Biografia

Primi anni di vita e istruzione Nato a Lugagnano Val d'Arda nel 1906 da un maestro elementare di idee socialiste, in seguito al servizio di leva svolto nel biennio 1930-31, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza presso l'Università di Parma. Avvenuta la laurea in legge, inizia la professione di avvocato civilista, con un ufficio a Lugagnano ed un altro a Piacenza.

Seconda guerra mondiale Nel 1940 viene richiamato alle armi e inviato in Dalmazia in un reparto di fanteria /guardie di frontiera, venendo successivamente promosso al grado di capitano.

In seguito all'8 settembre, Bersani si trova a Piacenza, riuscendo così a sottrarsi alla cattura e deportazione tedesca. Rifiutando l'arruolamento nella Repubblica di Salò, decide di riprendere il lavoro da avvocato nella città emiliana.

Il mese successivo, durante un incontro con un vecchio compagno di scuola collegato al CLN, il comunista Giuseppe Narducci, scambia idee politiche manifestando l'idea di ingaggiare immediatamente una lotta armata contro i nazifascisti e la disponibilità a contribuirvi. Narducci lo mette in contatto con il segretario dell’ancor piccola organizzazione piacentina del Pci, Paolo Belizzi, e con gli altri esponenti del CLN impegnati a promuovere il movimento di Resistenza. Dopo aver convinto ad entrare nel CLN in rappresentanza del Partito d’Azione un suo ex collega ufficiale in Dalmazia, Antonino La Rosa, Bersani incomincia ad attirare le attenzioni dei fascisti sul suo studio in via Castello n. 33 portandolo così a spostare lo studio legale al n. 4 di P.le Marconi. Le due stanze affittate, divengono luogo di organizzazione della attività antifasciste e della produzione di volantini di agitazione. Questa sede cospirativa verrà successivamente scoperta nell’aprile ’44 dalla polizia fascista che arresta l’ignaro proprietario, ma Bersani è ormai irreperibile perché impegnato nel territorio montano della Val d’Arda a contattare gruppi di ribelli.

La lotta partigiana

Nascita della 38ª Brigata Nell’alta Val d’Arda già nell’autunno del ’43 era sorto un primo gruppo di resistenti, ex jugoslavi sfuggiti il 9 settembre da campo di prigionia di Cortemaggiore, con alla guida Giovanni Lo Slavo. All’inizio del ‘44, con la crescita dei renitenti all’arruolamento della RSI – ex militari e giovani di leva – si formano altri gruppi: la banda "Prati" e la banda "Inzani" nella zona di Morfasso, e la banda di Primo Carini “Pip” di Gropparello. Le due bande morfassine, guidate da Giuseppe Prati e Pietro Inzani, erano entrambe legate alle brigate Garibaldi.

Bersani, che già aveva stabilito contatti e fatto pervenire nella zona armi e munizioni, all’inizio di aprile viene indicato dal CLN provinciale quale comandante della brigata partigiana della val d’Arda da costituirsi con l’unione di questi diversi gruppi. Si tiene un convegno l’11 aprile con i capi locali a Settesorelle di Vernasca in cui viene decise il nuovo assetto organizzativo in cui viene indicato Prati quale vice comandante e viene insediato il Comando sulle prendici del Monte Lama.

Bersani, con il soprannome di Paolo Selva, – verrà poi chiamato dai suoi partigiani “Capitan Selva” - prenderà così le redini della neonata 38ª Brigata Garibaldi. La nuova formazione rimane però caratterizzata dalla tendenza all'autonomina delle vecchie bande e dei loro capi. Bersani promuove la strutturazione dei primi 150  aderenti in distaccamenti dislocati ognuno in una specifica zona dell’alta Val d’Arda e, con l'arrivo di nuovi ribelli dalla pianura, provvede a costituire anche un distaccamento, chiamato “Compagnia comando”, che fa più direttamente capo a lui. Viene affiancato, quale Commissario politico della brigata, dall'antifascista Pio Godoli - cl. 1912 e originario di Forlì -, detto Renato.

Nella notte fra il 15 ed il 16 maggio 1944, grazie ad un approvvigionamento aereo alleato, arrivano le armi attese; il numero fornito dalle forze anglo-statunitensi si rivela relativamente scarso ammontando a qualche decina di Sten.

Operazioni in Val d'Arda Dopo mesi di azioni episodiche delle singole formazioni partigiane, dal mese di maggio la lotta partigiana in Val d'Arda si sviluppa in modo coordinato, mirando alla cacciata dalla valle i presidi militari del regime fascista. Il 24 maggio, dal municipio di Morfasso Capitan Selva comunica al comune di Piacenza la liberazione del territorio e l'assunzione, da parte del Comando della brigata, della sua amministrazione. Nei giorni seguenti vennero liberati anche i comuni di Gropparello e Vernasca, oltre al paese di Rustigazzo.

Inizialmente le forze fasciste si ritrovarono impreparate, ma grazie a rinforzi giunti da Piacenza, in alta Val d'Arda venne effettuato un imponente rastrellamento della zona. Bersani con il suo gruppo aveva riparato nel comune di Ferriere, ma, passato il rastrellamento, ritorna in Val d’Arda, colloca il Comando nell’abitato di Colombello sopra Prato Barbieri e riorganizza la brigata su sei distaccamenti collocati in punti strategici. Viene in breve ripreso il controllo sul territorio dei comuni di Morfasso, Vernasca e parte di Gropparello. Il 20 giugno, dopo una lunga e dura battaglia viene costretto alla resa anche il grosso presidio fascista di Lugagnano.

Morte Entro il mese di giugno le formazioni partigiane sono cresciute anche nelle altre vallate piacentine.

Nel ritorno in Val d’Arda, Bersani e i suoi uomini mostrano altre qualità: intraprendenza, ingegnosità e coraggio. Scendono infatti in pianura, s’impadroniscono di tre automezzi e con i due sottratti ai militari tedeschi si mettono addirittura in coda ad un loro convoglio militare e poi lo sorpassano. Questa e però l’ultima missione di Capitan Selva. In Val d’Arda trovano che è in atto un nuovo grande rastrellamento antipartigiano. Non si tirano indietro. Proprio Bersani, a Tabiano di Lugagnano, il 19 luglio, guida l’attacco dei suoi uomini ad un reparto nemico. Ma in questo combattimento il movimento partigiano piacentino perde con lui il suo primo maggior protagonista.

Bersani lascia una formazione già in crisi per gli avvenimenti bellici orfana di quella figura che aveva saputo tenere insieme le varie anime della Resistenza valdardese. Il nuovo comandante, colui che presiederà a nuove e più mature forme di controllo del territorio liberato, sarà Giuseppe Prati, ex sottufficiale di Morfasso.

Memoria In seguito della sua dipartita, la 38ª Brigata Garibaldi prese il suo nome.

A Tabiano, località in cui ha trovato la morte, è stata creata una statua in suo onore.

Onorificenze

Note

Annotazioni

Fonti

Bibliografia

Categoria:Studenti dell'Università degli Studi di Parma Categoria:Brigate Garibaldi Categoria:Vittime di dittature nazifasciste Categoria:Medaglie d'argento al valor militare Categoria:Partigiani italiani