L'āyatollāh seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī, all'epoca Guida Suprema dell'Iran, morì il 28 febbraio 2026 a Teheran, a seguito di un raid aereo congiunto da parte di Israele e Stati Uniti nel corso della Guerra d'Iran.
I funerali di stato, inizialmente previsti fra il 4 e il 6 marzo, sono stati rinviati dalle autorità iraniane a causa della guerra. Successivamente è stato annunciato che le esequie si sarebbero tenute in forma pubblica dal 3 al 9 luglio 2026. I funerali sono stati svolti in forma solenne, con le principali processioni iniziate il 4 luglio, e l'arrivo di rappresentanti stranieri. Centinaia di migliaia di fedeli hanno partecipato alla prima giornata dei funerali, e il governo iraniano ha agevolato lo svolgimento dell'evento fornendo mezzi di trasporto, vitto e alloggio. Alla processione funebre a Teheran hanno partecipato milioni di persone provenienti da tutto l'Iran.
Le esequie pubbliche sono iniziate nella capitale iraniana, dove la salma è stata inizialmente esposta. Il 7 luglio la salma è stata trasferita a Qom, città santa e centro teologico dell'Iran, dove si è tenuta un'immensa veglia di preghiera guidata dai principali esponenti del clero sciita conservatore. L'8 luglio il feretro è stato trasportato nelle città irachene di Najaf e Karbala. Il 9 luglio, un ultimo corteo ha accompagnato la sepoltura a Mashhad, città natale di Khāmeneī, presso il Santuario dell'Imam Reza.
La morte Dopo l'attacco del giugno 2025 subito dalle forze americane e israeliane, la Guida Suprema dell'Iran Ali Khāmeneī aveva iniziato a ridurre le uscite pubbliche, nel timore di essere oggetto di nuovi attacchi alla sua persona, evitando di uscire spesso dal bunker di sicurezza in cui si era trasferito con la sua famiglia a Lavizan, un sobborgo a nord-est di Teheran. Nei mesi precedenti l’attacco del 2026, la CIA aveva monitorato gli spostamenti e le abitudini di Khāmeneī ed era venuta a sapere che si sarebbe tenuta una riunione di alti funzionari presso la residenza ufficiale della Guida Suprema a Teheran alla quale avrebbe partecipato lo stesso Khāmeneī; pertanto gli attacchi furono pianificati in modo da coincidere con l’incontro.
Il raid aereo è stato così preparato dalle forze congiunte israelo-americane, ed è stato lanciato il 28 febbraio 2026 in pieno giorno, e ha causato la morte di Khāmeneī e la distruzione di parte del suo rifugio fortificato, oltre che di alcuni membri della famiglia dell'āyatollāh, tra cui sua figlia, suo genero, sua nuora e suo nipote. Le morti sono state confermate dopo alcune ore dall'ente pubblico radiotelevisivo iraniano il giorno successivo.
Il funerale Preparazione e primi giorni in Iran (4-7 luglio) Dopo la notizia della morte, definita come "un crimine" dal presidente Masoud Pezeshkian, il governo iraniano ha annunciato un periodo di lutto nazionale di e una settimana di chiusura straordinaria delle attività commerciali per commemorare il leader. Inizialmente prevista dal 4 al 6 marzo, la cerimonia funebre vera e propria è stata posposta fin dai giorni immediatamente successivi alla morte, a causa della guerra e dei bombardamenti ancora in corso e per evitare il rischio di incidenti dovuti agli assembramenti dei pellegrini, come era avvenuto in occasione dei funerali di Qasem Soleimani nel 2020, nel corso dei quali almeno 56 persone persero la vita a causa della calca. Venne invece reso noto fin da subito che l'āyatollāh sarebbe stato sepolto a Mashhad, la sua città natale, presso il Santuario dell’Imam Reza, luogo tradizionalmente sacro per gli sciiti, secondo le sue ultime volontà.
Il 9 aprile in tutto il paese si sono tenute processioni e cerimonie spontanee per commemorare il quarantesimo giorno dalla morte di Khāmeneī. Il 2 giugno venne ufficialmente dichiarato che la cerimonia funebre avrebbe avuto luogo dal 4 al 9 luglio. Il 1º luglio fonti ufficiali del governo confermarono all'agenzia ISNA che i corpi di Khāmeneī e dei suoi familiari non erano stati ancora sepolti. Il governo iraniano ha annunciato imponenti misure di preparazione per il rito funebre, fra cui la distribuzione di 50 milioni di pagnotte di pane alla popolazione, l'allestimento di numerosi punti di ritrovo per i pellegrini, oltre alla chiusura straordinaria di numerose attività commerciali e del Grande Bazar di Teheran.
I funerali pubblici di Khāmeneī sono iniziati la mattina del 4 luglio a Teheran, presso la Grande Mosalla dell’Imam Khomeini, dove migliaia di persone in lutto si erano radunate fin dalle prime ore del mattino. Come slogan ufficiale della cerimonia è stato scelto «Dobbiamo rialzarci» e come simbolo il pugno chiuso. Molti partecipanti alla cerimonia hanno intonato slogan quali «Morte all’America», «Morte a Israele» e «La nostra parola è una sola! Vendetta! Vendetta!» Striscioni esposti in tutta Teheran durante il funerale recavano lo slogan “Dobbiamo ribellarci” in arabo, inglese e persiano.
Il rito funebre è entrato nel suo secondo giorno il 5 luglio. Durante la giornata, si sono ripetute le scene con le folle di pellegrini che hanno intonato cori di vendetta per l'uccisione dell'āyatollāh. Secondo alcune fonti, rispetto al primo giorno si sarebbe radunata una folla ancora più numerosa, composta da persone in lutto vestite di nero che sventolavano striscioni e bandiere con scritte che invocavano vendetta.
Il 6 luglio, terzo giorno della cerimonia funebre a Teheran, le bare di Khāmeneī e dei membri della sua famiglia sono state trasportate attraverso la città mentre una grande folla affollava le strade e seguiva il percorso verso le zone centrali, tra cui Piazza Azadi. Lungo il percorso, striscioni e cartelli recavano messaggi che invocavano vendetta contro funzionari statunitensi e israeliani, con alcuni che facevano riferimento diretto a Donald Trump. Secondo quanto riferito, in alcuni punti sarebbero state bruciate bandiere degli Stati Uniti e di Israele.
La sera del 6 luglio la salma di Khāmeneī è stata trasportata in elicottero presso la moschea di Jamkaran a Qom, in previsione della quarta giornata della cerimonia funebre. Il 7 luglio il rito è iniziato alle 6 del mattino e si è concluso poco dopo la preghiera di mezzogiorno. Le bare di Khāmeneī e dei suoi familiari sono state poi trasferite nuovamente a Teheran per la fase successiva delle esequie previste in Iraq.
Trasporto della salma in Iraq (7-8 luglio)
Nel pomeriggio del 7 luglio la bara di Ali Khāmeneī è giunta nella città irachena di Najaf, uno dei principali centri religiosi sciiti del paese. All’aeroporto internazionale di Najaf è stata accolta dal primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, da alti funzionari iracheni, da leader politici e da personalità religiose sciite. Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e altri alti funzionari iraniani, oltre al figlio maggiore di Khāmeneī, Mostafa Hosseini Khāmeneī, si sono recati a Najaf per partecipare alla cerimonia. Migliaia di persone in lutto si sono radunate in tutta la città in attesa del corteo funebre, portando ritratti del defunto āyatollāh, sventolando bandiere iraniane e sciite e partecipando ai rituali di lutto. L'8 luglio, quinto giorno della cerimonia funebre, le bare sono state trasportate con un corteo pubblico per le strade di Najaf a partire dalle 6 del mattino, fino alla Moschea dell'Imam 'Ali, tradizionale luogo sacro sciita, dove si sono svolte nuove orazioni funebri. Tra i partecipanti alle cerimonie funebri a Najaf figuravano il religioso sciita iracheno e leader politico Muqtada al-Sadr e molte altre autorità politiche e religiose del paese. Le autorità irachene hanno dichiarato la giornata come festiva in tutto il paese, e numerose forze di sicurezza sono state dispiegate per gestire l'ampio afflusso dei pellegrini. Il corteo a Najaf è durato circa sette ore in tutto, percorrendo un tragitto di circa sei chilometri. Al termine della processione, le bare di Khāmeneī e dei suoi familiari sono state trasportate attorno al santuario prima che la cerimonia si concludesse. Secondo fonti irachene, oltre 2,3 milioni di persone hanno partecipato al corteo funebre.
Terminate le cerimonie a Najaf, la processione è proseguita verso la città irachena di Karbala, attraversandola e dirigendosi verso i mausolei dell’Imam Husayn e di Abbas ibn Ali, fra ingenti misure di sicurezza. Secondo fonti irachene, la partecipazione al funerale a Karbala è stata stimata intorno ai 4 milioni di fedeli.
La sepoltura a Mashhad (9 luglio) Al termine dei cortei funebri in Iraq, la bara di Khāmeneī è stata riportata per via aerea in Iran per la fase finale delle esequie pubbliche. L’aereo che trasportava le bare è atterrato all’aeroporto di Mashhad intorno alle 10 del mattino (ora locale) del 9 luglio. La partecipazione popolare è stata notevole anche in questa ultima tappa del percorso, con le autorità iraniane che hanno riferito di milioni di persone che hanno partecipato al corteo. A causa del sovraffollamento nelle strade, la bara e le salme dell'āyatollāh e dei membri della sua famiglia sono state trasferite in elicottero al santuario dell’Imam Reza, dove la cerimonia di sepoltura ha infine avuto luogo in forma privata.
Partecipazione In totale, la partecipazione popolare alle diverse fasi della cerimonia funebre è stata stimata intorno ai 43 milioni di persone in totale dall’agenzia di stampa Fars, considerata vicina al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie. Altre fonti indipendenti hanno calcolato queste stime come fortemente esagerate, e le hanno ridotte a circa 12 milioni, valutazione che avvicinerebbe l'evento al funerale di Ruhollah Khomeyni, entrato nel Guinness dei primati per la più ampia percentuale di partecipazione di una popolazione a un singolo rito funebre pubblico (10,2 milioni di persone).
Partecipazione internazionale
All’evento hanno partecipato numerosi funzionari internazionali di alto rango, in rappresentanza di circa 30 nazioni. La delegazione ha visto la presenza di diversi capi di Stato, quali i presidenti del Tagikistan, della Georgia, del Myanmar e dell’Iraq, oltre ai primi ministri dell’Armenia e del Pakistan. Diversi paesi erano rappresentati dai propri presidenti del parlamento, tra cui quelli di Azerbaigian, Bangladesh, Bielorussia, Egitto, Kirghizistan, Qatar e Uzbekistan. Altre nazioni hanno inviato diplomatici di alto livello, fra cui erano presenti i ministri degli Affari esteri del Burkina Faso, del Kazakistan, del Nicaragua e dell’Arabia Saudita. Altri ministri sono stati inviati dai governi del Libano, della Malaysia, del Turkmenistan e della Serbia. Tra le figure di spicco figuravano anche il vicepresidente dell’Assemblea nazionale del popolo cinese, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, il vicepresidente turco e il vice primo ministro afghano. Inoltre, hanno partecipato alla cerimonia il presidente della Regione del Kurdistan iracheno e il vicepresidente del Parlamento dello Sri Lanka.
Nonostante la presenza di personalità di spicco provenienti da diversi paesi, molti governi, tra cui quelli delle nazioni europee non hanno inviato funzionari di alto rango, e paesi dell'area del Golfo quali gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e il Bahrein non hanno inviato alcuna delegazione alla cerimonia. Il figlio e successore dell'āyatollāh, Mojtaba Khāmeneī, non ha partecipato al funerale, alimentando le speculazioni sulle ragioni della sua assenza, attribuita dal governo iraniano a motivi di sicurezza, causate secondo altre fonti dalle sue condizioni di salute.
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