Casa Abetina (o sanatorio dell'Abetina, già Sanatorio Abetina) è un ex complesso sanitario situato a Sondalo, in provincia di Sondrio, sorto negli anni venti del Novecento come struttura per la cura della tubercolosi e successivamente riconvertito in casa di riposo del Comune di Milano. Fa parte, insieme alla Pineta di Sortenna, alla Vallesana e al Villaggio sanatoriale "Eugenio Morelli", del sistema di sanatori che tra l'inizio del Novecento e il secondo dopoguerra caratterizzò il versante soprastante Sondalo, trasformandolo in uno dei principali paesaggi terapeutici alpini italiani. Dalla seconda metà degli anni duemila è stato dismesso come struttura assistenziale. Dal 2026 il complesso è inserito dal Comune di Milano tra gli immobili pubblici in disuso oggetto di un'indagine esplorativa per la loro valorizzazione

Storia La nascita della vocazione sanatoriale a Sondalo Alla fine dell'Ottocento Sondalo era un piccolo centro alpino la cui economia si fondava su agricoltura, allevamento e sfruttamento del bosco. La situazione cominciò a mutare quando il medico sondalino Ausonio Zubiani propose di sfruttare il clima e l'ambiente montano per la cura dei malati di tubercolosi, promuovendo la fondazione della Pineta di Sortenna, inaugurata nel 1903 e considerata tra i primi sanatori italiani. Il successo di questa esperienza favorì la nascita di nuove strutture sul medesimo versante, tra cui l'Abetina e la Vallesana.

Il sanatorio dell'Abetina sorse in questo contesto nel 1922, seguì il sanatorio Vallesana, inaugurato nel 1929. Negli stessi anni la lotta alla tubercolosi assunse un rilievo crescente nella politica sociale italiana: nel 1927 fu istituita l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi, che portò l'INPS a gestire direttamente una vasta rete di sanatori in tutta Italia.

Come gli altri sanatori del versante, l'Abetina applicava un modello terapeutico basato su riposo, alimentazione, osservazione clinica ed esposizione prolungata all'aria e al sole, considerati elementi centrali nella cura della tubercolosi in epoca pre-antibiotica. Verande e terrazze, funzionali alla cosiddetta "cura d'aria", costituivano un tratto tipico dell'edilizia antitubercolare ed erano parte integrante dell'istituzione medica.

Il periodo fascista e la costruzione del Villaggio Morelli Negli anni trenta l'amministrazione previdenziale avviò la costruzione del vicino Villaggio sanatoriale "Eugenio Morelli", destinato a diventare uno dei più grandi complessi sanatoriali d'Europa. L'Abetina, già esistente, si trovò a diretto contatto fisico e funzionale con la nuova struttura: fotografie d'epoca conservate nell'archivio del Museo dei Sanatori di Sondalo documentano il continuo passaggio di medici, tecnici e famiglie del personale fra i diversi istituti del versante. La voce "Tubercolosi" dell'Enciclopedia Italiana Treccani, pubblicata nel 1937, menziona esplicitamente la costruzione del grande villaggio sanatoriale presso l'Abetina di Sondalo nell'ambito della politica sanitaria del regime.

Da sanatorio a casa di riposo comunale A partire dagli anni quaranta e cinquanta, tuttavia, la diffusione delle terapie farmacologiche contro la tubercolosi rese progressivamente superflui i lunghi ricoveri in montagna, avviando la crisi del modello sanatoriale e la riconversione di numerose strutture, tra cui l'Abetina.

Nel secondo dopoguerra l'Abetina fu inserita nella rete delle strutture assistenziali gestite dal Comune di Milano, sul modello delle colonie e case di soggiorno che l'amministrazione milanese possedeva in diverse località montane e marine. Da allora l'Ente meneghino ne assunse l'amministrazione e divenne una Casa di riposo e in seguito Residenza sanitaria assistenziale (RSA) comunale, con servizi infermieristici e di animazione sociale e culturale per gli ospiti della struttura..

La presenza milanese a Sondalo si inserì una più generale tradizione delle amministrazioni urbane di utilizzare località montane e climatiche per finalità assistenziali. L'Abetina consentiva di mantenere una struttura residenziale in un ambiente radicalmente diverso da quello metropolitano: per gli ospiti anziani il trasferimento in montagna significava vivere in un territorio caratterizzato da boschi, aria e spazi aperti, cioè proprio quegli elementi che avevano originariamente giustificato la nascita del sanatorio. La funzione era però completamente cambiata: non si trattava più di curare la tubercolosi attraverso il clima, ma di offrire assistenza residenziale. L'Abetina rappresentò così una singolare continuità tra due modelli di welfare differenti.

Dismissione e passaggi di proprietà Nei primi anni Duemila la struttura cessò progressivamente la propria funzione assistenziale e venne successivamente inserita tra le aree dismesse. In un contesto caratterizzato dalla progressiva riduzione dei trasferimenti fiscali dello Stato agli enti territoriali, il Comune di Milano si trovò ad affrontare il problema dei costi di gestione e dell'obsolescenza della struttura. La manutenzione e l'adeguamento alle normative di un complesso di grandi dimensioni situato in ambiente montano comportavano infatti oneri significativi, ulteriormente aggravati dalla distanza da Milano.

La cessazione della funzione assistenziale dell'Abetina si inserì nel processo di razionalizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare del Comune di Milano. Nel 2007 il Comune costituì il Fondo Immobiliare - Comune di Milano I, destinato alla valorizzazione e alla dismissione di parte del patrimonio comunale, nel quale inserì anche l'Abetina.Il fondo fu costituito il 28 dicembre 2007 e il trasferimento della proprietà degli immobili conferiti divenne efficace il 30 aprile 2008; la gestione fu affidata alla società BNL Fondi Immobiliari SGR, successivamente divenuta BNP Paribas Real Estate Investment Management Italy.

Nel 2024 e 2025 il Comune di Milano tentò di dismettere l'intero patrimonio attraverso la vendita delle quote del fondo a un investitore, ma la procedura, non ebbe esito positivo. A seguito della mancata vendita delle quote dei fondi, il Comune avviò la liquidazione dei fondi e la riacquisizione degli immobili rimasti invenduti. Nel 2026 Casa Abetina risultava tra i beni interessati dalla fase di riacquisizione da parte del Comune di Milano.

Descrizione Il complesso sorge in via Zubiani a Sondalo, su un'area di proprietà di circa dieci ettari comprendente sia il parco sia le aree boscate circostanti. È costituito da sei edifici principali; il fabbricato maggiore è formato da due corpi di fabbrica attigui, realizzati rispettivamente nel 1926 e nel 1952, che raggiungono sei piani fuori terra oltre a due piani seminterrati. La struttura è in muratura portante, con copertura a falde rivestita in piode. Le facciate presentano pietra a spacco nei primi due livelli e superfici intonacate ai piani superiori; sul lato a valle si aprono logge e, all'angolo sud-est, un piccolo bow-window.

Il Piano Territoriale Regionale d'Area (PTRA) della Media e Alta Valtellina, elaborato da Regione Lombardia, individua l'Abetina come "casa di cura privata" per la quale non deve essere alterato l'aspetto esteriore dell'edificio. La Regione Lombardia include inoltre il "Complesso Abetina" tra le aree dismesse censite nella provincia di Sondrio.

Uno studio del Politecnico di Milano dedicato al paesaggio sanatoriale di Sondalo colloca l'Abetina, insieme a Pineta di Sortenna, Vallesana e Villaggio Morelli, all'interno di un unico paesaggio culturale del XX secolo, nel quale architettura, parchi storici e infrastrutture costituiscono un insieme unitario meritevole di conservazione integrata.

Note

Bibliografia

Voci correlate Sondalo Pineta di Sortenna Villaggio sanatoriale Eugenio Morelli Tubercolosi

Collegamenti esterni

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