Il Palazzo Vescovile è un edificio situato ad Acqui Terme, in piazza del Duomo, che funge da residenza storica del vescovo della Diocesi di Acqui.
Storia L'attuale palazzo vescovile non fu la prima residenza dei vescovi di Acqui che, a partire dall'XI secolo, vivevano all'interno del castello di Acqui, all'epoca chiamato castelletto, luogo dove risiedette anche Guido d'Acqui; successivamente, a partire dal XIII secolo e fino al tardo XIV secolo, la residenza vescovile fu installata all'interno del castello di Bistagno.
Nel 1383 il vescovo Enrico Scarampi decise di cedere il castello di Bistagno ai marchesi di Monferrato, lasciando una somma di denaro pari a 364 ducati all'episcopio per la costruzione di un nuovo palazzo vescovile.
Le prime notizie della costruzione del nuovo palazzo risalgono al 1429, anno nel quale il vescovo Bonifacio Sigismondo acquisì alcune case nei dintorni del Duomo per la realizzazione dell'edificio. Il palazzo venne ultimato tra il 1460 e il 1476 durante l'episcopato di Tommaso de Regibus, con la costruzione che, affacciata sulla piazza del Duomo, si sviluppava su tre piani con un'ampia cantina voltata a botte.
Nel 1592, durante l'episcopato di Giovanni Francesco Biandrate di San Giorgio Aldobrandini, il palazzo venne raddoppiato e fu anche realizzato il portale verso la piazza; inoltre, nel 1602, durante l'episcopato di Camillo Beccio, venne realizzato il corpo porticato adibito a foresteria, che unisce il palazzo alla canonica.
Nel XVIII secolo il vescovo Alessio Ignazio Marucchi fece costruire una nuova cappella adiacente al salone "delle effigi", a sua volta rinnovato nel 1762 da Carlo Giuseppe Capra; inoltre, durante il XX secolo, l'edificio subì alcuni interventi di restauro conservativo, i primi durante gli anni Trenta e altri, per volere di Livio Maritano, verso la fine del secolo.
Descrizione L'edificio, a seguito dei restauri degli anni Trenta, presenta un paramento esterno in mattoni a vista con finestre monofore archiacute e a sesto ribassato. All'interno, nel salone principale, sono presenti tutti i ritratti dei vescovi della Diocesi, opera fatta iniziare da Camillo Beccio in conformità alle norme del Concilio di Trento, opere che vennero restaurate e rimaneggiate nel 1762 durante l'episcopato di Carlo Giuseppe Capra.
Sul piano nobile, nella stanza dell'angolo nord-est, si trova un grande affresco che raffigura la carta geografica dell'intera Diocesi, risalente al decennio del 1570.
Nel palazzo è presente anche una cappella, edificata per volere di Alessio Ignazio Marucchi, che conserva diverse decorazioni ad affresco, tele seicentesche e arredi d'epoca. Di particolare pregio è la pala d'altare, databile al decennio del 1610, dipinta dal Moncalvo e raffigurante san Carlo Borromeo e santa Cristina, in alcune fonti indicata come sant'Orsola.
Sulle murature della foresteria sono affissi due frammenti di paliotto d'altare in marmo raffiguranti san Lorenzo, santo Stefano, san Guido che regge il modellino della cattedrale, san Paolo, san Giacomo Maggiore e san Pietro, che furono commissionati dal vescovo Bonifacio Sigismondo ad Albenga tra il 1434 e il 1450.
Note
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