Fratello mare è un film italiano del 1975 diretto da Folco Quilici.
Questo lungometraggio rappresenta il quarto documentario del "ciclo polinesiano" del regista.
Trama Nell'isoletta equatoriale di Rangiroa, un vecchio pescatore rievoca la sua vita: nato in piroga durante il funerale del nonno, passa l'infanzia a stretto contatto col mare («succhiavo latte e spruzzi di mare, fu così che il mare divenne mio fratello»), accompagna suo padre in barca osservandolo nel suo durissimo lavoro di pesca della madreperla, ma viene sottratto bruscamente alla spensieratezza dell'adolescenza quando il padre perde la vita. Un vecchio pescatore e uno zio lo iniziano alla pesca, alla prudenza nella navigazione e al coraggio di fronte agli squali e alle murene. Intanto arrivano i bianchi per comprare coralli e madreperle e cominciano a trasformare l'isola in un perenne luna park.
L'amarezza del pescatore è alimentata dalla nostalgia per quelle scene che sono ormai solo un ricordo: la pesca delle tartarughe, che avveniva servendosi di un altro pesce, la remora; le ineluttabili calamità naturali; la "corrida" con la murena; la danza dei delfini; la pesca delle perle con gli ultimi pescatori, destinati a trasformarsi in camerieri d'albergo.Leonardo Autera, Favola ecologica dalla Polinesia, in Corriere della Sera, 29 novembre 1975, p. 16
Produzione Fratello mare chiude idealmente la quadrilogia della Polinesia, iniziata da Folco Quilici vent'anni prima con L'ultimo paradiso (1956) e proseguita con Ti-Koyo e il suo pescecane (1962) e Oceano (1971).Carlo Galimberti, Quilici con «Fratello mare» racconta la sua Oceania, in Corriere della Sera, 2 ottobre 1975, p. 16
Il film nacque quasi per caso, dal ritrovamento di una cassa di filmati recante l'etichetta Quilici-Polinesia. Quilici ricordava di aver lasciato ai produttori gli scarti del montaggio, i provini e tutto il materiale girato nei sopralluoghi dei film precedenti, ma non sapeva dove fossero finiti. Si fece vivo un commerciante di pellicole, che dichiarava di essere in possesso di questa cassa, e Quilici fu felice di ricomprare quelli che nel frattempo erano diventati testimonianza storica e antropologica dei paesaggi incontaminati delle Tuamotu, ormai definitivamente deturpati da alberghi e aeroporti.
Le immagini non avevano tutte la stessa qualità e gli stessi formati, ma da quella massa eterogenea Quilici decise coraggiosamente di ricavare un film, integrandole con nuove riprese e con una storia giocata sul filo della nostalgia, grazie anche alla sceneggiatura elaborata con Ottavio Alessi e Augusto Frassineti, gli stessi collaboratori di Ti-Koyo. Al presente, arido e rassegnato, Quilici riuscì ad alternare le immagini del passato del pescatore bambino usando in maniera estremamente creativa gli scarti delle vecchie pellicole sottoposte a una minuziosa correzione del colore in un'epoca in cui non esisteva il restauro digitale.
Questo film fu il primo ad essere prodotto da Quilici con Anna Azan, conosciuta durante le riprese di Il dio sotto la pelle e divenuta poi la sua seconda moglie e preziosa collaboratrice. La Azan si assunse la responsabilità del settore organizzativo-finanziario, permettendo al regista di esprimersi con libertà, senza il peso di preoccupazioni di carattere praticoIlaria Caputi, Il cinema di Folco Quilici, Fondazione Scuola Nazionale di Cinema, Roma, 2000, pp. 95-99. ISBN 9788831774437
Le riprese si svolsero fra maggio e agosto 1975 nei luoghi reali (Isole Tuamotu).
Accoglienza Presentato in numerose serate e proiettato in alcuni festival (tra cui la 6ª edizione del Giffoni Film Festival), il film ebbe anche una fortunata distribuzione nelle sale di prima visione a partire dall'ottobre 1975: a Milano, in soli tre giorni di programmazione, ebbe più di 11 mila spettatori posizionandosi al quarto posto degli incassi settimanali (dopo successi quali Amici miei, Frau Marlene e Di che segno sei?).Quilici col vento in poppa in Corriere d'Informazione, 2 dicembre 1975, p. 15 Una seconda ondata di successo arrivò alcuni mesi dopo, quando il film fu riproposto sulla scia di Lo squalo, anche se Quilici aveva più volte preso le distanze dal cinema commerciale e ancora di più dai mondo movie, da lui esplicitamente denunciati di sensazionalismo e scandalosità.Lorenzo Codelli, Addio Folco Quilici, sguardi sul mondo, in Cinemazeronotizie nº 4, aprile 2018, pp. 4-5
Grazie alla penna di Pinin Carpi, Fratello mare fu trasformato in un romanzo dal titolo omonimo, ricco di fotografie ricavate da fotogrammi del film.
Note
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