La chiesa Madre di Scicli è una chiesa dedicata a San Guglielmo Eremita, ma originariamente intitolata a Sant'Ignazio di Loyola. Si trova nell'area Unesco di Scicli.Le città tardobarocche del Val di Noto nella World Heritage List dell’UNESCO, a cura della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Siracusa Servizio per i Beni Architettonici, 2008
Storia Sul sito sorgeva una chiesa seicentesca dei Gesuiti, distrutta dal terremoto del 1693, così come l'adiacente collegio,Paolo Nifosì, Mastri e maestri nell'architettura iblea, 1985 p.15 fondato nel 1631 e completato intorno al 1648, nel quale veniva esercitata l'attività didattica aperta anche ai non appartenenti alla Compagnia. Entrambi gli edifici furono ricostruiti e completati entro il 1751 (data presente sulla facciata), ma dopo pochi decenni l'ordine dovette abbandonare il complesso gesuitico e i beni della Compagnia furono confiscati.
Il collegio fu demolito nel 1961 per costruire una nuova scuola moderna, lasciando perplessità che ancora perdurano.
Divenne la chiesa Madre della città nel 1874 con la chiusura della Chiesa di San Matteo a causa dello sviluppo urbano verso valle. Nel 1986 fu riconsacrata a San Guglielmo Eremita, vissuto nel XIV secolo e patrono della città.R.Valenti, S. Gatto, E. Paternò, Il racconto dei luoghi: indagini storico-rappresentative della facciata della chiesa di San Matteo a Scicli, Atti del Congresso della Unione Italiana per il Disegno, 2022
Descrizione La facciata è organizzata su due ordini sovrapposti di lesene e accoglie numerosi elementi plasticiː statue a tutto tondo su piedistalli, mascheroni, putti, festoni, uno stemma sul portale e un orologio cittadino. Il secondo ordine è affiancato da due celle campanarie e sormontato da un timpano mistilineo. All'interno, la chiesa segue lo schema gesuitico con un'ampia navata centrale, due navate laterali, separate da pilastri, e cappelle.
Una cappella onora la Madonna delle Milizie, raffigurata avvolta in un manto azzurro, con in mano una spada e a cavallo di un destriero bianco che calpesta e disperde due saraceni. Si tratta di una leggenda locale sorta nel Cinquecento e relativa al periodo normanno.Paolo Militello, Identità allo specchio. Storia urbana e retoriche cittadine a Scicli tra XVI e XVIII secolo, in "Tradizione classica, Archeologia e Storia negli Iblei, 2018 Un'altra cappella è dedicata a San Guglielmo e conserva un'arca reliquiario del XVII-XVIII secolo. A sinistra della navata si trova inoltre la Cappella del Santissimo Sacramento.
Note
Bibliografia P. NIFOSÌ, Una città barocca, Scicli 1997.
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