Biografia Nato a Trento nel 1824 e lì battezzato a Santa Maria Maggiore, vicino a dove la famiglia Jagher possedeva la casa, fu inviato dal padre a Venezia prima del 1830 dove il 2 giugno 1866 a San Canciano sposò Clementina Fontana fu Tomaso e Domenica Lupoli (Venezia 11 giugno 1843 - ?) da cui ebbe una figlia, Carolina Jagher, che in seguito prese con altrettanto successo il posto del padre nello studio fotografico.

I genitori di Simeone (Giovanni Battista Jagher 1796-1868 discendente dei nobili Rungg di Trento e Anna Scrinzi nata nel 1804 discendente dei nobili Dall'Armi e Rella di Trento) appartenevano a due antiche famiglie della borghesia facoltosa di Trento.

Gli Jäger (in trentino Iagher o Jagher) da cui il ramo Jagher di Simone discendeva, erano invece un'antica e ricca famiglia di possidenti tirolesi, le cui origini documentate risalgono al 1500 in uno dei più valutati (1900 fiorini) masi di Unteraicha (Fiè allo Sciliar) ricevuto in feudo ereditario dai Colonna von Fels di Fiè allo Sciliar nel 1500: maso Gemainer tutt'ora esistente. Per poi continuare come ricchi possidenti ed imprenditori vitivinicoli a Bolzano (dove da inizio 1600 ricoprirono anche cariche nella sua amministrazione comunale) e Trento dove nel 1730 si trasferì con altrettanto successo il ramo Jäger di Simone Jagher.

Oltre ad un altro fratello e sorella morti in tenera età, Simone ebbe un fratello, Giuseppe Jagher nato a Trento 1827 e orefice/gioielliere a Venezia/San Polo N.° 382, sposato il 28 gennaio 1870 a Venezia/San Silvestro con Margherita von Corradini da cui ebbe sette figli.

Produzione fotografica Attivo a partire dagli anni '60 dell'Ottocento, Simeone è il pioniere della famiglia nell'arte fotografica. Le sue tecniche principali includevano: il negativo al collodio umido (anni '60 - '80): questa era la sua tecnica regina. il formato "Carte de Visite" (CdV): fu tra i più entusiasti promotori di questo formato a Venezia.

Il suo studio principale, denominato "Fotografia Veneta di S. Jagher", era situato a Cannaregio presso i Santi Apostoli, in Calle Dolfin al numero civico 5615 vicino a dove abitava N°5614. I suoi ritratti all'albumina della nascente borghesia urbana e del turismo del Grand Tour, si distinguevano per la cura dei dettagli (fondali dipinti, colonnine e arredi tipici dell'epoca) e per il caratteristico marchio commerciale litografato sul retro del cartoncino. Un secondo studio iniziale viene tracciato anche al Ponte dell'Olio a S. Gio Grisostomo 3755 Venezia.

Il nucleo forte della ditta commerciale Jagher era la ritrattistica della borghesia veneziana e dei visitatori della città. Dal punto di vista artistico ed espressivo, la produzione degli Jagher rifletteva i canoni e le convenzioni visive del ritratto d'atelier di fine secolo: teatralità della posa e dell'arredo e il fondale dipinto. I loro scatti d'epoca (uomini in abiti ottocenteschi, giovani donne con acconciature a chignon) sono oggi beni culturali vincolati e conservati in collezioni storiche pubbliche, come l'Archivio Storico IRE di Venezia, le Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco a Milano e nei Musei Civici Veneziani.

Pur inserendosi in un mercato veneziano fortemente competitivo — che vedeva protagonisti giganti come Carlo Naya o Tomasz Burato — la "Fotografia Veneta" degli Jagher riuscì a ritagliarsi una propria precisa identità commerciale, fondendo perfettamente la precisione tecnica del mezzo fotografico con il gusto estetico della Belle Époque lagunare. 

Oggi le stampe all'albumina prodotte dagli Jagher sono considerate preziosi documenti di storia del costume e della società veneta.

Note

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