Le Pays d'Arto è un film del 2025 diretto da Tamara Stepanyan.

Trama Céline arriva in Armenia per la prima volta al fine di regolarizzare la morte del marito, Arto, suicidatosi qualche mese prima. Céline è rimasta sola con due figli: al fine di assicurare loro la cittadinanza armena, è necessario ritrovare l'atto di nascita del padre; tuttavia, negli archivi non riesce a trovare nulla. C'è una corrispondenza con un Arto dal cognome diverso: in questo momento, ella scopre che lui le ha mentito: Arto ha combattuto in guerra, ha assunto una nuova identità ed è considerato un disertore. In questo modo inizia il nuovo viaggio di Céline: il confronto con il passato di Arto.

Produzione

Le riprese del film sono state effettuate a Gyumri, seconda città più grande d'Armenia. La lavorazione è iniziata l'8 giugno 2024 e le riprese hanno richiesto sette settimane; le scene a Parigi sono state completate in una giornata.

Distribuzione Le Pays d'Arto è stato proiettato come film d'apertura al Locarno Festival 2025 il 6 agosto in Piazza Grande; un'altra proiezione ci fu il 18 settembre per la sezione "A Window on Asian Cinema" del Busan International Film Festival. La première nordamericana è avvenuta in occasione del 41° Santa Barbara International Film Festival a febbraio 2026; il 12 luglio, invece, il film ha aperto il 23° Golden Apricot Yerevan International Film Festival. In Italia, il film è stato presentato nella sezione "Meridiana" del Bari International Film Festival il 27 marzo 2026.

Il film è stato distribuito nelle sale francesi da Pan Distribution a partire dal 31 dicembre 2025.

Accoglienza Incassi Distribuito nelle sale francesi, Le Pays d'Arto ha incassato in totale dollari, provenienti da spettatori.

Critica Il film è stato accolto in maniera mista da parte della critica specializzata. AlloCiné assegna al film un voto di 3,1 su 5, basato su 22 recensioni professionali. Olivier Bachelard di Abus de Ciné gli assegna tre stelle su cinque, apprezzandone le inquadrature «quando il film si trasforma in un road movie»; secondo il critico, Camille Cottin «regge il film dall'inizio alla fine», ma critica la sceneggiatura, che «a volte cede a soluzioni semplicistiche, con dialoghi a tratti goffi e fin troppo espliciti […]». Jake Cole, per Slant Magazine, gli assegna tre stelle su quattro, sottolineando la presenza delle inquadrature lunghe e delle scene ricche di dialogo, nello specifico le pause «comunicative che si verificano nelle conversazioni multilingue».

Scrivendo per Libération, Clément Colliaux considera «impeccabile» la performance di Cottin nel ruolo della protagonista Céline, che viaggia «tra le macerie di un intero Paese, intrappolato in una guerra intermittente contro l'Azerbaigian sin dalla sua indipenenza nel 1991: un'Armenia sprofondata in una notte invisibile, che Céline attraverserà come una sonnambula, brancolando nel buio tra uomini ridotti in miseria a cui manca, oltre ad una gamba o alla ragione, un pezzo di loro stessi». Colliaux ha apprezzato la prima metà del film; meno la seconda parte, quando la protagonista viaggia per raggiungere le forze di occupazione, la quale presenta «massime sentenziose ("Dobbiamo salvare i morti") e dialoghi più artificiosi». Un parere simile lo ha Antonello Catacchio de Il manifesto: «forse Stepanyan poteva concedere un po' di più per far capire meglio l'articolarsi di questo conflitto trentennale, ma il suo obiettivo principale pare proprio essere legato alle emozioni, ai rapporti personali, al bisogno di conoscere la verità sul proprio marito piuttosto che avere un quadro del contesto storico politico, pur sempre presente».

Nell'articolo per Il Sole 24 Ore, Andrea Chimento descrive il film come «decente con un buon cast», anche se con il proseguire della storia «subisce qualche inaspettata battuta d'arresto, perdendo ritmo nella parte centrale e oscillando tra momenti toccanti […] e altri fin troppo forzati (la facilità con cui si accede a certi luoghi senza troppe domande […] il risultato è discreto, appagante ma privo della forza drammatica che lo avrebbe reso ancora più urgente e incisivo». Florence Vierron de Le Figaro sottolinea l'importanza delle figure femminili nel film: «grazie a questo duo [Camille Cottin e Zar Amir Ebrahimi] la narrazione assume una dimensione intima, esplorando la fiducia e l'amicizia, senza mai perdere di vista la questione nazionale».

Riconoscimenti

2025 – Locarno Film Festival Candidatura al Prix du Public

Note

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