Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi è un progetto nazionale promosso dal Ministero della Cultura per la conoscenza, la selezione, la documentazione e la valorizzazione dell'architettura contemporanea italiana. La piattaforma raccoglie oltre cinquemila edifici, complessi, infrastrutture e aree urbane, individuati attraverso campagne di ricerca sviluppate sull'intero territorio nazionale secondo una metodologia comune.

Avviato nel 2002 dall'allora Direzione generale per l'Arte e l'Architettura contemporanee (DARC) come Censimento nazionale delle architetture del secondo Novecento, il progetto assume il 1945 come limite cronologico iniziale e costruisce progressivamente un quadro dell'architettura italiana del dopoguerra attraverso la collaborazione con università, istituzioni territoriali, fondazioni e centri di ricerca.

Storia

La nascita del Censimento si inserisce nelle attività avviate dal Ministero all'inizio degli anni Duemila per ampliare la conoscenza dell'architettura italiana contemporanea e predisporre strumenti capaci di documentarne la consistenza, la diffusione territoriale e i valori storico-critici.

Nella fase originaria la ricognizione fu coordinata, per la Direzione generale per l'Arte e l'Architettura contemporanee, da Margherita Guccione, direttrice del Servizio Architettura contemporanea, che fu responsabile scientifica delle ricerche condotte dalla Direzione generale tra il 2001 e il 2009 in collaborazione con tredici università italiane.

Le ricerche furono impostate fin dall'inizio su base territoriale. La costruzione di un quadro nazionale dell'architettura del secondo dopoguerra richiedeva infatti una metodologia comune, ma anche la partecipazione di gruppi di studio capaci di ricostruire le differenti vicende architettoniche, urbanistiche e professionali delle singole regioni.

Nel 2005 il Ministero presentò una prima selezione nazionale delle architetture del secondo Novecento insieme a una ricerca dedicata a novanta architetture contemporanee di Roma. La giornata di studio organizzata per l'occasione dedicò una specifica sessione ai criteri e ai metodi di selezione delle opere.

Negli anni successivi il Censimento fu ampliato attraverso nuove campagne territoriali, ricerche bibliografiche e archivistiche, sopralluoghi, documentazione fotografica e revisione delle schede già realizzate.

Tra il 2019 e il 2022 il progetto fu sottoposto a una revisione complessiva, accompagnata dall'aggiornamento della piattaforma informatica e dal progetto Ereditare il presente. Architettura italiana dal 1945, sviluppato dalla Direzione generale Creatività Contemporanea insieme alla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Nel 2023 fu resa pubblica la nuova piattaforma, che raccoglieva allora quasi cinquemila schede e che è stata successivamente ampliata.

Metodologia

Il Censimento seleziona le opere attraverso una metodologia nazionale fondata su sette criteri di qualità, che combinano ricezione bibliografica e critica, significatività storica, innovazione architettonica e rapporto con il contesto.

I primi due criteri riguardano la presenza dell'opera nella letteratura specialistica:

presenza in almeno tre studi storico-sistematici sull'architettura contemporanea di livello nazionale o internazionale; illustrazione in almeno due riviste di architettura di livello nazionale o internazionale.

Gli altri cinque riguardano differenti aspetti dell'opera:

riconosciuta importanza nel panorama dell'architettura nazionale del periodo, anche in rapporto al dibattito e alla ricerca architettonica; ruolo significativo nell'evoluzione del tipo edilizio oppure sperimentazione di innovazioni distributive e funzionali; innovazione nell'impiego dei materiali o nelle tecnologie costruttive; progettazione da parte di una figura di rilievo nazionale o internazionale; particolare valore qualitativo nel contesto urbano.

Non è necessario che un'architettura soddisfi l'intera griglia. A ogni scheda sono associati i criteri riconosciuti nel corso della ricerca, e la piattaforma consente di interrogare le opere anche in base al loro numero.

Il numero dei criteri ha carattere quantitativo e non costituisce un punteggio ponderato: indica quanti dei sette criteri sono stati attribuiti alla singola opera. Due architetture con lo stesso numero possono quindi rispondere a combinazioni differenti; alle opere con sette criteri è invece attribuita l'intera griglia metodologica.

Campagne territoriali e struttura della banca dati

La metodologia nazionale è applicata attraverso campagne regionali sviluppate da università, fondazioni, strutture ministeriali ed enti di ricerca. L'impostazione territoriale consente di leggere la produzione architettonica italiana tenendo conto delle differenti culture regionali, delle vicende urbane, delle tradizioni professionali e della diversa consistenza della documentazione disponibile.

Accanto alle opere già consolidate nella storiografia nazionale, le campagne possono così individuare episodi meno conosciuti ai quali siano riconosciuti valori tipologici, tecnologici, urbani o storico-critici previsti dalla metodologia comune.

Le schede raccolgono informazioni relative alla denominazione e alla localizzazione delle opere, alla cronologia del progetto e della costruzione, alla tipologia, alle destinazioni d'uso, agli autori, alla storia dell'edificio, ai caratteri architettonici e costruttivi, allo stato di conservazione, alla bibliografia, alla documentazione fotografica, agli eventuali provvedimenti di tutela e ai criteri attribuiti.

La piattaforma permette di combinare queste informazioni attraverso ricerche per autore, denominazione, tipologia, territorio, cronologia e numero dei criteri, trasformando il Censimento da semplice repertorio di schede in uno strumento di confronto interno all'architettura italiana del dopoguerra. Distribuzione del corpus

La consistenza del Censimento presenta una distribuzione territoriale e tipologica articolata. Alla consultazione del 10 agosto 2026 la banca dati comprendeva complessivamente architetture, distribuite fra tutte le regioni italiane e fra le diverse categorie tipologiche utilizzate dalla piattaforma.Dati ricavati dagli export CSV ufficiali disponibili nelle schede regionali del Censimento, unificati sulla base dell'identificativo delle singole opere; consultazione del 10 agosto 2026.

I due sistemi di classificazione consentono di osservare il corpus da prospettive differenti. La distribuzione regionale rende leggibile la consistenza delle diverse ricognizioni territoriali, mentre quella tipologica mette in relazione opere accomunate dalla destinazione d'uso o, in alcuni casi, dalla natura dell'intervento. Entrambe possono essere ulteriormente combinate con i criteri di qualità e con gli intervalli cronologici.

Distribuzione regionale

Le opere risultavano distribuite fra le venti regioni italiane nel modo seguente:

Regione Opere Regione Opere Lombardia 733 Abruzzo 200 Lazio 515 Marche 193 Emilia-Romagna 453 Trentino-Alto Adige 181 Toscana 393 Liguria 164 Campania 335 Molise 150 Sicilia 298 Umbria 124 Puglia 292 Sardegna 120 Veneto 280 Basilicata 115 Piemonte 251 Calabria 112 Friuli-Venezia Giulia 208 Valle d'Aosta 50

La consistenza dei repertori regionali è quindi molto differenziata: si passa dalle 733 opere della Lombardia alle 50 della Valle d'Aosta. I valori descrivono lo stato della banca dati alla data della consultazione e possono modificarsi con l'inserimento di nuove schede o con la revisione delle campagne territoriali.

La distribuzione numerica non costituisce di per sé una misura dell'importanza relativa delle diverse produzioni regionali, ma documenta la composizione territoriale del corpus costruito attraverso le campagne di ricerca.

Distribuzione tipologica

La distribuzione per tipologia presenta una frammentazione ancora maggiore. Le categorie più numerose comprendono le abitazioni unifamiliari, gli edifici per il culto, le abitazioni plurifamiliari, le scuole e gli edifici polifunzionali; accanto a queste compaiono categorie numericamente più circoscritte, riferite a specifiche funzioni o forme di insediamento.

Alla stessa data la distribuzione era la seguente:

Tipologia Opere Tipologia Opere Abitazioni unifamiliari 501 Edifici per la promozione culturale 79 Edifici per il culto 415 Sedi del settore terziario 73 Abitazioni plurifamiliari 378 Infrastrutture 72 Scuole 344 Municipi 64 Edifici polifunzionali 332 Sedi di enti pubblici e istituzioni 50 Complessi residenziali 269 Centri di ricerca 49 Edilizia residenziale pubblica 237 Parchi e Giardini 44 Interventi di recupero e trasformazione 231 Impianti idrici, elettrici o idroelettrici 43 Edifici per attività produttive 173 Palazzi di Giustizia e Tribunali 41 Strutture ricettive 149 Biblioteche e Archivi 40 Università - Campus 133 Edifici per attività agricole 34 Musei e Aree archeologiche 131 Monumenti 33 Istituti di credito e assicurativi 120 Padiglioni espositivi 29 Edifici per uffici 117 Centri direzionali 29 Edifici per i trasporti 103 Abitazioni bifamiliari 28 Attrezzature sportive 94 Grattacieli 27 Strutture sanitarie 92 Insediamenti 25 Edifici per attività assistenziali e spirituali 89 Fiere 21 Edifici per il commercio 87 Edifici per la ristorazione 20 Quartieri 84 Stabilimenti termali 15 Cimiteri 83 Edifici militari e di pubblica sicurezza 13 Edifici per lo spettacolo 83 Stabilimenti Balneari 9 Spazi pubblici 80 Edilizia carceraria 4

La metodologia del Censimento precisa che le categorie tipologiche sono riferite prevalentemente alle destinazioni d'uso e non al tipo edilizio in senso stretto. Fra esse compare tuttavia anche «Interventi di recupero e trasformazione», che con 231 opere descrive direttamente la natura dell'intervento anziché la funzione dell'edificio.

Questa particolarità è rilevante perché la classificazione tipologica non consente, da sola, di ricostruire in maniera esaustiva il rapporto fra nuova costruzione e trasformazione dell'architettura preesistente: restauri, ristrutturazioni, riconversioni e altre forme di intervento sul costruito possono infatti essere classificate anche secondo la funzione dell'opera.

I dati territoriali e tipologici descrivono l'intero corpus indipendentemente dal numero dei criteri attribuiti alle singole architetture. Applicando alla stessa banca dati il filtro relativo ai sette criteri si individua invece un sottoinsieme assai più ristretto, del quale possono essere nuovamente osservate sia la distribuzione territoriale sia quella tipologica.

Le opere con tutti e sette i criteri

Un particolare sottoinsieme del Censimento è costituito dalle opere alle quali sono attribuiti tutti e sette i criteri.

L'applicazione di due finestre cronologiche consecutive di uguale durata mette in evidenza una notevole differenza nella consistenza dei risultati. Considerando separatamente gli intervalli 1945–1984 e 1985–2024, la ricerca delle opere alle quali è attribuita l'intera griglia metodologica restituisce rispettivamente 127 e 15 architetture. La scansione nei due quarantennî costituisce una modalità analitica di lettura della banca dati e non una periodizzazione adottata dal Ministero.Dati ottenuti dalla banca dati ministeriale selezionando «Rispondenza a n. di criteri: 7» e applicando separatamente gli intervalli cronologici 1945–1984 e 1985–2024; consultazione del 10 agosto 2026.

I due valori non costituiscono una suddivisione esaustiva dell'intero insieme nazionale delle opere a sette criteri: alcune architetture hanno infatti cronologie che attraversano il limite del 1985 e non ricadono integralmente in nessuna delle due finestre così definite. Il confronto mantiene tuttavia omogeneo il criterio temporale, applicando la stessa durata ai due periodi. La piattaforma consente infatti di combinare l'intervallo cronologico con gli altri filtri di ricerca.