I Cavalli alati di Tarquinia sono un altorilievo etrusco in terracotta, databile ai primi decenni del IV secolo a.C., che decorava il frontone del grande tempio del santuario dell'Ara della Regina, sul pianoro della Civita di Tarquinia. Rinvenuto nel 1938, è conservato nel Museo archeologico nazionale di Tarquinia ed è considerato uno dei capolavori della coroplastica etrusca..
Scoperta Il gruppo fu scoperto nell'estate del 1938, durante gli scavi di Pietro Romanelli al tempio dell'Ara della Regina, in oltre cento frammenti dispersi sulla superficie della terrazza costruita davanti al tempio; restaurato, fu esposto al museo di Tarquinia già nell'autunno dello stesso anno.. Nonostante l'immediata celebrità presso il grande pubblico, l'opera ricevette a lungo scarsa attenzione negli studi sui rapporti fra arte greca ed etrusca, forse per la difficoltà di collocarla entro i criteri critici fissati dopo la scoperta dell'Apollo di Veio nel 1916.
Descrizione
La lastra raffigura una coppia di cavalli alati incedenti verso sinistra, poggiati su una bassa mensola; il margine destro mostra che i due animali erano aggiogati a un carro, del quale sopravvive il solo timone, raffigurato su una seconda lastra collocata in origine accanto alla prima. Il bordo superiore è tagliato obliquamente, con una pendenza di 22 gradi che corrisponde a quella del frontone; il rilievo, basso nella parte inferiore, si fa progressivamente tutto tondo all'altezza delle teste e delle ali, che si staccano dal fondo. Il restauro recente ha permesso di apprezzare la raffinatezza tecnica dell'opera e di distinguere il diverso colore dei due animali, l'uno chiaro e l'altro scuro, un accorgimento che avvicina il gruppo agli esiti della tradizione attica posteriore al Partenone e alla coeva pittura funeraria tarquiniese, come i cavalli della Tomba dei Demoni Azzurri.. Le analisi chimiche hanno accertato la produzione locale della lastra e di due frammenti a essa associati per stile, tecnica e composizione dell'argilla: la parte inferiore di una figura femminile dalla veste decorata a stelle e un vaso di forma chiusa..
Contesto e collocazione La dispersione dei frammenti sulla terrazza antistante il tempio ne conferma l'attribuzione alla terza fase dell'edificio (Tempio III), datata dalla stratigrafia ai primi decenni del IV secolo a.C.: in questa fase le fondazioni e il podio precedenti furono ampliati con una terrazza che inglobava le strutture dei templi I e II, portando la fronte a 25,50 metri di larghezza. L'analisi metrologica di Adriana Emiliozzi ha proposto tre possibili ricostruzioni del gruppo completo, con il carro occupato da una o due figure, larghe da 165 a 214 centimetri: dimensioni che rendono difficile la collocazione tradizionale su un mutulus laterale e orientano piuttosto verso la parte alta del frontone, forse un frontone «chiuso» con il gruppo al vertice, secondo un'idea già avanzata da Massimo Pallottino..
Interpretazione
I confronti più stringenti per le teste dei cavalli provengono dalla coroplastica siceliota, in particolare da due teste equine dall'acropoli di Gela del primo quarto del V secolo a.C.; le ali, estranee ai cavalli dell'arte greca continentale, rimandano a scene soprannaturali secondo uno schema diffuso soprattutto in Magna Grecia e in Sicilia, e riprendono la tradizione etrusca arcaica dei fregi fittili a tema equestre, trionfale e vittorioso, associati in particolare a Hercle. Proprio a Hercle appartengono due imprese raffigurate nelle terrecotte della prima fase del santuario, la lastra con i buoi di Gerione e l'altorilievo frontonale con l'Idra, segno di una continuità tematica di lunga durata.
Sulla base dei tre elementi superstiti del frontone, i cavalli, la figura femminile e il vaso chiuso, Giovanna Bagnasco Gianni ha proposto di riconoscere nel programma figurativo l'apoteosi di Eracle sul monte Eta, dopo lo spegnimento della pira: uno schema iconografico documentato dalla ceramica attica a figure rosse, come la pelike del Pittore di Kadmos, e dalla coeva ceramica apula. Nel registro superiore del frontone la biga dai cavalli alati avrebbe accolto l'auriga e l'eroe in atto di salirvi, mentre nel registro inferiore figure femminili con vasi si sarebbero disposte attorno ai resti della pira..
Note
Bibliografia
Approfondimenti Maria Bonghi Jovino, The Tarquinia Project: A Summary of 25 Years of Excavation, in «American Journal of Archaeology», 114, 2010, pp. 161-180. Maria Cataldi, Ilaria Reindell e Marina Santarelli, contributo sul restauro del gruppo (2008), citato in Bagnasco Gianni 2010.
Voci correlate Ara della Regina Tarquinia (città antica) Museo archeologico nazionale di Tarquinia
Categoria:Sculture etrusche Categoria:Tarquinia Categoria:Sculture in terracotta