Biografia
Vicente Rojo nasce l’8 ottobre 1894 a La Font de la Figuera, in provincia di Valencia. Suo padre, Isaac Rojo González, era un militare morto pochi mesi prima della sua nascita, lasciando la moglie Dolores e i sei figli con una modesta pensione. Isaac aveva combattuto contro i carlisti in Catalogna e aveva prestato servizio a Cuba dal 1876, dove era stato promosso a tenente per meriti di guerra. Dopo il rientro in Spagna, si stabilì a La Font de la Figuera, dove morì a causa di malattie tropicali contratte durante il servizio militare nell’isola caraibica.
Vicente crebbe in condizioni umili, sotto la guida della madre, e sviluppò fin da giovane un forte legame con l’ambiente militare. Dei sei fratelli, solo lui e Francisco erano maschi; i due rimasero sempre molto uniti e crebbero in un ambiente cattolico.
Adolescenza e studi militari
La madre di Vicente morì quando lui aveva tredici anni e fu immediatamente assegnato all’istituto-convitto denominato Orfani della Fanteria. Si può quindi affermare che Rojo non scelse realmente la carriera militare: vi entrò in quanto figlio orfano di un militare. A causa delle difficoltà economiche della famiglia, nel 1911 entrò nell’Accademia di Fanteria di Toledo. Una malattia all’occhio sinistro rallentò il suo percorso di studi; dopo tre anni di convalescenza, imparò a nascondere il problema legato alla riduzione della capacità visiva. Vicente riuscì a superare questi primi anni anche grazie al sostegno economico dei fratelli maggiori. Durante questa prima permanenza nell’Alcázar di Toledo, dove studiava, strinse una profonda amicizia con alcuni dei suoi compagni. Il suo colonnello, José Villalba Riquelme, lo avrebbe ricordato come un allievo diligente. Nel 1914 concluse gli studi con il grado di ufficiale e il titolo di «secondo tenente», classificandosi al secondo posto su una promozione di 390 cadetti dell’Accademia.
Carriera militare Primi incarichi e la Guerra del Rif
Il suo primo incarico lo portò a Barcellona, nel giugno del 1914, dove fu assegnato al Regimiento Vergara n. 57. Erano anni caratterizzati da forti conflitti sociali nelle strade della città. Qui visse nella stessa casa con il fratello Francisco, di tre anni più grande. In quegli anni Vicente dovette partecipare alla repressione degli scioperi catalani e, allo stesso tempo, ascoltare il punto di vista del fratello, che si trovava dall’altra parte. Durante la Guerra Civile Francisco aderì alla UGT, sopravvivendo al conflitto.
Le difficoltà economiche e il basso stipendio percepito in servizio lo spinsero a chiedere di essere trasferito in Marocco, per partecipare alla campagna militare spagnola in Africa. La destinazione marocchina appariva particolarmente vantaggiosa, poiché il re Alfonso XIII di Spagna aveva previsto possibilità di avanzamento più rapide nella carriera per i militari inviati in quella regione.
Nel 1915 entra nel 10º Reggimento di fanteria Córdoba e poco dopo viene assegnato al 9º Battaglione di cacciatori Arapiles di stanza a Tétouan. Partecipa alla guerra prendendo parte a diverse operazioni militari, tra cui quella ad Anjra nel 1916. Alla fine dello stesso anno riceve la Croce al merito militare.
Nel 1918 viene promosso capitano e partecipa a operazioni su Ksar es-Seghir (Alcazarseguer), nel nord del Marocco. Nel 1919 lascia il paese e viene trasferito nuovamente a Barcellona, al 57º Reggimento di fanteria Vergara e successivamente nel 1920 al 1º Battaglione di cacciatori di montagna Alfonso XII n. 1, con sede a Vic.
Nel 1922, dopo la nascita del secondo figlio, ottiene finalmente l’incarico che desiderava da anni: viene nominato professore presso l’Accademia di fanteria di Toledo. Questo rappresenta un momento fondamentale nella sua carriera, perché segna il passaggio dall’attività prevalentemente operativa a quella di formazione e insegnamento militare.
Guerra civile spagnola
Quando, nel luglio 1936, ebbe inizio la guerra civile spagnola, Rojo, cattolico devoto e vicino alla organizzazione conservatrice Unión Militar Española, rimase fedele al governo repubblicano e fu tra gli ufficiali professionisti che parteciparono alla riorganizzazione dell’Esercito Popolare Repubblicano. Nell'ottobre 1936 fu promosso tenente colonnello e nominato capo di Stato Maggiore delle Forze di difesa, comandate dal generale José Miaja. Quest'ultimo era a capo della Junta de Defensa de Madrid, istituita per difendere la capitale dopo il trasferimento del governo repubblicano da Madrid a Valencia. In questo ruolo, Rojo elaborò un efficace piano di difesa della città, riuscendo a impedirne la caduta. Da quel momento, la sua reputazione di brillante organizzatore militare crebbe rapidamente.
Come capo di Stato Maggiore dell'Esercito del Centro, si distinse nella pianificazione delle principali operazioni condotte dal Bando Republicano, tra cui le battaglie di Jarama, Guadalajara, Brunete e Belchite.
Il 24 marzo 1937 fu promosso colonnello. Dopo la formazione del nuovo governo di Juan Negrín, nel maggio dello stesso anno, venne nominato capo di Stato Maggiore delle Forze armate e capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Da questa posizione si occupò di dirigere l'espansione dell'Esercito Popolare e creò la cosiddetta Armata mobile, destinata a fungere da principale forza offensiva.
Il 22 settembre 1937 fu promosso al grado di generale. Nel corso di quell'anno pianificò le offensive di Huesca, Brunete, Belchite, Saragozza e Teruel. Per la pianificazione dell'operazione di Teruel ricevette, l'11 gennaio 1938, la più alta onorificenza della Repubblica, la Placa Laureada de Madrid.
La più ambiziosa operazione da lui pianificata nel 1938 fu l'offensiva dell'Ebro. Il piano diede origine alla lunga Battaglia dell'Ebro, combattuta dal 25 luglio al 16 novembre 1938. In quella battaglia la Repubblica mise in gioco il proprio prestigio internazionale, le proprie capacità di resistenza e la possibilità di imprimere una svolta favorevole all'andamento della guerra.
Nel dicembre 1938, Rojo elaborò infine un piano per un'offensiva in Andalusia ed Estremadura, con l'obiettivo di fermare l'avanzata delle forze nazionaliste contro la Catalogna. Tuttavia, i generali Matallana e Miaja respinsero il piano. L'offensiva ebbe così inizio solo nel gennaio 1939, ma si concluse con un fallimento.
Durante l'avanzata nazionalista in Catalogna, Rojo continuò a ricoprire l'incarico di capo di Stato Maggiore dell'esercito repubblicano. Con la caduta della Catalogna nel febbraio 1939, fu promosso al grado di tenente generale, diventando il secondo ufficiale dell'esercito repubblicano a raggiungere tale grado. La sua attività militare durante la guerra civile lo rese uno dei principali comandanti dell'esercito repubblicano e uno degli strateghi più importanti della Repubblica.
Con la guerra ormai prossima alla fine, Rojo si trasferì con il governo valicando la frontiera e riparando in Francia. Il primo ministro Juan Negrín gli inviò diversi telegrammi con l'ordine di rientrare in Spagna. Rojo rifiutò di tornare, sostenendo che la guerra era ormai perduta e che, in quel momento, la sua responsabilità consisteva nell'assistere i numerosi soldati repubblicani rifugiatisi in Francia. Nella sua decisione fu seguito da altri ufficiali repubblicani di alto grado. Nel suo libro ¡Alerta los pueblos!, pubblicato nel 1939 dopo la fine della guerra civile, Rojo affermò di non aver mai ricevuto l'ordine di rientrare in Spagna.
Esilio L’esperienza in Argentina A guerra terminata, Rojo e la sua famiglia decisero di lasciare la Francia e, tramite il Servicio de Emigración de los Republicanos Españoles (SERE), che gli pagò il viaggio, si trasferirono a Buenos Aires, in Argentina. L'11 agosto 1939 partì alla volta di Buenos Aires a bordo del transatlantico Alcántara, sul quale viaggiava anche José Ortega y Gasset. Il viaggio durò diciotto giorni. La famiglia non aveva una casa o contatti in Argentina e non sapeva cosa li attendesse. Inizialmente considerarono il soggiorno come provvisorio, ma la situazione politica in Europa diventava sempre più grave. Alla fine riuscirono a trovare una sistemazione nel quartiere di Floresta, in calle Ramón Falcón 4115. Il governo argentino era riluttante ad accogliere gli esuli repubblicani spagnoli provenienti dal conflitto e li obbligò a cercare un lavoro. Lo scoppio della seconda guerra mondiale offrì a Vicente Rojo la possibilità di esprimere le proprie opinioni sulle questioni militari attraverso il quotidiano Crítica, fondato dall'imprenditore Natalio Botana. Rojo arrivò a pubblicare più di cinquecento articoli, dedicati a temi quali la storia, le sue opinioni sulle battaglie, gli attacchi militari e le alleanze. La sua collaborazione iniziò il 4 settembre 1939 e terminò il 22 gennaio 1943. Alla fine del 1939 pubblicò il suo libro ¡Alerta los pueblos!,in merito alle sue esperienze nella guerra civile, ricevendo recensioni positive.
Durante questo periodo Rojo svolse anche un'intensa attività di conferenziere, che gli consentì di viaggiare in diverse parti del Paese. Le conferenze rappresentavano un'importante fonte di reddito per la famiglia. In esse parlava della guerra civile spagnola, della formazione dell'Esercito Popolare Repubblicano, dei conflitti armati che si sviluppavano durante la seconda guerra mondiale e di altri argomenti. Nell'agosto 1941 la famiglia Rojo ricevette la notizia dell'accettazione del visto per il figlio Francisco, che poté così raggiungere l'Argentina e riunirsi alla famiglia.
Il 1º aprile 1941 Vicente Rojo fondò una rivista denominata Pensamiento Español. Il progetto editoriale aveva lo scopo di rendere pubbliche le opinioni dei repubblicani spagnoli in esilio e di favorire la riconciliazione nazionale. L'iniziativa fu sostenuta dal politico catalano Manuel Serra e dal galiziano Ramón Rey Baltar. Alla rivista collaborarono numerosi scrittori spagnoli in esilio. Durante questo periodo Rojo scrisse anche il libro España heroica. Si adoperò inoltre per iniziative di assistenza ai rifugiati spagnoli promosse dall'Argentina attraverso i servizi sociali del SERE e della JARE.
L’esperienza in Bolivia Nel 1942 il governo della Bolivia gli offrì la possibilità di organizzare e dirigere la cattedra di Storia militare e arte della guerra presso la sua Scuola di Stato Maggiore (Escuela de Comando y Estado Mayor), incarico che svolse tra il 1943 e il 1945. Gli venne riconosciuto il grado di generale dell'Esercito spagnolo e fu insignito della massima onorificenza. Si stabilì con la famiglia a Cochabamba, nel quartiere di Muyurina, e nel 1943 iniziò a tenere lezioni agli ufficiali dell'esercito boliviano. L'impressione lasciata dalla Bolivia sul generale è riflessa in un'opera pubblicata nel 1965 con il titolo Caminar, illustrata con disegni del figlio José Andrés, nella quale descrive gli itinerari che aveva percorso nel Paese. Il contratto promosso dal generale Enrique Peñaranda e grazie al quale Vicente Rojo si trasferì in Bolivia aveva inizialmente una durata di cinque anni, ma fu successivamente prorogato. I figli maggiori si iscrissero all'università, mentre i più giovani frequentarono la scuola. Vicente Rojo viaggiava spesso con l'esercito e accoglieva gli illustri visitatori che giungevano a Cochabamba, tra i quali il poeta zamorano Lèon Felipe. Nella vita quotidiana scriveva, mangiava salteña nei fine settimana dopo la messa, partecipava a eventi sociali e svolgeva le normali attività della vita familiare.