Santa Maria Maddalena e San Paolo eremita sono due dipinti a olio su tela di identiche dimensioni (178 × 233 cm), eseguiti da Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databili al 1652-1655 e conservati nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. Storia I due dipinti furono riscoperti da Sir Denis Mahon nei depositi della Pinacoteca Nazionale di Bologna nel corso delle ricerche condotte in preparazione della mostra del 1968.

Un possibile riferimento alle opere si trova già nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, che, ricordando la produzione rimasta nella casa del pittore dopo la sua morte, scrive: «Fece ancora altre pitture per casa propria, e molte teste e mezze figure per altri. Come si vedrà à suo luogo». online online

Più avanti, nell'elenco delle opere rimaste nella casa del Guercino, Malvasia menziona «Quattro quadri grandi di Santi penitenti Maddalena, Paolo Eremita, Gio. Battigia, e Girolamo, d'estrema bellezza». online online

Santa Maria Maddalena e San Paolo eremita, per il loro formato, appaiono particolarmente adatti a una destinazione domestica e sembrano quindi corrispondere bene ai dipinti ricordati da Malvasia tra quelli rimasti nella casa del Guercino. Degli altri due santi menzionati dallo storico, il San Girolamo è perduto ed è noto soltanto attraverso alcune copie, mentre del San Giovanni Battista l'ultima ubicazione nota è la collezione Feigen di New York.

Le vicende della Santa Maria Maddalena e del San Paolo eremita sono documentate con una certa precisione da una lettera del 17 febbraio 1694 del pittore Marcantonio Franceschini, allora incaricato di reperire opere sul mercato bolognese per il principe Giovanni Adamo I del Liechtenstein (1658-1712). Franceschini riferisce di aver ricevuto da Benedetto Gennari, nipote del Guercino, una nota dei quadri ancora invenduti nella casa del pittore, tra i quali figuravano, fra le opere di maggior pregio, una Madonna della neve, una Maddalena e un San Paolo.

I due dipinti sono descritti nella lettera nei seguenti termini: «Due quadri compagni per il longo piedi sei, e per l'alto piedi quattro e mezzo, nell'uno dei quali vi è una S. Maria Maddalena figura intera giacente addormentata nel deserto. Nell'altro v'è un S. Paolo primo eremita, in ginochioni, che stà per ricevvere dal corvo il solito pane, che giornalmente le portava, per comando della divina provvidenza. Il loro ultimo pezzo è di doppie ottanta per ciascheduno, cioè è 160 tutti e due.»

Ma questo primo tentativo di vendita non ebbe seguito, così come un secondo, effettuato cinque anni più tardi, poiché il principe del Liechtenstein esigeva categoricamente opere appartenenti alla prima maniera del Guercino. Franceschini, pur sottolineando il valore dei dipinti, rilevava che essi non appartenevano alla fase giovanile del pittore e segnalava inoltre alcune perdite di colore.

Le opere rimasero invendute, come risulta dall'inventario fatto redigere il 31 ottobre 1719 dagli eredi di Benedetto Gennari (Cento, 19 ottobre 1633 – Bologna, 9 dicembre 1715), Giovanni Francesco e Filippo Antonio. In quell'occasione il San Paolo eremita e la Santa Maria Maddalena furono valutati 600 lire ciascuno e figuravano ancora, insieme agli altri due dipinti, nel gruppo dei quattro santi penitenti.

Degli altri due dipinti, il San Giovanni Battista, dopo diversi passaggi di proprietà, entrò nella collezione Feigen di New York; l'ultima vicenda nota è la sua presentazione a un'asta Christie's nel 2019, dalla quale fu tuttavia ritirato prima della vendita. Il San Girolamo, invece, è oggi perduto ed è noto soltanto attraverso copie. La Santa Maria Maddalena e il San Paolo eremita rimasero invece insieme. Intorno alla metà del Settecento, in una data non precisata, entrarono nella raccolta della famiglia Zambeccari, dove sono documentati nell’Inventario dei Quadri, Pitture, Disegni, Scolture, Mobili ed altro appartenuti al marchese Giacomo Zambeccari, redatto il 15 marzo 1796. Nel 1883 furono acquisiti dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, ma vennero destinati ai depositi, dove rimasero fino al 1968, quando furono riconosciuti da Sir Denis Mahon nel corso delle ricerche condotte in occasione della mostra bolognese dedicata al Guercino.

I due dipinti si trovano in ottimo stato di conservazione, fatta eccezione per alcune alterazioni riconducibili a un antico e maldestro intervento, probabilmente eseguito nel tentativo di rimuovere una ridipintura che copriva le nudità della Maddalena. Dopo essere stati sottoposti a pulitura e restauro, furono esposti per la prima volta nella mostra L'arte del Settecento Emiliano, tenutasi a Bologna nei Palazzi del Podestà e di Re Enzo dall'8 settembre al 25 novembre 1979. Successivamente comparvero nella mostra Il Guercino. Giovanni Francesco Barbieri (1591-1666), a cura di Denis Mahon, allestita tra Bologna, Museo Civico Archeologico, e Cento, Pinacoteca civica e chiesa del Rosario, dal 6 settembre al 10 novembre 1991. Descrizione

San Paolo eremita Nel San Paolo eremita il santo è immerso in un ampio scenario naturale, ricco di boschi e corsi d'acqua, che a prima vista potrebbe evocare un paesaggio arcadico. Le rocce in primo piano e la ruvida corteccia dell'albero sulla sinistra introducono tuttavia una nota più aspra, richiamando la durezza della vita eremitica. San Paolo è raffigurato nell'atto di accogliere il pane portato dal corvo, con un gesto ampio e solenne. La figura si inserisce armoniosamente nel paesaggio, che conserva una marcata impronta naturalistica e partecipa, senza sovrastarla, alla narrazione dell'episodio.

Santa Maria Maddalena La Santa Maria Maddalena è raffigurata distesa nel paesaggio, in una posa raccolta e abbandonata al sonno. La figura occupa gran parte del primo piano, mentre alle sue spalle si apre un ampio scenario naturale, articolato da alberi, rocce e lontananze.

Nonostante il rilievo conferito alla figura della santa, il paesaggio conserva un ruolo di primo piano nella composizione: le pause tra le masse vegetali e gli spazi aperti accompagnano il ritmo disteso della scena, mentre la gamma cromatica, impostata prevalentemente su tonalità naturali, contribuisce alla sua atmosfera quieta e meditativa. Stile Nei due dipinti il paesaggio assume un'ampiezza insolita ed è reso con un tocco sciolto e libero, come sottolineato da Denis Mahon. Guercino sembra cercare un equilibrio tra monumentalità e leggerezza, tra aspirazione ideale e naturalezza umana, affidandosi a una pittura ormai sostenuta dalla piena esperienza dell'artista. La semplificazione delle forme, la delicatezza del tocco e la sensibilità cromatica caratterizzano questa fase tarda. Si avverte inoltre con particolare evidenza l'attrazione esercitata dal classicismo di Guido Reni, che orientò Guercino verso una fattura più morbida, una maggiore misura compositiva e l'impiego di tonalità più soffuse, spesso prossime ai toni pastello. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti su Maria Maddalena Categoria:Dipinti su Paolo di Tebe Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti nella Pinacoteca nazionale di Bologna