La storia della camorra riguarda l'evoluzione della criminalità organizzata di tipo mafioso sviluppatasi principalmente a Napoli e in Campania, dalle prime forme di camorra documentate nel XIX secolo fino al fenomeno contemporaneo. Nel corso della sua storia, la camorra ha assunto forme organizzative e caratteristiche differenti, passando dalla camorra urbana ottocentesca alla progressiva trasformazione in un insieme di organizzazioni criminali territoriali, caratterizzate da una forte autonomia dei singoli clan.

Le origini e le prime forme organizzate della camorra si svilupparono nel Regno delle Due Sicilie, in particolare nell'ambiente urbano e carcerario napoletano. Dopo l'Unità d'Italia, la camorra attraversò una fase di trasformazione e di repressione da parte dello Stato, mantenendo tuttavia una presenza significativa nella società napoletana. Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo emersero nuove forme di organizzazione e di controllo delle attività economiche e del territorio, mentre le autorità italiane intensificarono l'azione repressiva culminata anche nell'inchiesta Saredo e nel processo Cuocolo.

Dopo la fase di forte repressione durante il fascismo, la camorra conobbe una nuova espansione nel secondo dopoguerra, inizialmente legata soprattutto al contrabbando e successivamente al traffico di stupefacenti e ad altre attività criminali. A partire dagli anni settanta, la nascita della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la reazione dei clan riuniti nella Nuova Famiglia determinarono una profonda trasformazione degli equilibri criminali campani e una stagione di violente guerre tra organizzazioni.

Dagli anni ottanta e novanta la camorra si caratterizzò sempre più per la presenza di grandi organizzazioni criminali, tra cui i clan dei Casalesi e l'Alleanza di Secondigliano, e per una crescente integrazione tra attività criminali, traffici internazionali e infiltrazione nell'economia legale. A partire dagli anni duemila, le guerre tra clan e la frammentazione delle principali organizzazioni hanno progressivamente modificato gli equilibri della criminalità organizzata campana.

Nascita e origini La camorra si sviluppò a Napoli nei primi decenni dell'Ottocento. Le prime notizie documentate certe risalgono al 1820. Secondo Francesco Barbagallo, la formazione della camorra avvenne principalmente nelle carceri borboniche e, in seguito, nel contesto sociale della plebe della capitale borbonica. Tuttavia, la scarsità di documenti rende pressoché impossibile determinare con esattezza la "data di nascita" della camorra.

Nel Regno delle Due Sicilie

La Bella Società Riformata Tra le prime forme di criminalità organizzata napoletana è bene ricordare la Bella Società Riformata, che si costituì a Napoli nel 1820. Le ricostruzioni sulla sua origine e sulla sua struttura si basano in larga parte su testimonianze e documentazione ottocentesca, che descrivono un'organizzazione articolata territorialmente e caratterizzata da una propria gerarchia e da regole interne. L’organizzazione rappresentava la formalizzazione della camorra dei dodici quartieri della città e si articolava in una struttura gerarchica complessa: al vertice vi era un capo, scelto tra i membri nativi di Porta Capuana, affiancato da dodici "capi-società", ciascuno responsabile di un quartiere. La struttura prevedeva inoltre segretari-tesorieri e sottogruppi locali. L’accesso alla società avveniva mediante riti di iniziazione ispirati, secondo fonti, a quelli della Carboneria. Alcune fonti storiche riportano che le autorità borboniche si servirono di membri della camorra per gestire l’ordine pubblico in occasione di rivolte, mentre, dopo l’unificazione italiana, la nuova amministrazione non riuscì a estirpare completamente l’organizzazione, che continuò a operare nelle carceri e nei quartieri cittadini.

La Bella Società esercitava un controllo esteso sulle attività economiche locali, sia lecite che illecite. Tra queste attività è importante citare il gioco d'azzardo, le bische clandestine e le case di tolleranza, attività da cui la Bella Società pretendeva delle tangenti.

A partire dalla metà del XIX secolo, accanto alle forme più strutturate della camorra si svilupparono figure e gruppi caratterizzati da una maggiore autonomia, indicati nelle fonti come guappi di sciammeria. Il termine identificava soggetti che godevano di una particolare reputazione nei quartieri popolari e che potevano svolgere funzioni di mediazione dei conflitti e di protezione informale, pur rimanendo inseriti nell'ambiente sociale nel quale si sviluppavano le pratiche e i codici della camorra.

Inizialmente il sodalizio si occupava solo di riscuotere tangenti dai numerosi biscazzieri. Tuttavia, ben presto il fenomeno dilagò e le estorsioni danneggiarono bene o male tutti i commericianti. Ciònonostante, i guappi continuarono a godere della benevolenza da parte del popolo al quale, data la situazione confusionaria scatenata dall'unificazione italiana, garantivano un minimo di "giustizia" e un servizio di "risoluzione dei conflitti".

La repressione attuata da Silvio Spaventa Nel 1860, dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia e la conseguente transizione dal regime borbonico al governo garibaldino, la camorra entrò direttamente nelle vicende politiche napoletane. Liborio Romano, ministro dell'Interno del governo borbonico e successivamente confermato nell'incarico dal governo provvisorio, si avvalse temporaneamente della collaborazione di esponenti della camorra per contribuire al mantenimento dell'ordine pubblico. La scelta fu determinata anche dalla situazione di emergenza nella quale si trovava la ormai ex-capitale, caratterizzata dalla disgregazione degli apparati di polizia e dal timore di disordini e saccheggi.

Tra i principali esponenti della camorra napoletana di questo periodo figurava Salvatore De Crescenzo, detto Tore 'e Crescienzo, già noto alle autorità giudiziarie per diversi episodi criminali. Il suo gruppo acquisì una posizione di rilievo nell'organizzazione camorristica napoletana durante gli anni della transizione politica. Nel 1861, mentre De Crescenzo si trovava detenuto a Ponza, alcuni esponenti della camorra furono coinvolti in un progetto cospirativo diretto contro il nuovo governo. Il fallimento della cospirazione provocò divisioni all'interno dell'ambiente camorristico e alcuni affiliati collaborarono con le autorità fornendo informazioni sul complotto. I rapporti tra questi ultimi e il gruppo di De Crescenzo degenerarono successivamente in contrasti e ritorsioni all'interno del carcere di Castel Capuano.

Con il consolidamento del nuovo Stato unitario, il rapporto di collaborazione instaurato nella fase d'emergenza venne progressivamente abbandonato. Silvio Spaventa, nominato segretario generale del Ministero dell'Interno nel governo Cavour e successivamente incaricato della direzione della pubblica sicurezza a Napoli, promosse una politica di decisa repressione della camorra. L'azione delle autorità mirò a ricostituire il controllo dello Stato sull'ordine pubblico napoletano e a ridurre l'influenza esercitata dalle organizzazioni camorristiche nei quartieri popolari e nelle carceri.

Dopo l'unità d'Italia

La camorra agli albori del novecento Agli albori del XX secolo, la camorra conobbe una rapida e pesante trasformazione, mantenendo tuttavia saldo il controllo sui quartieri popolari della città e sviluppando rapporti con settori dell'economia e dell'amministrazione locale. La sua organizzazione rimase caratterizzata da una relativa autonomia dei diversi gruppi territoriali, piuttosto che da una struttura rigidamente centralizzata. Le attività camorristiche interessarono in particolare i mercati, gli appalti e altri settori dell'economia urbana, nei quali gli affiliati potevano esercitare forme di intermediazione, estorsione e controllo.

L'inchiesta Saredo

Un quadro particolarmente significativo dei rapporti tra criminalità, interessi economici e amministrazione cittadina emerse con l'Inchiesta Saredo, avviata nel 1901 per indagare sulle condizioni amministrative del comune di Napoli. La commissione esaminò il funzionamento dell'amministrazione municipale e i rapporti tra amministratori, funzionari, imprenditori e gruppi di interesse. La relazione conclusiva mise in evidenza l'esistenza di diffuse pratiche clientelari e di forme di condizionamento dell'amministrazione, richiamando anche i rapporti tra esponenti della criminalità organizzata e settori della politica e dell'economia cittadina. L'inchiesta contribuì a rendere pubblico il problema della cosiddetta «camorra amministrativa» e rappresentò uno dei principali documenti sulla situazione politica e sociale della Napoli d'inizio Novecento.

Il processo Cuocolo

Un ulteriore momento di svolta fu rappresentato dal Processo Cuocolo. Nel 1906 Gennaro Cuocolo e la moglie Maria Cutinelli furono assassinati e le indagini portarono all'accusa di numerosi esponenti della camorra napoletana. Il procedimento giudiziario culminò nel processo celebrato a Viterbo tra il 1911 e il 1912, nel quale l'accusa presentò il caso come un processo alla camorra nel suo complesso. Il procedimento ebbe una grande risonanza pubblica e si concluse con pesanti condanne nei confronti di diversi imputati. Le successive ritrattazioni e controversie relative alle testimonianze e ai metodi investigativi utilizzati alimentarono tuttavia dubbi sull'attendibilità di alcune ricostruzioni processuali. Nonostante tali controversie, il processo contribuì a colpire duramente i vertici della camorra tradizionale e ne indebolì la capacità di organizzazione.

Lo scioglimento della Bella Società e la trasformazione durante la Grande Guerra L'effetto mediatico del Processo Cuocolo costrinse la Bella Società, capeggiata da Gaetano del Giudice allo scioglimento.

La camorra, tuttavia, non scomparve, ma attraversò una fase di trasformazione. La tradizionale struttura unitaria si indebolì e il fenomeno si articolò in gruppi locali più piccoli e flessibili, capaci di adattarsi alle opportunità offerte dall'economia cittadina, dai lavori pubblici ai traffici portuali e al contrabbando. Secondo gli storici, questa trasformazione contribuì a preparare gli sviluppi successivi della camorra. Il regime fascista avrebbe in seguito colpito duramente numerosi esponenti e reti criminali, senza tuttavia riuscire a cancellare completamente le conoscenze e le relazioni clientelari consolidate nel tessuto sociale napoletano.

Durante il Fascismo Il periodo fascista rappresentò una fase complessa nella storia della camorra. Il regime mirò a sottoporre a controllo ogni forma di violenza e criminalità, imponendo un nuovo modello di ordine pubblico anche nelle città meridionali. Napoli e la Campania costituirono aree di particolare interesse, in ragione della lunga tradizione e della radicata presenza sociale della camorra.

Mussolini concesse la grazia a diversi condannati per reati legati alla criminalità organizzata, ritenendo che, nel nuovo contesto dittatoriale, tali individui non avrebbero più rappresentato una minaccia. Alcuni ex delinquenti furono inoltre integrati nelle squadre fasciste, beneficiando talvolta di una certa tolleranza nei confronti del loro passato criminale.

Negli anni successivi all'affermazione del fascismo, a Napoli emersero tensioni tra diverse correnti interne al Partito Fascista, tra il movimentismo di Aurelio Padovani e le tendenze istituzionali riconducibili a Paolo Greco. In questo contesto, in alcuni quartieri si registrò la partecipazione di individui legati alla malavita locale all'organizzazione delle squadre fasciste e al controllo dei sindacati padronali.