Biografia Bennabi nacque in una famiglia di quattro figli. Sin da subito venne spronato a perseguire la conoscenza, tuttavia trascorse l'infanzia nell'indigenza durante l'occupazione francese dell'Algeria. Grazie agli sforzi di suo padre, con non poche difficoltà Bennabi riuscì a frequentare la scuola coranica. Un altro pilastro della sua formazione fu sua nonna, che tramite le fiabe popolari gli trasmise i valori e i credi che plasmavano il popolo algerino, nonché l'apprezzamento di tali fiabe in qualità di fonti culturali.
Durante la prima guerra mondiale le finanze della famiglia Bennabi si fecero più ristrette, così il giovane venne affidato alla moglie del prozio che gli permise di continuare gli studi. Il nonno, che era tornato da Tripoli dopo l'invasione italiana (1911), lo espose ai problemi sociali ed economici che affliggevano l'Algeria, nonché alle frustrazioni e ai problemi dell'Ummah. Bennabi subì la discriminazione delle autorità scolastiche francesi, nonostante fosse un eccellente studente, ma ciò lo spronò a impegnarsi maggiormente. A Costantinia frequentò una madrasa bilingue (francese e arabo), dove poté apprezzare sia i romanzi di Jules Verne e di altri autori francesi, sia la poesia di autori arabi come Muṣṭafā Luṭfī al-Manfalūṭī, Ḥafiz Ibrāhīm e Khalil Gibran. In questo periodo lesse due libri che avrebbero poi plasmato il suo pensiero: una traduzione francese di Come pensiamo di John Dewey e L'Histoire sociale de l'humanite di G. Courtellemont.
Due figure spinsero Bennabi a pensare in modo critico, orientandolo verso le idee del riformismo islamico (iṣlāḥ): Shaykh Ibn Mawhub, ex muftī di Costantina e sostenitore del progresso attraverso la riforma scientifica moderna e l'adozione di idee europee, e Shaykh 'Abd al-Majīd, un eminente critico del sufismo tradizionale algerino e delle politiche abusive del regime coloniale francese. Bennabi lesse anche alcuni testi che si rivelarono fondamentali per la sua formazione: La faillite morale de la politique occidentale en orient ("Il fallimento morale della politica occidentale in Oriente") di Ahmad Rida, Umm al-qura ("La madre delle città") di 'Abd al-Raḥmān al-Kawākibī, All'ombra calda dell'Islam di Isabelle Eberhardt e Risalāt al-tawḥīd (Trattato sull'unicità divina) di Muhammad Abduh.
Dopo gli studi Bennabi viaggiò in Francia, dove tra le varie cose lavorò in un birrificio, ma tornò presto in patria disgustato dal pessimo trattamento riservato agli immigrati algerini. Lavorò quindi come ufficiale giudiziario per cinque anni, esperienza che gli consentì di sviluppare e di divulgare le sue idee riformiste. Partì nuovamente per la Francia, dove si vide respingere l'iscrizione all'Institut national des langues et civilisations orientales in quanto musulmano algerino, quindi si iscrisse a ingegneria. Frequentò la sezione parigina dell'Organizzazione giovanile cristiana (che gli forniva pasti a basso costo) e ciò contribuì a sviluppare la sua spiritualità e il suo acuto senso di analisi sociale. Le idee riformiste islamiche tuttavia esercitarono un'influenza maggiore su di lui, a tal punto da avvicinarlo alle posizioni di Jamal al-Din al-Afghani e Muhammad Abduh. Ciò nonostante divenne molto scettico nei confronti del principale movimento riformista algerino, la Jami'yat al-'ulamā' (Associazione degli Ulema musulmani algerini), fondata nel 1931 da 'Abd al-Hamid Ibn Badis, in particolare condannò i suoi esponenti per aver alloggiato in un hotel costoso durante un viaggio a Parigi senza fare abbastanza per alleviare le sofferenze degli algerini comuni.
Dopo la seconda guerra mondiale Bennabi pubblicò diversi libri come Le phenomene coranique ("Il fenomeno coranico", 1946), Les conditions de la renaissance ("Le condizioni della rinascita", 1948) e La vocation de l'Islam ("La vocazione dell'Islam", 1954), che non furono ben accolti né dagli ulama tradizionali algerini né dai nazionalisti. Nel 1956 si recò in Egitto, dove ricevette molto più sostegno dalle autorità. Inizialmente ammirò il movimento dei Fratelli Musulmani di Ḥasan al-Bannā, ma poi ne prese le distanze e anzi approvò la sua repressione da parte di Nasser.
Nel 1963, un anno dopo l'indipendenza dell'Algeria, Bennabi tornò in patria e continuò a trovare difficoltà nel promuovere il dibattito intellettuale. Le autorità gli proibirono di lasciare il paese e monitorarono i suoi spostamenti. Gli fu concesso di uscire dal paese solo nel 1971, in occasione del pellegrinaggio alla Mecca. Con la moglie e le figlie visitò Egitto, Siria, Libano, Libia e Tunisia. Morì il 31 ottobre 1973, due anni dopo il suo ritorno dalla Mecca.
Il pensiero Bennabi fu fortemente influenzato dalla Muqaddima di Ibn Khaldun. Collegava lo sviluppo e la maturità delle civiltà agli individui che le abitavano e sosteneva che tutti gli individui attraversano tre fasi di sviluppo: l'età degli oggetti, un periodo infantile durante il quale gli individui non riescono a identificare nulla tranne la propria madre e imparano a conoscere cose nuove solo mettendole in bocca; l'età delle persone, una sorta di "adolescenza" in cui gli individui sviluppano maggiori legami sociali ed emotivi tra loro; e l'età delle idee, ovvero l'età della maturità, quando gli individui iniziano lentamente ad apprezzare i concetti astratti.
Sulla base di queste tre fasi dello sviluppo umano, Bennabi identificò tre categorie di civiltà umana: la nazione precivilizzata, la nazione civilizzata e la nazione postcivilizzata. La nazione precivilizzata è primitiva per natura ed equivale alla Jāhiliyya dell'Arabia preislamica. Le persone che abitano questo tipo di civiltà credono solo nelle cose che le circondano (come gli idoli) e sostengono fortemente uno stile di vita nomade. Una nazione civilizzata è invece sedentaria e, attraverso l'ascesa di sistemi etici complessi come l'Islam, sviluppa un nuovo carattere individuale olistico. La nazione postcivilizzata invece va incontro al declino a causa di una stagnazione delle idee e tende a focalizzarsi su questioni materiali, mentre lascia le questioni mondane a persone non qualificate. Per Bennabi qualsiasi tentativo di risolvere il problema di un popolo dovrebbe concentrarsi sulla sua civiltà: ad esempio i problemi che affliggono la Ummah erano storicamente contingenti e avevano portato a una grave carenza nella cultura musulmana.
Bennabi propose tre possibili approcci alla risoluzione di tali questioni: riformista, modernista e analitico. Riteneva che riformisti come Shekib Arslan, al-Kawākibī e Ahmad Rida si erano concentrati solo sull'autodifesa e sull'autogiustificazione, non su come trasformare l'immediata condizione sociale della Ummah, ed erano più interessati a sviluppare teorie che pratiche concrete. In campo modernista, per quanto ammirasse Abduh e al-Afghānī, li condannava per aver dedicato troppo tempo a criticare i nemici esterni e non abbastanza a considerare le cause interne della disgregazione dell'Islam. Sosteneva anche che la Risalāt al-tawḥīd di 'Abduh avesse dedicato troppo tempo a cercare di convincere i musulmani della superiorità dell'Islam e non abbastanza a cercare di riformare l'Ummah.
Secondo Bennabi, il rinnovamento della civiltà islamica non deve necessariamente significare l'imitazione cieca della cultura occidentale, anzi l'interazione con l'Occidente deve avvenire solo per conoscerne lo spirito. Credeva che l'inizio della civiltà fosse legato a tre elementi chiave, ovvero l'umanità (insān), il suolo (turāb) e il tempo (waqt). Dava particolare importanza al primo di questi, poiché senza l'umanità non può esistere civiltà. Per Bennabi "suolo" significava terra, la principale fonte di cibo e sostentamento per l'uomo, mentre il tempo era la la "guida" alla base della pianificazione e della produttività. A questi tre elementi accostava anche la religione o le idee spirituali, perché queste stimolano lo spirito a elevare la società al di sopra della sua stagnazione.
Il rinnovamento, secondo Bennabi, avviene tramite l'eliminazione della "cultura negativa", in quanto causa di arretratezza, e la costruzione e il nutrimento della "cultura positiva", in quanto capace di far rivivere la civiltà musulmana. Le componenti immateriali della cultura sono ritenute più solide e durature rispetto a quelle materiali, quindi una giusta selezione di esse aiuta a eliminare tutto ciò che è negativo. Nel suo libro Vocation de l'Islam suggeriva che il conflitto senza fine tra riformisti e modernisti non avrebbe fatto altro che danneggiare la Ummah a lungo termine, e che l'arretratezza nel mondo islamico era dovuta a una mentalità "anti-conoscenza" o "anti-intellettuale" che andava sradicata.
Opere Les conditions de la renaissance Vocation de l'Islam Le problème des idées dans le monde musulman Il problema delle idee nel mondo musulmano, a cura di Luigi Cozzi, prefazione di Sergio Noja, Milano, Casa della Cultura Islamica, 1998 Le phénomène coranique Lebbeik La lutte idéologique L'afro-asiatisme Islam et démocratie Dans le souffle de la bataille S.O.S Algérie Idée d'un commonwealth islamique Naissance d'une société Perspectives algérienne Mémoires d'un témoin du siècle (2 voll.) Le rôle du musulman dans le dernier tiers du 20ème siècle Le role du musulman dans le monde de l'economie Le livre et le milieu humain l'Oeuvre des orientalistes Contemplations Le musulman dans le monde de l'economie Memoires d'un temoin du siecle (6 voll. più 2 inediti)
Note
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