Roselle (in latino Rusellae, in greco antico Ῥουσέλλαι o Ῥουσίλλαι) è stata una città etrusca e poi romana dell'Etruria settentrionale, sorta su due rilievi affacciati sull'antico lago Prile, sulla sponda opposta rispetto a Vetulonia, nel territorio dell'odierno comune di Grosseto.

L'insediamento, disperso in forme diffuse sui rilievi che facevano corona alla laguna, si concentrò sulle due alture a partire dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C.; nel corso del VI secolo a.C. la città si dotò di una cinta in opera poligonale di oltre tre chilometri, che racchiudeva circa 45 ettari. Conquistata da Roma nel 294 a.C. dal console Lucio Postumio Megello, fu ascritta alla tribù Arnensis quando nell'89 a.C. ottenne la cittadinanza romana e divenne colonia fra l'età triumvirale e quella augustea, conoscendo tra il I e il II secolo d.C. la fase di maggiore prosperità. Sede vescovile almeno dal 499, cessò di essere città nel 1138, quando la cattedra episcopale e il titolo di civitas furono trasferiti a Grosseto.

I resti della città sono oggi visibili nell'area archeologica di Roselle, che ne conserva le mura, il foro e i principali edifici di età romana.

Toponimo Il nome etrusco della città non è attestato: le iscrizioni etrusche restituite dal sito non registrano il toponimo..

La forma latina Rusellae, con l'etnico Rusellani, ricorre in Tito Livio; quella greca Ῥουσέλλαι o Ῥουσίλλαι, con l'etnico Ῥουσιλλανοί, in Tolomeo e in Dionigi di Alicarnasso. Nelle fonti tardoantiche compare la forma Rosella, con l'etnico Rosellanus..

Fonti antiche

Le fonti letterarie su Roselle sono poche e quasi tutte di provenienza romana. La menzione più antica è quella di Dionigi di Alicarnasso, che alla fine del VII secolo a.C. colloca i Rosellani fra i popoli etruschi intervenuti a fianco dei Latini contro Tarquinio Prisco, insieme a vetuloniesi, volterrani, aretini e chiusini.Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, III, 51, 4; . Camporeale osserva che la notizia trova una qualche corrispondenza nella realtà archeologica locale, perché nella seconda metà del VII secolo Roselle era già un'entità urbana, anche ammettendo che la tradizione si sia formata tardi, per celebrare un passato prestigioso..

Le altre notizie riguardano tutte i rapporti con Roma e si devono a Tito Livio: gli scontri nell'agro rosellano del 302 a.C., l'espugnazione della città da parte del console Lucio Postumio Megello nel 294 e l'invio di grano e di legname per le navi di Scipione nel 205.Tito Livio, Ab Urbe condita, X, 4-5; X, 37; XXVIII, 45, 18; . Plinio il Vecchio elenca Roselle fra le colonie e ricorda, come Cicerone, la laguna del lacus Prilius; il toponimo compare inoltre in Tolomeo e, in età tardoantica, negli atti dei sinodi romani trasmessi da Cassiodoro.

Assai più consistente è la documentazione epigrafica di età romana, che ha restituito dati sulle istituzioni cittadine, sui culti e sul culto imperiale. Le iscrizioni etrusche sono invece poche decine, in massima parte brevi graffiti di carattere privato su vasellame, e la città non coniò mai moneta.

Storia delle ricerche

Alle elucubrazioni di Annio da Viterbo appartiene la leggenda, riportata dal Vaticanus Latinus 6263, che vuole Roselle fondata da Piseus insieme a Pisa, Fiesole, Chiusi, Volterra e Populonia.. Abbandonato il sito nel medioevo, alla metà del Cinquecento la memoria della sua ubicazione era perduta, tanto che Leandro Alberti collocava Roselle a Bagni San Filippo, presso Radicofani. La prima descrizione del sito e il riconoscimento della sua identità si devono all'erudito senese Giovanni Antonio Pecci, che scriveva a metà Settecento, quando il circuito delle mura era ancora quasi integro e l'area era utilizzata come cava di pietre già squadrate.. Nel 1774 il canonico Boldrini riportò in luce i resti dell'anfiteatro, di cui padre Leonardo Ximenes fornì una pianta insieme a quella del circuito murario..

Nel 1842 Alessandro François esplorò alcune tombe a camera sui poggi circostanti, e fra il 1858 e il 1863 l'Accademia La Colombaria promosse una serie di campagne, i cui materiali confluirono nelle collezioni del Museo Etrusco di Firenze.. Nel 1908 Angiolo Pasqui condusse per conto di Luigi Adriano Milani i saggi sul Tino di Moscona, ma nessuno estese le ricerche all'area urbana, al punto che nel 1912 Milani annotava con amarezza che «Roselle è in attesa»; la frase sarebbe stata ripresa da Ranuccio Bianchi Bandinelli nel 1925..

Nel 1927 nacque a Grosseto la Società Pro Roselle, che si proponeva di far riprendere gli scavi nella città etrusca; ottenuto un primo stanziamento dal ministero, l'associazione avviò l'indagine dell'edificio termale ai piedi della collina Nord, ma i fondi si esaurirono presto e con essi l'impresa. Solo nel 1942 Antonio Minto poté riprendere le ricerche, interrotte quasi subito dagli eventi bellici..

Gli scavi condotti secondo un programma scientifico cominciarono nel 1957, con la concessione ottenuta dall'Istituto archeologico germanico, che nel biennio 1957-1958 affrontò con Rudolf Naumann e Friedrich Hiller il problema della cinta muraria e saggiò la terrazza del tempio sulla collina Sud; dal 1959 la Soprintendenza fiorentina aprì una campagna sistematica, diretta per molti anni da Clelia Laviosa, nata da una spinta dell'Istituto di studi etruschi, che per l'occasione aveva costituito una «Commissione per Roselle» affidata alla presidenza di Bianchi Bandinelli..

Roselle è fra le poche grandi città dell'Etruria propria in cui lo scavo ha avuto per obiettivo l'abitato invece dei sepolcreti; l'esito è stato però in parte deludente, perché ciò che è emerso con maggiore evidenza appartiene all'età romana e ha spesso cancellato le fasi etrusche sottostanti.. A questo si aggiunge il fatto che al fervore delle indagini sul campo non ha corrisposto un pari impegno nella pubblicazione, nota solo attraverso relazioni preliminari e schede di notiziario..

Il sito e il territorio

L'abitato occupava i due rilievi calcarei del poggio di Mota, convenzionalmente detti collina Nord e collina Sud, alti rispettivamente 177 e 192 metri e separati da una valletta che si apre verso occidente. La cinta muraria di età arcaica, lunga 3.170 metri, racchiude entrambe le alture e delimita un'area di circa 45 ettari.; .Le stime della superficie urbana oscillano: circa 60 ettari in , 40 ettari nei valori impiegati per l'analisi XTENT di . Stephan Steingräber ha stimato per la città una popolazione di circa 12.000 abitanti, contro i 25.000 di Populonia, i 17.000 di Vetulonia e i 5.000 di Chiusi: .

La città dominava il lacus Prilius, la laguna ricordata da Cicerone e da Plinio il Vecchio, progressivamente interratasi in età altomedievale fino a ridursi a palude.. Dalle porte urbiche si dipartivano le direttrici verso l'Ombrone, asse navigabile verso l'Etruria interna e verso il mare, verso il Prile e Vetulonia sul lato occidentale e verso le Colline Metallifere a nord-est..

I limiti del territorio sono stati ricostruiti in gran parte per via retrospettiva, presupponendo che le circoscrizioni diocesane altomedievali ricalchino i territori delle città antiche, un criterio di cui gli stessi studiosi segnalano i limiti.. A sud il confine naturale era il crinale fra la valle dell'Ombrone e quella dell'Albegna; a est il fiume Orcia e il Monte Amiata separavano il rosellano dal territorio di Chiusi, con una linea forse coincidente con il torrente Ente, oltre il quale, a oriente, si trovava il santuario di confine di Poggio alle Bandite, presso Seggiano. Per Giovannangelo Camporeale la città controllava con ogni probabilità il versante nord-occidentale dell'Amiata, da cui saranno venuti gli abeti forniti a Scipione nel 205 a.C., mentre non doveva estendersi molto verso le Colline Metallifere, area di pertinenza vetuloniese..

Il confine settentrionale è il più discusso, perché legato alle alterne vicende dei rapporti con Vetulonia. Secondo Stefano Bruni il territorio vetuloniese fu aggiunto a quello rosellano a partire dal IV secolo a.C.; Alessandro Sebastiani e Mariagrazia Celuzza osservano invece che la notizia non trova riscontro documentario.. Sul piano dimensionale il confronto resta squilibrato, perché Vetulonia si estendeva su circa 120 ettari, tanto che Mariagrazia Celuzza, Matteo Milletti e Andrea Zifferero hanno prospettato l'ipotesi che in fase protourbana Roselle fosse un oppidum dipendente da un'organizzazione territoriale più ampia facente capo al centro vicino..

Al rapporto fra i due centri è stato applicato anche un modello quantitativo. David Redhouse e Simon Stoddart hanno elaborato con la tecnica XTENT le estensioni dei territori politici dell'Etruria a partire dalla dimensione e dalla distanza reciproca dei centri: nel loro modello il territorio di Vetulonia assorbe quello di Roselle, ed è uno dei due soli casi in cui i risultati contraddicono apertamente lo sviluppo storico noto, dato che fu invece Roselle ad assumere progressivamente il ruolo di maggiore rilievo nell'area. Gli autori attribuiscono lo scarto a condizioni politiche locali e indicano fra i fattori non considerati dall'analisi il peso dell'Ombrone e delle comunicazioni con l'entroterra..

Storia Le origini e la formazione dell'abitato

La frequentazione dell'area gravitante attorno al Prile risale alla tarda età del bronzo. Nel 1908 Angiolo Pasqui impegnò due settimane in alcuni saggi sul vicino Tino di Moscona e vi riconobbe strutture a secco e i resti di una cinta di mura grossolane attribuibili al Bronzo finale; sul pendio, in località Grascetone, incontrò un nucleo di tombe a pozzetto della stessa epoca, ridotte quasi ovunque in frammenti. Lo scavo non ebbe una edizione, e la natura di quell'insediamento resta indefinita.. Di epoca villanoviana sono le tombe a pozzetto individuate sui fianchi del poggio di Mota e del vicino poggio di Moscona, insieme al piccolo sepolcreto di Nomadelfia, tre o quattro chilometri verso nord-est, i cui corredi risultano molto prossimi a quelli restituiti negli stessi anni dalle necropoli di Vetulonia..

Le due colline risultano abitate dalla seconda metà dell'VIII secolo a.C. da nuclei di capanne disposte irregolarmente, circondate da ampi spazi destinati al pascolo e alla coltivazione.; . Le testimonianze del Bronzo finale e della prima età del Ferro restano scarse, e per Erik Nielsen e Gregory Warden restituiscono l'immagine di un sito in ombra rispetto ai centri vicini, con Roselle nel ruolo di scalo tributario di Vetulonia, in un rapporto paragonabile a quello fra Marsiliana e Vulci.. Bruni osserva a sua volta che il centro non sembra costituirsi che in un momento piuttosto avanzato della seconda fase dell'età del Ferro.

L'età orientalizzante

Nell'Orientalizzante medio la valletta compresa fra le due colline, destinata in età romana ad accogliere il foro, conobbe una trasformazione profonda con la costruzione di un complesso in mattoni crudi che ne divenne il cuore comunitario, pubblico e sacro, al quale si addossarono strutture capannicole.. L'edificio, noto come «Casa con recinto», ha pianta circolare all'interno, di circa 4,50 metri di diametro, e quadrangolare all'esterno, ed è incluso in un ampio recinto rettangolare di 26 per 7,50 metri; il tetto, in assenza di laterizi, doveva essere stramineo. Al suo interno e nel recinto adiacente sono stati rinvenuti, oltre a ceramica domestica, i resti di un focolare, un'olla con iscrizione di dono, pesi da telaio, frammenti di una kotyle protocorinzia e un attingitoio di bucchero forse ceretano, e un'iscrizione con il testo aiser, «dèi».