito del Lavoro d'Albania, stremata delle carenze e della povertà. In particolare negli anni precedenti, la Repubblica Popolare Socialista d'Albania aveva sofferto di gravi carenze di approvvigionamento, ricevendo aiuti alimentari dalla Turchia alla fine degli anni 1980. Le infrastrutture del paese erano obsolete e fatiscenti. Nonostante le prime elezioni multipartitiche del marzo 1991, in cui i comunisti ottennero la loro ultima vittoria, la crisi nel paese peggiorò, con il crollo dell'approvvigionamento e del commercio. Dopo tre mesi, il governo neoeletto di Fatos Nano fu costretto a dimettersi il 4 giugno 1991, a seguito di uno sciopero generale nazionale, e per i successivi nove mesi si formò un governo di unità nazionale: tuttavia, il suo margine di azione era limitato, poiché l'ordine pubblico e l'economia erano praticamente collassati e lo Stato non era più in grado di provvedere ai suoi cittadini, tanto che alla fine del 1991 l'Albania dipendeva al 90% dagli aiuti alimentari stranieri.
Durante questo periodo, un numero crescente di albanesi iniziò a fuggire dalla propria patria in diverse ondate. Oltre alla Grecia, molti videro un futuro migliore al di là del Mar Adriatico: solo nel marzo 1991, oltre 20.000 albanesi raggiunsero l'Italia e i porti dell'Adriatico meridionale, come Brindisi e Otranto. Una seconda ondata portò altri rifugiati in Italia a giugno. All'inizio di agosto, il mercantile Vlora entrò nel porto di Bari con a bordo da 10.000 a 20.000 persone: i passeggeri della Vlora e gli altri migranti furono poi rimandati in Albania con aerei militari e traghetti precettati dal Governo italiano, perché non erano più accolti istituzionalmente come rifugiati da un paese comunista come avvento fino al 1990, ma – rafforzato dai media – erano percepiti come migranti economici non più benvenuti. Il Parlamento italiano decise di respingere collettivamente i migranti senza la convalida dei tribunali. All'epoca, in Italia si trovavano già circa 30.000 rifugiati albanesi, e molte decine di migliaia di altri albanesi attendevano in patria l'opportunità di attraversare il Mar Adriatico.
Le impressionati immagini dalle ondate di rifugiati provenienti dall'Albania nell'agosto 1991, spinsero l'Italia, la Repubblica Federale di Germania, la Comunità Europea, il Fondo Monetario Internazionale e altri paesi a promettere l'invio nei mesi successivi di ingenti aiuti di emergenza per un valore di diverse centinaia di miliardi di lire. Il ministro degli esteri italiano Gianni De Michelis si recò ripetutamente a Tirana nel 1991 per sollecitare il governo albanese di Ylli Bufi a fermare l'esodo; il 12 agosto, anche il Presidente dela Repubblica Francesco Cossiga arrivò nella capitale albanese per due giorni, negoziando rapidamente un "accordo di sicurezza" e un accordo di aiuti con l'Albania. La lettera d'intenti concordata prevedeva che l'Italia inviasse 800 soldati in Albania per distribuire aiuti internazionali. Tuttavia, l'Albania stabilì che i soldati italiani non dovessero essere armati, poiché - nonostante che fossero passati 50 anni da quando gli italiani avevano occupato l'Albania durante la Seconda guerra mondiale - all'epoca gli italiani erano ancora visti come "nemici" dall'immaginario collettivo influenzato per decenni dalla propaganda dello stato comunista.
L'operazione L'operazione Pellicano iniziò ufficialmente all'inizio di settembre 1991, mentre il dispiegamento dell'Esercito Italiano come unità principale iniziò a metà di settembre 1991.
Venne istituito un ponte aereo attraverso il Mar Adriatico, creando centri logistici nelle città portuali di Durazzo e Valona: da lì, cibo e aiuti umanitari furono distribuiti in tutto il paese in una fase iniziale durata fino al marzo 1992. In totale, furono distribuite oltre 90.000 tonnellate di merci consegnate dall'Italia.
Un altro obiettivo era fornire assistenza medica e rifornire di medicinali le popolazioni delle due città portuali: furono effettuati 200.000 esami medici e interventi chirurgici.
Nel gennaio 1992, erano presenti in Albania 900 soldati italiani, con 320 camion per il trasporto di merci, nella base installata nei terreni dell'ex caserma del genio sulla spiaggia di Durazzo. Oltre alle truppe di trasporto, vennero impiegati quattro elicotteri, mentre motovedette e unità dei Carabinieri furono dispiegati come forze di polizia militare e di sicurezza. La Marina Militare Italiana fornì supporto con diverse fregate per il trasporto. La Guardia Costiera Italiana (il cui dispiegamento durò dalla fine di settembre al 31 dicembre 1993) stazionò imbarcazioni nel porto di Durazzo e nel porto di Valona, tentando di impedire alle imbarcazioni albanesi che trasportavano rifugiati di lasciare il porto, controllando i passeggeri che si imbarcavano nei porti albanesi, svolgendo compiti di protezione costiera nell'Adriatico orientale e sostenendo le truppe dell'esercito coinvolte nell'Operazione Pellicano. Nella prima fase di svolgimento (settembre 1991 - marzo 1992) sono state trasportate 90.659 tonnellate di generi vari inviati dall'Italia.
L'operazione Pellicano, originariamente pianificata per pochi mesi, dovette tuttavia essere prolungata per prevenire la carestia nel paese, pur mancando la base giuridica per l'estensione. Nel 1992, a Durazzo venivano scaricate quotidianamente da 2.000 a 2.500 tonnellate di cibo, con un costo stimato in 20 miliardi di lire al mese. La distribuzione si rivelò difficile, poiché la situazione della sicurezza nel paese era precaria e molti luoghi erano difficilmente accessibili via strada. I costi di trasporto e sicurezza aumentarono di molte volte il costo degli aiuti.
Da marzo a settembre 1993, in Albania furono distribuiti aiuti provenienti dalla Comunità economica europea.
Con il nome di operazione Pellicano 3, gli aiuti umanitari italiani furono nuovamente distribuiti in Albania da settembre all'inizio di dicembre 1993. Alla fine, il volume dei beni distribuiti ammontò a 664.000 tonnellate.
I Carabinieri fornirono anche formazione tecnica ai colleghi albanesi.
Unità partecipanti L'operazione Pellicano, condotta da truppe logistiche, coinvolse i battaglioni logistici "Carso" e "Acqui", comandati da: dal 16 settembre 1991 al 7 aprile 1992: Generale di brigata Antonio Quintana; dall'8 aprile 1992 al 5 marzo 1993: Generale di brigata Carlo Ciacci; dal 6 marzo 1993 al 30 settembre 1993: Generale di brigata Antonio Tobaldo; dal 1° ottobre 1993 al 3 dicembre 1993: generale di brigata Vito Carrlucci
Quintana, Ciacci e Tobaldo ricevettero la Croce d'argento al merito dell'Esercito per il servizio svolto nell'operazione Pellicano.
Conclusione L'ambizioso obiettivo dell'accordo albanese-italiano, di prevenire una crisi politica, economica e sociale in Albania attraverso la cooperazione, non venne pienamente raggiunto; tuttavia, gli aiuti alimentari provenienti dall'Italia e dalla Comunità europea furono vitali per la sopravvivenza dello stato balcanico, dove le infrastrutture erano crollate, il commercio interno e i trasporti erano collassati e i prezzi erano in costante aumento. L'operazione Pellicano ha impedito una carestia diffusa nel paese, sebbene l'inverno 1991-1992 sia stato definito il "peggior inverno" nella storia recente dell'Albania. Nonostante gli aiuti esteri, la situazione in Albania peggiorò inizialmente.
Quando l'operazione Pellicano terminò nel dicembre 1993, la situazione in Albania si era stabilizzata e la situazione degli approvvigionamenti era migliorata a tal punto che non era più necessario l'aiuto straniero e l'Albania poteva provvedere alla propria popolazione.
Attraverso l'operazione Pellicano e l'esercito italiano, l'Albania ebbe il suo primo contatto con la NATO, che fu presto intensificato. Dal 2009, l'Albania è membro dell'alleanza di difesa.
Criticità I costi di distribuzione delle derrate alimentari sono stati ripetutamente criticati, poiché la maggior parte del denaro confluì in Italia: i critici sostengono che sarebbe stato più economico equipaggiare gli albanesi per i compiti di trasporto, anziché inviare i soldati italiani. Inoltre, il cibo non veniva distribuito alla popolazione dagli italiani, ma veniva semplicemente trasportato in magazzini regionali e la distribuzione finale era effettuata dallo stato albanese o – fino al 1991 – da commercianti privati. Per tale motivo, molti aiuti umanitari non raggiunsero mai i destinatari bisognosi, che spesso dovettero pagare per ricevere gli aiuti stranieri. Fu criticato il fatto che il sistema di distribuzione non avesse creato le strutture di mercato desiderate, ma avesse invece avvantaggiato principalmente la corruzione (sia in Albania che in Italia), il mercato nero, gli speculatori e gli intermediari stranieri. Alcuni dei beni sarebbero stati venduti nei paesi limitrofi.
Nel processo svolto a Tirana del 1993, il pubblico ministero albanese accusò l'ex primo ministro Fatos Nano di appropriazione indebita di fondi destinati agli aiuti alimentari.
La presenza di soldati stranieri a Durazzo portò inoltre anche alla diffusione della prostituzione. Il traffico e l'abuso di donne rimasero a lungo un grave problema in Albania.
Note
Bibliografia
Voci correlate Italfor
Collegamenti esterni
Pellicano Categoria:Storia dell'Albania