Fu attivo durante le Guerre d'Italia del XVI secolo, combattendo al servizio dello Stato Pontificio, della Repubblica di Venezia e, soprattutto negli ultimi anni della sua carriera, della Francia. È ricordato in particolare per il duello combattuto il 31 dicembre 1516 a Gazzuolo contro il condottiero modenese Guido II Rangoni, episodio che ebbe vasta eco nelle cronache bolognesi e modenesi e nella letteratura umanistica del tempo.

Nel 1526 Francesco I di Francia lo insignì dell'Ordine di San Michele.

Biografia

Origini e famiglia Ugo Pepoli nacque a Bologna nel 1484. Era figlio del conte Guido Pepoli e di Bernardina Rangoni, chiamata anche Isotta Rangoni, appartenente alla famiglia signorile modenese dei Rangoni. Giuseppe Albini, ricostruendo la parentela sulla base delle cronache e delle genealogie disponibili alla fine del XIX secolo, lo indica come uno dei sedici figli nati dal matrimonio tra Guido Pepoli e Bernardina-Isotta Rangoni.

Le nozze dei genitori erano state celebrate a Bologna nel gennaio 1475 e furono accompagnate da rappresentazioni allegoriche e spettacolari, testimonianza dei rapporti politici e culturali esistenti tra le due famiglie. La documentazione sul matrimonio e sulle rappresentazioni organizzate per l'occasione è stata studiata anche nell'ambito delle ricerche sul teatro di corte del Quattrocento.

La discendenza materna collegava quindi Ugo direttamente ai Rangoni. Tale parentela costituisce un elemento rilevante per comprendere la successiva controversia con Guido II Rangoni, figlio di Niccolò Maria Rangoni e di Bianca Bentivoglio.

La parentela essenziale documentata dalle fonti può essere riassunta nel seguente modo:

Guido Pepoli × Bernardina-Isotta Rangoni Ugo Pepoli (1484-1528)

Per parte materna Ugo apparteneva dunque anche alla rete familiare dei Rangoni, alla quale apparteneva il suo futuro avversario Guido II.

Prime campagne militari Le prime notizie sulla sua attività militare risalgono al 1507, quando combatté per lo Stato Pontificio contro i tentativi di Annibale ed Ermes Bentivoglio di rientrare a Bologna. Nel gennaio 1508 partecipò a un tentativo di recuperare Porta San Mamolo, caduta nelle mani dei sostenitori dei Bentivoglio.

Nel 1511 militò al servizio della Repubblica di Venezia agli ordini di Giampaolo Baglioni. Durante una nuova insurrezione bolognese favorevole ai Bentivoglio trovò rifugio nel castello cittadino. Nel gennaio 1512 scortò fuori Bologna il cardinale Giovanni de' Medici, futuro papa Leone X. L'anno seguente continuò a operare nel Veneto e prese parte nell'ottobre 1513 alla battaglia di Creazzo.

Nel 1514 fu luogotenente nella compagnia di Ottaviano Fregoso e operò a Genova. Dall'anno successivo la sua carriera militare si legò progressivamente alla Francia e, nel 1516, si trovava nelle truppe francesi comandate da Odet de Foix, visconte di Lautrec.

La controversia con Guido II Rangoni Nel febbraio 1514 era già in corso una grave controversia personale fra Ugo Pepoli e Guido II Rangoni. Le cause precise del contrasto non sono ricostruite in maniera univoca dalle fonti, ma la vicenda assunse rapidamente le forme rituali della sfida cavalleresca.

Il 14 febbraio 1514 Ugo inviò a Guido una lettera formale di sfida. Giuseppe Albini ricostruì l'episodio confrontando le cronache bolognesi di Bianchetti, Saraceni e Dalle Tuate. La risposta di Rangoni alla sfida fu resa pubblicamente nota a Bologna all'inizio dell'aprile dello stesso anno.

Il combattimento avrebbe dovuto inizialmente svolgersi nel territorio del Ducato di Milano. La documentazione relativa alla controversia prevedeva un campo appositamente autorizzato e stabiliva le condizioni dello scontro. L'intervento di Leone X, contrario al duello, determinò tuttavia il ritiro dell'autorizzazione da parte del duca di Milano e il combattimento venne rinviato.

Una testimonianza della vicenda è conservata anche nella Rocca Rangoni di Spilamberto. Un'iscrizione graffita, datata 10 maggio 1514 e studiata nella monografia dedicata alla fortezza, ricorda la presenza di Guido Rangoni e fa riferimento all'«abatimento» con Ugo Pepoli, cioè al progettato combattimento fra i due.

La sfida rimase irrisolta per oltre due anni, durante i quali continuarono gli scambi di cartelli e provocazioni tra i due condottieri.

Il duello di Gazzuolo Il combattimento ebbe infine luogo il 31 dicembre 1516 nel Castello di Gazzuolo dei Gonzaga nel territorio mantovano.

Fu predisposto uno spazio delimitato da uno steccato, con un'area riservata ai contendenti e agli spettatori. Ugo Pepoli e Guido Rangoni decisero di affrontarsi a piedi, con spada e protezioni leggere. Secondo le cronache raccolte da Albini, era stato stabilito che, in caso di rottura della spada, il combattente non avrebbe potuto sostituirla con un'altra.

Un particolare dell'equipaggiamento di Ugo divenne oggetto anche della rielaborazione letteraria dell'episodio. L'umanista Francesco Modesto descrisse sul capo di Pepoli una rete d'oro destinata a trattenere i capelli. Albini, confrontando il poemetto con le cronache, osservò invece che una fonte contemporanea parlava di una «scoffia d'oro» indossata da Ugo per nascondere una precoce calvizie. Prima del combattimento Guido gli chiese di toglierla e Ugo la gettò via.

Secondo il racconto della cronaca Bianchetti riportato da Albini, i due contendenti si ferirono quasi immediatamente: Rangoni colpì Pepoli al volto, mentre Pepoli ferì Rangoni alla gola. Nel corso dello scontro la spada di Ugo si ruppe; Guido gli propose di prenderne un'altra, ma Pepoli rifiutò di sostituirla e volle proseguire il combattimento.

Dopo circa un'ora di combattimento, alcuni uomini e donne presenti intervennero nello steccato e imposero la cessazione dello scontro. Le cronache riferiscono inoltre che nessuno dei due contendenti volle essere il primo a uscire dal campo, cosicché fu organizzata un'uscita simultanea.

L'esito del duello fu interpretato in maniera differente dalle fonti. La cronaca Bianchetti presenta sostanzialmente una conclusione senza un vincitore netto; la cronaca Saraceni lascia intravedere un risultato più favorevole a Pepoli, mentre Dalle Tuate sostiene che Ugo avesse incalzato Rangoni prima dell'intervento dei presenti. La tradizione modenese e rangoniana attribuì invece la vittoria a Guido Rangoni. Il Dizionario Biografico degli Italiani ricorda che Rangoni celebrò successivamente ogni anno l'anniversario della vittoria con una cena e una rappresentazione teatrale.

Per la discordanza delle testimonianze, la storiografia moderna tende pertanto a descrivere separatamente le diverse versioni piuttosto che attribuire in modo univoco la vittoria a uno dei due contendenti.

Nonostante la precedente rivalità, negli anni successivi Pepoli e Rangoni si trovarono a militare nello stesso schieramento. Nell'aprile 1527 lasciarono insieme Bologna alla testa di circa 1.500 fanti, seguendo le operazioni dell'esercito della Lega tra l'Emilia, la Romagna e la Toscana

Al servizio della Francia Negli anni successivi al duello Pepoli continuò a operare prevalentemente nell'orbita francese. Nel 1517 partecipò alle operazioni militari legate alla guerra per il Ducato di Urbino, mentre nel 1518 è attestata la sua presenza a Lambeth, in Inghilterra, insieme ad ambasciatori francesi.

Nel 1521 prese parte alle operazioni militari francesi in Lombardia e partecipò alla difesa di Vaprio d'Adda contro le truppe imperiali. Nell'aprile 1522 combatté nella battaglia della Bicocca, durante la quale venne ferito a una gamba da un colpo d'archibugio.

Nel marzo 1524 fu posto, insieme a Giovanni da Birago, alla difesa di Sartirana Lomellina. Dopo la conquista della località da parte delle truppe imperiali fu catturato e consegnato a Fernando Francesco d'Avalos. Liberato alcuni mesi più tardi, tornò al servizio francese e fu successivamente nominato governatore di Cassano d'Adda.

Nel luglio 1526 Francesco I di Francia lo insignì dell'Ordine di San Michele e gli concesse una provvigione annua. Nell'ottobre dello stesso anno il sovrano lo inviò a Ferrara con l'incarico di favorire una riconciliazione tra il duca Alfonso I d'Este e Clemente VII.

Albini riferì inoltre di avere visto un ritratto di Ugo Pepoli che lo rappresentava in armatura con il bastone di comando e le insegne dell'Ordine di San Michele.

Il sacco di Roma e la campagna di Napoli Nella primavera del 1527 Pepoli operò tra l'Emilia, la Romagna e la Toscana nell'esercito della Lega di Cognac. Dopo il sacco di Roma del 6 maggio 1527 fu inviato in soccorso di Clemente VII, assediato in Castel Sant'Angelo. Insieme a Federico Gonzaga di Bozzolo tentò di avvicinarsi alla città e Pepoli raggiunse la zona di Ponte Milvio, ma l'operazione non ebbe successo e dovette ritirarsi.

Nel settembre dello stesso anno seguì l'esercito francese di Odet de Foix, visconte di Lautrec, nella spedizione contro il Regno di Napoli.

Nel 1528 Ugo Pepoli prese parte alla campagna francese contro il Regno di Napoli, nell'esercito comandato da Odet de Foix, visconte di Lautrec. In seguito alla morte di Orazio Baglioni, caduto il 22 maggio durante i combattimenti presso il Sebeto, Pepoli assunse il comando dei reparti delle Bande Nere, la formazione militare già guidata da Giovanni de' Medici, detto Giovanni dalle Bande Nere, morto nel novembre 1526. Si trovò così alla testa di una delle più note formazioni di fanteria italiana delle guerre d'Italia, sebbene ormai ridotta dalle perdite subite nelle campagne precedenti. Nel corso delle successive operazioni intorno a Napoli, Pepoli fu coinvolto in uno scontro nella zona della Maddalena, durante il quale venne gravemente ferito al petto e fatto prigioniero dalla cavalleria imperiale.

Liberato mediante uno scambio di prigionieri nell'agosto 1528, rimase nell'esercito francese, che in quelle settimane era colpito da una grave epidemia. Dopo la morte di Lautrec, anche Pepoli si ammalò e si ritirò a Capua, dove erano stati raccolti numerosi infermi dell'esercito francese.

Morì a Capua nel 1528, vittima della peste. Secondo il resoconto riportato da Roberto Damiani, quando le truppe imperiali entrarono nella città il suo cadavere si trovava esposto in una chiesa; gli uomini di Fabrizio Maramaldo ne avrebbero depredato le vesti, le insegne militari e la collana dell'Ordine di San Michele. Fu successivamente sepolto a Napoli nella chiesa di Monte Oliveto.

Il duello nella letteratura e nella memoria Il duello con Guido Rangoni ebbe una significativa fortuna letteraria. Poco dopo il combattimento l'umanista Francesco Modesto compose un poemetto latino dedicato all'episodio, nel quale la vicenda veniva rielaborata secondo modelli epici e cavallereschi.

Giuseppe Albini dedicò al duello lo studio Di un duello tra Guido Rangone e Ugo Pepoli nella cronaca e nella poesia del tempo, pubblicato nel 1892 negli Atti e memorie della R. Deputazione di storia patria per le provincie di Romagna. Nello studio mise a confronto il componimento di Modesto con le testimonianze dei cronisti Bianchetti, Saraceni e Dalle Tuate, evidenziandone concordanze e divergenze.

Albini tornò sull'episodio alcuni anni dopo nel saggio Dell'umanista Francesco Modesto, pubblicato nel volume XVII degli stessi Atti e memorie, nel quale approfondì la figura dell'umanista e il contesto culturale in cui nacque la rappresentazione poetica del duello.

La memoria materiale della controversia è attestata anche dall'iscrizione cinquecentesca conservata nella Rocca Rangoni di Spilamberto, studiata nella monografia di Laura Balboni e Paolo Corradini.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Pepoli Rangoni Guido II Rangoni Gazzuolo Guerre d'Italia del XVI secolo Odet de Foix Battaglia della Bicocca Sacco di Roma (1527)

Collegamenti esterni