Biografia Origini e detenzione Le notizie relative alla prima parte della vita e alla carriera militare di Giuseppe Ducarne rimangono frammentarie. Un «Notamento dei rei di Stato» relativo ai procedimenti celebrati dopo la riconquista borbonica della Calabria, pubblicato nel 1883 da Benedetto Maresca nellArchivio storico per le province napoletane, lo registra come «Capitano D. Giuseppe Ducarne di Alicata in Sicilia». L'indicazione documenta quindi la sua provenienza siciliana, mentre allo stato delle fonti non sono emersi ulteriori dettagli sulla sua nascita.
Sul finire del 1798, mentre il Regno di Napoli attraversava una fase di crescente instabilità politica e militare determinata anche dall'espansione francese nella penisola italiana, a Reggio Calabria venne scoperta una congiura legata a Giuseppe Logoteta, finalizzata a favorire un possibile intervento delle truppe francesi in Calabria. L'indagine fu affidata ad Angelo di Fiore, allora uditore della Regia Udienza di Catanzaro, il quale rubricò come complici settantacinque persone; fra queste non è tuttavia possibile, sulla base della sola documentazione finora reperita, includere automaticamente Ducarne, benché Domenico Sacchinelli, segretario del cardinale Fabrizio Ruffo e successivamente autore delle Memorie storiche sulla vita del cardinale Fabrizio Ruffo, riferisca espressamente che il capitano si trovava detenuto nella fortezza di Cotrone «come complice della congiura di Logoteta».
Le circostanze esatte del suo arresto e del successivo trasferimento o internamento a Cotrone non sono note; la sua posizione appare comunque distinta da quella di molti altri sospettati della congiura reggina, parte dei quali venne trasferita nella Cittadella di Messina. La presenza di Ducarne nelle carceri della fortezza crotonese è invece attestata al momento dell'insurrezione repubblicana e costituisce il primo dato sicuro sul suo rapporto con la città.
La Repubblica di Cotrone La vicenda di Ducarne assunse rilievo all'inizio del 1799, quando gli avvenimenti seguiti alla fuga di Ferdinando IV in Sicilia e alla proclamazione della Repubblica Napoletana raggiunsero anche Cotrone. Il 3 febbraio, dopo che alcuni militari francesi giunti nel porto cittadino avevano fraternizzato con gli ambienti favorevoli al nuovo regime, i repubblicani locali assunsero il controllo dei principali punti strategici della città e proclamarono il governo repubblicano, al quale seguì pochi giorni dopo l'organizzazione di una municipalità.
In questo passaggio di potere la guarnigione regia, costituita da un battaglione, fu costretta a passare al servizio della Repubblica, mentre il suo comandante, il tenente colonnello Fogliar, rimasto fedele alla monarchia borbonica, venne destituito e incarcerato. A sostituirlo fu proprio Ducarne, liberato dalla detenzione e insediato dai repubblicani alla guida militare della fortezza. La sua funzione rimase distinta da quella degli organi civili della nuova amministrazione, nella quale ebbero un ruolo di primo piano Bartolo Villaroja, divenuto presidente della Municipalità, Giuseppe Suriano, Francesco Antonio Lucifero e altri esponenti del movimento locale; a Ducarne fu invece affidata la direzione della difesa militare della città e della piazzaforte.
La scelta di un ufficiale già detenuto dalle autorità borboniche appare collegata sia alla sua esperienza militare sia alla sua precedente compromissione politica, ma non è possibile ricostruire con certezza quale reparto avesse comandato prima dell'arresto. Il registro parrocchiale che ne documenta successivamente la morte gli attribuisce infatti una qualifica latina collegata a una «Legionis Calabriae», la cui formulazione abbreviata non è però sufficientemente chiara da consentire l'identificazione sicura di un reparto o di un ulteriore grado militare.
L'assedio e la caduta della città Nel frattempo il cardinale Fabrizio Ruffo, incaricato dalla monarchia di restaurare l'autorità borbonica nei territori passati alla Repubblica, aveva raccolto in Calabria l'Armata Cristiana e Reale, attorno alla quale si sviluppò il movimento successivamente conosciuto come sanfedista. Dopo la conquista di Catanzaro, le forze controrivoluzionarie avanzarono verso Cotrone e, nella notte fra il 17 e il 18 marzo, raggiunsero le fortificazioni cittadine, ponendo sotto pressione una difesa composta dalla guarnigione passata alla Repubblica, dai repubblicani locali, da fuoriusciti provenienti da altre località calabresi e da un piccolo contingente francese.
La resistenza proseguì nei giorni successivi e, nella notte fra il 18 e il 19 marzo, un contingente formato da cittadini e militari francesi tentò una sortita contro le posizioni degli assedianti, senza riuscire a spezzare l'accerchiamento. Il deteriorarsi della situazione spinse quindi i difensori ad aprire trattative: il 20 marzo Ducarne partecipò, insieme al comandante del contingente francese, a un incontro con il colonnello Natale Perez de Vera e il capitano Rocco Raimondi, rappresentanti delle forze avversarie, con l'obiettivo di concordare la consegna della fortezza per il giorno successivo. Le ricostruzioni non coincidono completamente sulla natura degli accordi raggiunti, poiché una tradizione storiografica li descrive come una resa senza condizioni, mentre altre fonti riferiscono di patti favorevoli agli assediati che non sarebbero stati successivamente rispettati.
Il 21 marzo le forze sanfediste presero comunque il controllo del castello e arrestarono i principali esponenti della Repubblica, ponendo termine all'esperienza politica iniziata all'inizio di febbraio; alla caduta della città seguì inoltre un saccheggio che coinvolse le forze controrivoluzionarie e settori della popolazione locale. Ruffo raggiunse Cotrone alcuni giorni più tardi, quando la restaurazione dell'autorità borbonica era ormai completata e si era aperta la fase repressiva contro quanti avevano partecipato al governo e alla difesa della città.
Condanna ed esecuzione Dopo la riconquista Ducarne venne sottoposto al giudizio di Angelo di Fiore insieme agli altri protagonisti dell'esperienza repubblicana. Un decreto del 31 marzo 1799 condannò a morte per lesa maestà Ducarne, Giuseppe Suriano, Francesco Antonio Lucifero e Bartolo Villaroja, mentre pene detentive o di relegazione furono comminate ad altri partecipanti alla rivolta. Il «Notamento dei rei di Stato» distingue espressamente i quattro dagli altri imputati e indica per loro l'esecuzione militare nella batteria del regio castello.
La condanna fu eseguita il 3 aprile 1799: in una lettera datata quello stesso giorno e pubblicata successivamente da Benedetto Maresca nel carteggio di Ruffo con il ministro John Francis Edward Acton, il cardinale comunicò che erano stati fucilati i quattro uomini da lui indicati come principali responsabili della rivolta di Cotrone, nominando espressamente «il capitano D. Giuseppe Ducarne» accanto a Suriano, Lucifero e Villaroja. Ruffo manifestò nello stesso contesto alcune riserve sulla procedura seguita, osservando che Di Fiore aveva pronunciato da solo le condanne capitali; aggiunse tuttavia che esistevano lettere scritte dagli stessi imputati e altri elementi che, a suo giudizio, ne dimostravano la responsabilità.
Ducarne fu quindi fucilato insieme agli altri tre condannati all'interno della fortezza; il registro parrocchiale dei morti, successivamente trascritto dallo storico Armando Lucifero, ne attesta la morte nel regio castello e la sepoltura nella chiesa di San Francesco d'Assisi di Cotrone. Gli altri arrestati coinvolti nella Repubblica furono invece destinati in parte alla detenzione o al confino nelle isole di Favignana, Lampedusa, Pantelleria e Lipari.
Memoria e storiografia La vicenda di Ducarne rimase strettamente legata alla memoria della Repubblica di Cotrone e alla repressione che ne seguì: già fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo il suo nome ricorse nelle ricostruzioni dedicate agli avvenimenti del 1799, dal carteggio pubblicato da Maresca agli studi di Armando Lucifero, che affrontò estesamente l'esperienza repubblicana crotonese prima in Quarantacinque giorni di repubblica in Cotrone e poi nel più ampio Il 1799 nel Regno di Napoli in generale ed in Cotrone in particolare. Gli avvenimenti furono successivamente ripresi, fra gli altri, da Piero Pieri e Gaetano Cingari, inserendosi nella più ampia storiografia dedicata alla rivoluzione e alla controrivoluzione calabrese del 1799.
La memoria dei protagonisti della breve esperienza repubblicana è rimasta presente anche nella toponomastica di Crotone, dove a Ducarne, così come a Suriano, Lucifero e Villaroja, è stata intitolata una strada cittadina.
Note
Bibliografia
Voci correlate Repubblica di Cotrone Repubblica Napoletana (1799) Giuseppe Logoteta Fabrizio Ruffo Sanfedismo Castello di Carlo V (Crotone)
Categoria:Personalità della Repubblica Napoletana (1799) Categoria:Morti nel castello di Carlo V (Crotone) Categoria:Persone giustiziate per fucilazione