Biografia Le notizie relative alla prima parte della vita di Michele da Acqui sono scarne e frammentarie. Di sicuro nacque ad Acqui a metà del Quattrocento, con la storiografia locale che considera dubbia l'ascrizione del frate alla famiglia Pevere.
Michele entrò a far parte dei francescani all'interno della provincia religiosa di Genova, della quale faceva parte anche il convento di Acqui. Non è noto quando entrò nell'ordine né i dettagli della sua formazione, per quanto si ritenga che sia avvenuta all'interno del percorso dei futuri predicatori, con una testimonianza sua coeva che ne lodò la competenza in diritto canonico e diritto civile, caratteristiche tipiche della formazione dei predicatori dell'epoca.
La prima notizia documentaria sulla sua attività risale al 14 giugno 1482, quando venne nominato commissario provinciale in Sardegna, ruolo che abbandonò l'anno successivo lasciando l'isola con i suoi collaboratori e nominando un proprio sostituto senza l'autorizzazione del vicario generale. Giustificò l'accaduto con motivi di salute, cosa che non convinse il vicario, che ammonì Michele a tornare ai propri doveri. Michele, nel frattempo, era però rientrato a Genova ed era tornato a spostarsi tra i conventi piemontesi. Insistendo nel non ottemperare all'ordine di rientrare in Sardegna, con motivazioni, nell'opinione del vicario, "eccessivamente legalistiche", fu infine sollevato dall'incarico il 28 febbraio del 1484.
Nel 1487 fu nominato predicatore apostolico e incaricato della predicazione quaresimale dell'anno successivo a Perugia, città nella quale ottenne dai priori un primo finanziamento per la costruzione di una cappella presso il castello di Brufa, luogo nel quale Giovanni da Capestrano era stato imprigionato e aveva maturato la propria scelta religiosa. Nel maggio 1488 Michele da Acqui si trovava ad Assisi, dove intervenne nella pacificazione della città, all'epoca interessata da violenze politiche, e partecipò all'approvazione dei nuovi statuti; a seguito di questo risultato papa Innocenzo VIII gli affidò nuovamente la predicazione quaresimale a Perugia per l'anno 1489.
I Monti di Pietà Dalla fine degli anni 1480 l'attività di Michele da Acqui si concentrò soprattutto nell'Italia settentrionale e si legò alla promozione dei Monti di Pietà. Nel 1489 la sua predicazione a Brescia contribuì alla fondazione del Monte cittadino, dove tornò per la Quaresima dell'anno seguente. Michele, nella sua predicazione, sosteneva un modello di Monte fondato sul prestito gratuito, con le spese di gestione a carico delle offerte dei fedeli e delle autorità locali. A questo scopo Michele fondò diverse confraternite che avevano come obiettivo quello di contribuire periodicamente al finanziamento dei Monti.
Nel 1490 Michele da Acqui ebbe un ruolo determinante nella fondazione del Monte di Pietà di Verona, ottenendo, attraverso la propria predicazione, il favore della cittadinanza e fornendo i capitoli dell'istituzione, favorendone l'approvazione da parte del consiglio civico; inoltre, organizzò una celebrazione pubblica e una processione con l'obiettivo di raccogliere fondi, promuovendo successivamente la Scola del Santo Monte de la Pietà, confraternita incaricata di sostenere economicamente l'istituto. Queste sue attività valsero a Michele da Acqui la cittadinanza onoraria di Verona, città nella quale tornò a predicare negli anni 1491 e 1496.
Sempre nel 1490 diede il suo contributo anche alla fondazione del Monte di Pietà di Cremona.
Nel dibattito tra i suoi contemporanei Michele da Acqui, con la sua idea di gratuità dei prestiti, per lui considerati una forma di usura, si scontrò con le idee di Bernardino da Feltre, il quale era invece favorevole all'applicazione di un modesto interesse destinato all'esclusiva copertura delle spese di funzionamento degli istituti.
Le due concezioni vennero discusse, alla presenza di entrambi i religiosi, nel 1493 al capitolo generale francescano di Firenze, che stabilì che in futuro si fondassero soltanto Monti a interesse, in quanto giudicati più solidi finanziariamente, poiché non dipendenti dalla continua raccolta di offerte.
Nel 1495 Michele da Acqui partecipò come definitore al capitolo generale dell'Aquila, durante il quale fu nominato commissario per gli Osservanti in Polonia e Austria, per quanto non si sappia se abbia effettivamente accettato l'incarico e abbandonato poi l'Italia. Nel 1496 è attestato come predicatore nelle città di Crema, Pavia, Verona e Padova, città dove intervenne a favore del locale Monte di Pietà, mentre a Crema organizzò raccolte pubbliche a favore del Monte cittadino, fondato nel 1493 in seguito alla predicazione di Ludovico della Torre.
Nel 1497 è attestata la sua presenza a Genova, dove fondò una Schola Pietatis destinata all'assistenza dei poveri, alla quale affiancò una confraternita, secondo un modello simile a quello dei suoi Monti di Pietà. In questo periodo emersero alcune tensioni nell'ordine con il vicario Gerolamo Tornielli e il vicario provinciale Domenico da Ponzone, che nel maggio del 1497 chiesero a Ludovico il Moro di impedire discretamente a Michele da Acqui e ad alcuni suoi sostenitori di partecipare al capitolo provinciale di Pavia, temendo che la loro presenza potesse provocare disordini.
Si ritiene che tra il 1495 e il 1496 Michele da Acqui sia stato impegnato anche in una predicazione contro le posizioni di Girolamo Savonarola. La sua ultima attività documentata risale al 1499, quando tornò a Perugia per la predicazione quaresimale e ottenne un ulteriore finanziamento per la cappella presso Brufa. Morì presumibilmente intorno al 1500, probabilmente a Brescia.
Note
Bibliografia
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Categoria:Francescani italiani