Biografia Gioachimo Respini nacque da Filippo Respini di Cevio, notaio e cancelliere, e da sua moglie Giuseppa Lucchini di Locarno. Conseguì il diploma di maestro elementare a Locarno. Nel 1852 emigrò in Australia, dove lavorò fino al 1860 in una miniera, per poi tornare in Ticino. Studiò giurisprudenza nel 1862 all'Università di Pavia, dal 1863 all'Università di Pisa e conseguì il dottorato in giurisprudenza nel 1865.

Successivamente iniziò un apprendistato presso lo studio di Vittore Scazziga e nel 1867 aprì un proprio studio notarile e legale a Locarno, distinguendosi in particolare nel processo di Stabio. Si impegnò fin da giovane nella vita politica e divenne il leader del Partito liberale-conservatore ticinese, che portò al potere dal 1875 al 1877. Il 15 ottobre 1876 sventò il tentativo di un «pronunciamento» radicale a Locarno.

Dal 1875 al 1896 fu presidente del partito, con una breve interruzione nel periodo 1891–1892. Dal 1867 al 1899 fu membro del Gran Consiglio ticinese (di cui fu presidente nel 1875, 1882, 1889 e 1892), nel 1877 e nel 1890 fece parte per un breve periodo del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino (di cui fu presidente nel 1890). Membro della Commissione costituzionale nel 1891 e nel 1892 e della Corte di cassazione, fu membro del Consiglio degli Stati dal 1879 al 1885, presidente cantonale del Piusverein; sindaco di Cevio dal 1873 al 1890, preparò il materiale per la Storia politica del Cantone Ticino pubblicata da Rodolfo Tartini.

In qualità di membro del Consiglio degli Stati dal 1880 al 1885, difese l'autonomia e l'italianità del Cantone Ticino e si impegnò per trovare una soluzione alla questione cantonale della diocesi. Nel Gran Consiglio difese il pensiero federalista e fu uno dei promotori della regolazione del fiume Maggia; sostenne inoltre l'introduzione del voto segreto e comunale, l'approvazione del diritto di iniziativa e di referendum e la scelta di Bellinzona come capitale cantonale stabile, il riconoscimento della libertà di insegnamento, la costruzione della linea ferroviaria del Monte Ceneri e l'avvio della bonifica del piano di Magadino.

Il suo atteggiamento autoritario portò a un deterioramento del clima politico nel cantone e acuirà anche le divergenze all'interno del partito liberale-conservatore, che nel 1896 si divise tra la maggioranza moderata dei Giubiaschesi e la minoranza intransigente dei Respiniani.

Note

Collegamenti esterni