Lassedio di Crotone fu un'operazione militare combattuta nel 1807 a Crotone, allora generalmente indicata come Cotrone, durante l'insurrezione calabrese contro il Regno di Napoli napoleonico; le operazioni contrapposero le forze del Primo Impero francese impegnate nella riconquista della Calabria a una guarnigione composta da truppe regolari borboniche e formazioni insurrezionali, sostenuta e rifornita via mare dal Regno di Sicilia.
L'assedio ebbe inizio il 2 giugno e si concluse con l'evacuazione dei difensori il 9 luglio e l'ingresso francese nella mattina del 10La cronologia della fase conclusiva presenta alcune divergenze: Henri de Schaller colloca l'imbarco della guarnigione nella notte fra il 30 giugno e il 1º luglio e l'ingresso francese nel giorno seguente (cfr. ); Pietro Calà Ulloa pone invece l'evacuazione nella notte del 13 luglio e l'ingresso dei francesi all'alba del 14 (cfr. ). La sequenza 9–10 luglio è attestata nella compilazione militare francese curata da Abel Hugo, che registra il 9 luglio come giorno della «presa di Cotrone» e colloca l'ingresso francese nella mattina successiva (cfr. ), nonché nei Ragguagli storici sul Regno delle Due Sicilie di Gennaro Marulli (cfr. )., senza che fosse stipulata una formale capitolazione.
Contesto Nel 1806 l'invasione francese del Regno di Napoli aveva costretto Ferdinando IV e la corte borbonica a riparare in Sicilia, mentre sul territorio continentale era stato costituito il nuovo regno affidato a Giuseppe Bonaparte; l'occupazione della Calabria incontrò tuttavia una prolungata opposizione armata, alimentata tanto dalle formazioni insurrezionali locali quanto dalle forze borboniche provenienti dall'isola. Nel maggio dell'anno successivo il principe Luigi d'Assia-Philippsthal, alla testa di una spedizione borbonica partita dalla Sicilia, intraprese una nuova campagna nella regione e il 28 maggio affrontò le forze del generale Jean Reynier nella battaglia di Mileto, conclusasi con la sconfitta della spedizione senza che ciò comportasse l'immediato ritorno sotto il controllo francese di tutte le posizioni occupate dagli antifrancesi.
Cotrone, città fortificata dotata del castello di Carlo V, di una cinta muraria e di un porto affacciato sul Mar Ionio, assunse in questo quadro particolare rilievo militare: il controllo dello scalo permetteva infatti di mantenere i collegamenti marittimi con la Sicilia e, nello stesso tempo, alimentava fra i comandi francesi il timore di un possibile intervento delle forze britanniche.
Passaggio di Cotrone agli antifrancesi Le operazioni borboniche contro Cotrone erano state predisposte prima della battaglia di Mileto: intorno al 18–19 maggio il principe d'Assia affidò al tenente colonnello Antonio Santoro circa trecento uomini delle cosiddette masse, due galeotte e due obici, ordinandogli di dirigersi verso la città; nel frattempo Reynier aveva disposto l'evacuazione della guarnigione francese verso Cosenza, ma il reparto destinato a sostituirla non sarebbe giunto e, approfittando dell'assenza di un presidio effettivo, parte della popolazione avrebbe innalzato il vessillo borbonico, mentre Santoro e gli uomini posti ai suoi ordini sarebbero stati chiamati soltanto in seguito.
Entro la fine di maggio Cotrone costituiva comunque una posizione antifranceseLa data del 27 maggio è talvolta indicata come giorno preciso del passaggio della città agli antifrancesi, ma non trova un riscontro sufficientemente sicuro nella documentazione finora utilizzata per la ricostruzione dell'evento., circostanza che ne fece uno degli obiettivi delle successive operazioni francesi nella Calabria ionica.
Assedio Inizio delle operazioni e comando L'assedio della «città forte» ebbe inizio il 2 giugno sotto il generale Luigi Gaspare Peyri e si protrasse per circa quaranta giorni; il 9 giugno le forze francesi risultavano già accampate presso le mura e controllavano alcuni magazzini di grano e formaggio situati all'esterno della città, mentre tre giorni più tardi il blocco andava stringendosi, gli assedianti aumentavano le proprie forze e costruivano fortini destinati a battere la piazzaforte. Il presidio disponeva allora di circa duecento soldati di linea e di meno di quattrocento uomini delle masse guidate da Santoro, con scorte di viveri e acqua giudicate sufficienti soltanto per altri due giorni.
La direzione delle operazioni mutò più volte nel corso dell'assedio e coinvolse diversi livelli di comando: Reynier mantenne la responsabilità superiore delle operazioni francesi nella regione, Peyri diresse la fase iniziale dell'investimento e, verso la metà di giugno, il comando sul posto era affidato al generale Camus; contemporaneamente Francesco Costanzo giunse da Monteleone per occuparsi delle opere del Genio. Anche la difesa fu riorganizzata con l'arrivo delle truppe regolari borboniche: Giacomo Lettieri assunse il governo della piazza, destinò principalmente i soldati di linea al castello e distribuì le bande lungo le mura; Santoro, protagonista della fase precedente, fu invece arrestato e il 17 giugno lasciò Cotrone sulla corvetta Aurora diretto verso la Sicilia, dove giunse in stato d'arresto insieme a undici suoi collaboratori.
Fra l'11 e il 14 giugno operò nella piazza anche Andrea Angelotti, aiutante di campo del principe d'Assia; durante la sua permanenza furono rafforzate le misure di sorveglianza del castello, distribuita la polvere da sparo, costruiti parapetti lungo la strada del Carmine e inoltrate ripetute richieste di uomini, viveri e acqua.
Sortita dell'11 giugno L'11 giugno i difensori effettuarono una delle principali sortite della prima fase dell'assedio, avanzando simultaneamente attraverso la Porta di Terra e la Porta di Mare: dalla prima uscirono reparti regolari, dalla seconda si mossero invece le formazioni irregolari e l'azione riuscì inizialmente a respingere gli assedianti, investendo alcune delle loro posizioni; Camus reagì facendo intervenire altri reparti francesi e svizzeri e, nel corso del combattimento, rimase ferito un ufficiale indicato come Droet, mentre i difensori furono infine costretti a ripiegare.
Gli uomini usciti dalla Porta di Mare riuscirono a ritirarsi verso la costa sotto la protezione del fuoco delle imbarcazioni presenti al largo; il combattimento non interruppe tuttavia il blocco e, una volta respinta la sortita, i lavori francesi continuarono ad avanzare verso le fortificazioni.
Lavori d'assedio Dopo la sortita Reynier raggiunse il campo e affidò al capitano Sèbe la prosecuzione delle opere d'assedio, mentre gli assedianti rafforzavano le proprie posizioni e sfruttavano gli edifici situati all'esterno della cinta per avvicinarsi progressivamente alle difese; Francesco Costanzo, giunto da Monteleone, assunse successivamente un ruolo centrale nella direzione tecnica dei lavori e la mancata demolizione di alcuni fabbricati esterni, insieme alla presenza di cisterne fuori dalle mura, favorì l'avanzata francese, agevolando sia l'avvicinamento delle opere sia l'approvvigionamento d'acqua.
La Memoria sulla piazza di Cotrone, redatta il 10 giugno da Carlo Afan de Rivera, documenta in dettaglio le condizioni delle difese cittadine: l'accesso principale dalla campagna avveniva attraverso un ponte in muratura provvisto di ponte levatoio e protetto verso l'esterno da un rastello in cattive condizioni, mentre mancavano fossato, cammino coperto e spalto; in assenza di artiglieria nemica venivano ritenuti sufficienti seicento uomini per presidiare la piazza, ma l'arrivo di cannoni di grosso calibro avrebbe consentito, secondo le stime contenute nella memoria, di aprire in circa tre giorni una breccia nelle mura cittadine e in almeno sei una praticabile nel castello. Una poterna sul mare avrebbe inoltre potuto costituire una via d'imbarco per la guarnigione, purché l'operazione fosse protetta da unità navali.
La configurazione delle difese e lo sviluppo delle opere d'assedio sono documentati anche dalla cartografia militare contemporanea: alla memoria del 10 giugno era allegata una pianta della fortezza, successivamente riprodotta nel 1918 insieme alla documentazione; nel luglio dello stesso anno Afan de Rivera realizzò inoltre la Descrizione della Piazza e Castello di Cotrone, e de' lavori di attacco eseguiti dal nemico, oggi conservata nell'Archivio di Stato di Napoli, Segreteria di Guerra, n. 501, mentre allo stesso contesto appartiene il Croquis des fortifications de la Place de Cotrone et des travaux du dernier Siege, datato luglio 1807 e relativo alle fortificazioni della piazza e ai lavori compiuti durante l'assedio.
Le operazioni francesi furono quindi condizionate non soltanto dalla necessità di avvicinare progressivamente le opere alla cinta, ma anche dall'esigenza di far giungere artiglierie sufficientemente pesanti per battere le fortificazioni e dal deterioramento delle condizioni sanitarie nel campo.
Malattie, rinforzi e rifornimenti Nel corso di giugno le malattie colpirono pesantemente le forze francesi e, intorno al 20 giugno, Reynier fece giungere sotto Cotrone reparti svizzeri comandati da Cavaignac, destinati a sostenere le truppe già impegnate nell'assedio; parallelamente i difensori continuarono a ricevere uomini, viveri e materiali dalla Sicilia, tanto che alla partenza di Santoro il 17 giugno giunsero munizioni e circa settanta uomini, seguiti da ulteriori vettovaglie il giorno successivo e da un nuovo rinforzo il 25 giugno.
Il 18 giugno furono inoltre inviati verso la piazza tre martingane, uno dei due trasporti messi a disposizione dagli inglesi, quattro cannoniere, viveri e circa settanta uomini del reggimento Cacciatori Philipsthal; i comandanti britannici, pur non intendendo partecipare direttamente alla difesa della piazza, ritenuta di scarso interesse militare, concessero due grandi trasporti destinati al recupero del legname da costruzione e, se necessario, delle artiglierie, mentre la flottiglia siciliana continuò a essere impiegata per il «rifornimento della piazza di Cotrone».
Bombardamento e tempesta Nella fase finale gli assedianti intensificarono il bombardamento contro le fortificazioni impiegando dodici cannoni e quattro mortai, mentre la capacità di risposta delle artiglierie della piazza andava progressivamente riducendosi; intorno al 9 luglio una violenta tempesta danneggiò inoltre le opere e il campo francese, investendo nello stesso tempo le imbarcazioni utilizzate dai difensori, alcune delle quali furono spinte contro gli scogli mentre altre dovettero prendere il largo, con un conseguente aggravamento delle difficoltà nei collegamenti marittimi con la Sicilia.
Evacuazione e rioccupazione francese Nella fase conclusiva il bombardamento aveva ormai compromesso buona parte delle difese e aperto due brecce nelle fortificazioni, mentre fra gli uomini della guarnigione cominciavano a scarseggiare viveri e munizioni; gli effetti della tempesta sulle unità navali che assicuravano i collegamenti con la Sicilia resero ulteriormente precaria la situazione e, all'alba del 9 luglio, i difensori evacuarono Cotrone.