Biografia

Nato ad Ampezzo, in Carnia, dove trascorse la propria infanzia, alla fine degli anni Quaranta si trasferì al seguito della famiglia a Trieste, in seguito all'incarico ottenuto dal padre di dirigere il telegrafo cittadino. Il trasferimento a Trieste non allontanò però definitivamente Zarattini da Ampezzo, località che continuò a frequentare durante le proprie vacanze.

Durante la seconda guerra mondiale, nella primavera del 1944, trovò lavoro come manovale nell'Organizzazione Todt, dove lavorò alcuni mesi; grazie a questo impiego Zarattini riuscì a evitare la chiamata al servizio militare della Repubblica Sociale Italiana e, con il denaro guadagnato, riuscì a pagarsi gli studi presso l'Università degli Studi di Trieste, ateneo dove conseguì la laurea in ingegneria civile nel 1953 e dove rimase fino al 1953 come assistente straordinario, occupandosi dell'insegnamento di costruzioni.

Dal punto di vista della libera professione Zarattini operò soprattutto a Trieste, partecipando a diversi decenni di sviluppo edilizio della città e occupandosi in particolare di costruzioni a destinazione sociale, come edifici scolastici, complessi residenziali e strutture sportive; tra i suoi primi lavori vi è il PalaChiarbola, impianto concepito per poter essere adattato alle diverse discipline ospitate mediante l'utilizzo di tribune telescopiche. Successivamente, nel 1971, Zarattini, in collaborazione con Serena Del Ponte, firmò il progetto di un complesso polisportivo coperto destinato al CUS Trieste nel rione di San Luigi, progetto che prevedeva una palestra principale destinata a ospitare diversi sport di squadra e una secondaria dedicata ad altre discipline. A Trieste inoltre lavorò all'ampliamento della sede del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia e al restauro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi. Nel 1995 aprì uno studio insieme al figlio Luciano, chiamato Studio Associato Mario & Luciano Zarattini, che, con sede in strada del Friuli, fu operativo fino al 2003.

A seguito del terremoto del Friuli del 1976 Zarattini fu tra i professionisti che parteciparono alla ricostruzione della Carnia, del Canal del Ferro, della Val Canale e del Gemonese. Suoi interventi furono il convitto del Centro studi di Gemona del Friuli, la casa di riposo di Moggio Udinese, la costruzione e la ristrutturazione di diversi edifici nelle zone colpite dal sisma e alcuni interventi di consolidamento di Villa Manin, realizzati su indicazione della Regione Friuli-Venezia Giulia.

Zarattini morì nella propria abitazione di Trieste il 29 luglio 2020, una settimana dopo aver compiuto novantacinque anni.

Lo stadio Nereo Rocco L'opera alla quale è rimasto maggiormente legato il nome di Zarattini fu lo stadio Nereo Rocco di Trieste. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, mentre veniva valutata la possibilità di ammodernare il preesistente stadio Giuseppe Grezar, il giornalista sportivo Dante di Ragogna sostenne l'idea di costruire un nuovo impianto calcistico, avvalendosi della consulenza tecnica di Zarattini. La struttura venne inizialmente concepita anche nella prospettiva di poter ospitare alcune partite del campionato mondiale di calcio del 1990, per la cui organizzazione l'Italia aveva presentato la propria candidatura.

Una prima bozza del progetto venne presentata presso la sede del Panathlon Club Trieste nel 1982 e, nell'aprile successivo, fu sottoposta al comune e alla prefettura; modificata un'ulteriore volta nell'ottobre dello stesso anno e ripresentata al comune, negli anni il dibattito si focalizzò soprattutto sulla localizzazione del nuovo impianto.

Il 5 agosto 1985 il consiglio comunale di Trieste affidò alla società Italposte, appartenente al gruppo IRI-Italstat, la concessione per la realizzazione di uno stadio da circa 30.000 posti nell'area del vecchio macello di Valmaura; il progetto venne affidato a Zarattini, con la collaborazione dello studio di architettura Celli-Tognon e dell'ingegnere Bruto Gelletti.

Il progetto esecutivo venne approvato dal Comune nell'ottobre del 1987 e il cantiere partì nel dicembre successivo; l'opera si caratterizzò per diversi rallentamenti, dovuti alla difficoltà di reperire i finanziamenti necessari per il completamento dei vari lotti.

Il campo venne infine inaugurato il 18 ottobre 1992, in occasione dell'incontro tra Triestina e Vis Pesaro, mentre la prima partita ufficiale internazionale si disputò il 14 aprile 1993, in occasione dell'incontro tra le nazionali di Italia ed Estonia. Alla morte di Zarattini, Il Piccolo ricordò lo stadio Nereo Rocco e il PalaChiarbola come le due opere sportive maggiormente legate alla sua attività professionale.

Opere

A seguire un elenco non esaustivo delle opere e dei progetti di Mario Zarattini:

PalaChiarbola, Trieste Progetto del complesso polisportivo coperto del CUS Trieste, rione di San Luigi, Trieste (1971), con Serena Del Ponte Convitto del Centro studi, Gemona del Friuli Casa di riposo, Moggio Udinese Interventi di ricostruzione e ristrutturazione post-sisma in Friuli Interventi di consolidamento di Villa Manin Stadio Nereo Rocco, Trieste (1986-1992), progetto con Bruto Gelletti, Carlo Celli, Luciano Celli e Dario Tognon Ampliamento della sede del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Trieste Restauro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi, Trieste

Note

Bibliografia

Categoria:Studenti dell'Università degli Studi di Trieste