La necropoli della Carrara è un complesso funerario greco dell'antica Kroton, situato nel settore sud-occidentale dell'odierna Crotone, sulle alture rivolte verso la valle del fiume Esaro; frequentata dalla fine dell'VIII secolo a.C. agli inizi del III secolo a.C., costituisce la maggiore concentrazione di sepolture finora individuata nell'ambito della città greca.

Le indagini moderne, iniziate con alcuni saggi nel 1973 e proseguite attraverso interventi distinti fino al 2011, hanno permesso di riconoscere quattro settori convenzionalmente denominati Carrara I, Carrara II, Carrara III e Carrara IV: nei settori I, III e IV sono state documentate rispettivamente 696, 62 e 49 sepolture, per complessive 807 tombe, mentre il numero esatto delle sepolture di Carrara II non risulta ricavabile dalla documentazione disponibileTimothy Pönitz, Kroton – La nécropole de la Via dei Greci et le développement de la cité entre les IVe et IIIe siècles av. J.-C., tesi di dottorato, Université de Genève, 2022, p. 146, DOI 10.13097/archive-ouverte/unige:162280.; la fase di maggiore utilizzo del complesso si colloca soprattutto nel V secolo a.C., mentre durante il IV il numero delle deposizioni diminuì progressivamente fino all'abbandono dell'area agli inizi del III secolo a.C.Pönitz, 2022, p. 150.Pönitz, 2022, p. 154..

Topografia

La necropoli occupava una serie di modeste alture prossime al limite sud-occidentale dell'abitato di Kroton, aperte verso il territorio della polis e la valle dell'Esaro; l'area interessata dalle indagini è stata valutata in non più di circa due ettariGregorio Aversa e Giovanna Verbicaro, «La necropoli della “Carrara 3” di Crotone: rapporto preliminare di scavo», in Roberto Spadea (a cura di), Kroton. Studi e ricerche sulla polis achea e il suo territorio, Atti e Memorie della Società Magna Grecia, serie IV, V, Roma, Giorgio Bretschneider Editore, 2014, pp. 143-179, ISBN 978-88-7689-277-6., sebbene i quattro settori messi in luce non rappresentino necessariamente l'intera estensione originaria del complesso funerario.

Carrara I e Carrara II occupavano due alture separate da una stretta sellaDomenico Marino, «Crotone. La necropoli della Carrara – settore IV. Indagini 2010-2011», in Carmelo Malacrino e Simonetta Bonomi (a cura di), Ollus leto datus est. Architettura, topografia e rituali funerari nelle necropoli dell'Italia meridionale e della Sicilia tra antichità e medioevo. I. Dalla preistoria all'ellenismo, Reggio Calabria, MArRC Edizioni Scientifiche, 2018, p. 255, ISBN 978-88-7221-880-8.; la distribuzione cronologica delle tombe, tuttavia, non sembra indicare un'espansione lineare o pianificata, poiché le sepolture più antiche e quelle più recenti sono entrambe attestate a Carrara I, mentre a Carrara III tombe appartenenti a fasi differenti occupavano lo stesso spazio.

Il toponimo «Carrara» è stato posto in relazione con un percorso carrabile che, in età medievale, collegava la città alla campagna e costituiva uno degli accessi al centro abitato.

Rapporto con le fortificazioni Il rapporto fra la necropoli e il circuito difensivo di Kroton costituisce un problema ancora discusso: già nel 1974 Giuseppe Foti prospettò la possibilità che la Carrara potesse trovarsi all'interno delle fortificazioni, presentando tuttavia questa ricostruzione come un'ipotesi ancora da verificare sul terrenoGiuseppe Foti, «L'attività archeologica in Calabria», in Orfismo in Magna Grecia. Atti del XIV Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, 6-10 ottobre 1974, Napoli, Arte Tipografica, 1975, pp. 304-309..

Le ricostruzioni successive hanno proposto tracciati differenti: Claudio Sabbione collocò Carrara I all'interno delle mura; Roberto Spadea propose in seguito un percorso fra Carrara I e Carrara II, soluzione ripresa anche da Salvatore Medaglia, mentre nel 2011 lo stesso Spadea spostò il circuito più a nord, lasciando l'intera area funeraria all'esterno; in una planimetria pubblicata nel 2014 furono tuttavia riportate entrambe le soluzioniPönitz, 2022, p. 151., coerentemente con la cautela espressa dallo stesso Spadea nel 1994, quando osservava come fosse ancora difficile stabilire con sicurezza se le fortificazioni attraversassero la necropoli.

In assenza di prove archeologiche dirette decisive, nessuna delle ricostruzioni proposte per questo tratto del circuito fortificato può pertanto essere considerata definitivamente acquisita.

Rapporto con la necropoli di Via dei Greci La Carrara e la necropoli di Via dei Greci costituiscono i due maggiori complessi funerari greci finora indagati nell'area di Crotone; i due nuclei, separati dal Cimone Rapignese, distano meno di 900 metri in linea d'aria.

Le rispettive sequenze cronologiche risultano in parte complementari: la Carrara raggiunse la massima intensità di utilizzo nel V secolo a.C. e conobbe una progressiva diminuzione delle deposizioni nel IV, mentre la necropoli di Via dei Greci cominciò a essere utilizzata nella prima metà dello stesso secolo. Pönitz ha proposto di interpretare questo mutamento nel quadro della riorganizzazione urbanistica e difensiva di Kroton, ipotizzando che nel corso del IV secolo il principale accesso meridionale alla città sia stato progressivamente spostato verso ovest e che lungo il nuovo asse viario si sia sviluppata la necropoli di Via dei Greci; tale ricostruzione rimane tuttavia un'interpretazione della documentazione archeologica e non corrisponde a un tracciato viario direttamente attestato in ogni suo tratto.

Storia delle ricerche Carrara I Le prime indagini moderne nel settore poi denominato Carrara I furono eseguite nell'ottobre 1973 con alcuni saggi preliminari, mentre lo scavo sistematico si svolse dall'inizio di febbraio alla metà di maggio 1974 sotto la competenza della Soprintendenza alle Antichità della CalabriaGiuseppe Foti, «Attività della Soprintendenza alle Antichità della Calabria nel 1974», Klearchos, XVI, 1974, pp. 117-119.; nella relazione preliminare Foti riferiva che erano già state messe in luce oltre cinquecento tombe su un'area di quasi due ettari, mentre l'elaborazione successiva della documentazione portò il numero complessivo del settore a 696 sepolture.

Le tombe erano disposte molto fittamente e, in alcuni nuclei, sovrapposte su più livelli, raggiungendo profondità di circa quattro metri; il rito nettamente prevalente era l'inumazione, mentre fra le strutture ricorrevano soprattutto tombe alla cappuccina e tombe a cassa realizzate con laterizi, con una lieve prevalenza delle prime; erano inoltre presenti sepolture infantili e alcuni enchytrismoi.

Una parte consistente delle deposizioni era priva di offerte, poiché 313 tombe sulle 696 documentate non contenevano corredo funerarioPönitz, 2022, p. 127.; fra 284 sepolture sufficientemente databili, 140 sono state attribuite al V secolo a.C. e 78 al IV, dato che evidenzia la particolare intensità d'uso dell'area nel V secolo. Carrara I non è mai stata oggetto di un'edizione scientifica integralePönitz, 2022, p. 2..

Carrara II Le indagini di Carrara II sono documentate con minore continuità: Pönitz sintetizza una prima fase degli scavi fra il 1978 e il 1980, mentre l'esistenza di interventi nel 1980 è confermata direttamente da Claudio Sabbione, che pubblicò un manico bronzeo di specchio configurato a figura femminile, rinvenuto nei «saggi 1980 sulla collina Carrara II», inventariato con il numero 28074, alto 17,9 cm e datato all'ultimo quarto del VI secolo a.C.Claudio Sabbione, «L'artigianato artistico», in Crotone. Atti del XXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia, Taranto, 7-10 ottobre 1983, Taranto, 1984, p. 250..

Le ricerche non si esaurirono con la fase documentata fra la fine degli anni Settanta e il 1980: Marino ricorda infatti una «tomba C del settore II» scavata nel 1984, dalla quale provenivano sei laterizi recanti lo stesso bollo con clava attestato nella tomba D1 di Carrara IV; Medaglia afferma inoltre che la topografia dei complessi funerari crotoniati si arricchì di nuovi dati provenienti da Carrara II nel periodo 1984-1986, rinviando a Elena Lattanzi per gli anni 1985 e 1986Salvatore Medaglia, Carta archeologica della provincia di Crotone. Paesaggi storici e insediamenti nella Calabria centro-orientale dalla Preistoria all'Altomedioevo, Università della Calabria, 2010, nota 128.. La documentazione disponibile non consente però di stabilire con certezza se tali attività costituissero campagne formalmente distinte oppure prosecuzioni o interventi successivi.

Carrara II risulta meno estesa di Carrara I, ma il numero complessivo delle sepolture rinvenute nel settore non è ricavabile con precisione dalle pubblicazioni disponibili.

Carrara III Carrara III fu indagata nel corso di un intervento di archeologia d'emergenza eseguito tra febbraio e novembre 2005 in relazione alla realizzazione di una moderna struttura di culto; lo scavo mise in luce 62 sepolture databili dalla fine del VI agli inizi del IV secolo a.C., con una particolare concentrazione nella prima metà del V secolo.

Le strutture funerarie appartenevano a tre tipologie principali — tombe a cassa, fosse terragne e tombe alla cappuccina —, queste ultime caratterizzate anche da varianti nella disposizione dei laterizi di copertura; soltanto una ventina delle 62 tombe ha restituito materiali di corredo, fra i quali ricorrono con particolare frequenza vasi attici, soprattutto lekythoi.

Tra i contesti documentati figura la tomba 11, datata intorno al 490-470 a.C., il cui corredo comprendeva una lekythos con l'ingresso di Dioniso nell'Olimpo.

Carrara IV Il quarto settore fu indagato fra il 4 maggio 2010 e il 22 marzo 2011 nell'ambito di uno scavo preventivo connesso a lavori edilizi; le attività, dirette da Domenico Marino nella sua qualità di responsabile territoriale della Soprintendenza, interessarono un lotto di circa 4.425 m², dei quali circa 2.513 furono effettivamente esplorati, per complessive 94 giornate di scavo.

Furono individuate 49 tombe, tutte a inumazione singola e distribuite su più livelli stratigrafici: le tipologie comprendevano tombe a cassa di tegole, tombe alla cappuccina con copertura laterizia a doppia falda e fosse terragne rettangolari; erano inoltre frequenti segnacoli in pietra calcarea, mentre il numero delle tegole impiegate poteva variare in relazione alla statura dell'inumato e su alcuni laterizi furono osservate tracce di stuccatura.

Lo stato di conservazione degli scheletri era spesso mediocre e alcune deposizioni risultavano disturbate da cause naturali o antropiche; nei casi leggibili si trattava di deposizioni primarie, generalmente in posizione supina e, nella maggior parte dei casi, orientate secondo l'asse sud-est/nord-ovest, con gli arti inferiori normalmente distesi e quelli superiori lievemente flessi e simmetrici, mentre le mani erano frequentemente disposte sulle ossa iliacheMarino, 2018, p. 256..

I corredi erano generalmente poco numerosi, con una media di circa due oggetti per tomba e alcune sepolture completamente prive di offerte; prevalevano i materiali ceramici, fra i quali figurano lekythoi, skyphoi, kotylai e alabastra, accanto a oggetti bronzeiMarino, 2018, pp. 255-260..

Una delle deposizioni più ricche, indicata come tomba S, era una tomba alla cappuccina di 1,58 × 0,47 m appartenente a un individuo di circa sette-otto anni, interpretato dagli scavatori come femminile; l'inumata era deposta supina su un letto funerario di argilla limosa e il corredo comprendeva, fra l'altro, due kotylai a vernice nera, sei lekythoi attiche a figure nere databili circa al 520-490 a.C., uno specchio bronzeo e una lekythos acromaMarino, 2018, pp. 257-259.. Una delle lekythoi è attribuita al Pittore di Gela, mentre tre appartengono alla Classe di Atene 581Marino, 2018, p. 259..