Castelfranco svolse un'importante attività nell'amministrazione e nella tutela del patrimonio artistico italiano: studioso in specie dell'arte rinascimentale e contemporanea, fu tra i primi sostenitori e collezionisti dei lavori di Giorgio de Chirico e nel secondo dopoguerra collaborò al recupero delle opere d'arte trafugate dai nazisti.

Biografia

Nato a Venezia nel 1896 da una famiglia dell'agiata borghesia ebraica, Castelfranco partecipò alla Prima guerra mondiale, durante la quale rimase gravemente ferito e fu decorato con la Medaglia d'argento al valor militare Nel 1921 conseguì la laurea in lettere presso l'Università degli Studi di Firenze, città dove si era trasferito con la famiglia nel 1914, discutendo una tesi su Agnolo Firenzuola.;

Interessato allo studio della storia dell'arte, in particolare rinascimentale e contemporanea, e critico d'arte, nel 1919 Castelfranco conobbe Giorgio de Chirico, del quale divenne uno dei primi sostenitori e collezionisti; negli anni successivi raccolse un importante nucleo di sue opere e ne promosse come critico il lavoro. Con de Chirico e con il fratello Alberto Savinio instaurò inoltre un rapporto di amicizia e un intenso sodalizio intellettuale.

Nel 1926 entrò per concorso nell'Amministrazione delle Belle ArtiNel XXI secolo essa fa capo alla Direzione Generale "Archeologia, belle arti e paesaggio" del Ministero della Cultura (MiC): come storico dell'arte; dopo incarichi a Taranto e Perugia, nel 1929 tornò a Firenze presso la SoprintendenzaOrgano di tutela del Ministero della Pubblica Istruzione (poi della Cultura), sottoposto a varie riorganizzazioni ministeriali: all'Arte Medievale e Moderna per la Toscana.

Nel 1936 assunse la direzione della Galleria Palatina di Palazzo Pitti, della quale curò un nuovo allestimento, completato nel 1938. Nello stesso anno, in occasione della visita di Adolf Hitler a Firenze, Castelfranco, in quanto ebreo, fu allontanato dall'incarico e trasferito alla Galleria Estense di Modena; nel febbraio 1939, in seguito all'applicazione delle leggi razziali, fu definitivamente espulso dall'amministrazione delle Belle Arti.

Rimasto senza lavoro, per mettere in salvo i figli facendoli emigrare negli Stati Uniti fu costretto a vendere gran parte della propria collezione d'arte, che comprendeva trentanove dipinti e numerosi disegni di Giorgio de Chirico.

Dopo l'8 settembre 1943 Castelfranco riuscì ad attraversare le linee e a raggiungere la Puglia, dove si mise a disposizione del Governo Badoglio e fu reintegrato nell'amministrazione delle Belle Arti. In questo periodo sovrintese al censimento dei monumenti e delle opere d'arte danneggiati dalla guerra.

Trasferitosi a Roma nel 1944, fu incaricato insieme con lo storico dell'arte Emilio Lavagnino di affiancare gli ufficiali alleati nei sopralluoghi ai depositi della campagna toscana nei quali erano state ricoverate le opere dei musei fiorentini, verificando le condizioni del patrimonio e le sottrazioni compiute durante la ritirata tedesca.

Nel 1944 inoltre ebbe inizio la collaborazione con Rodolfo Siviero nell'attività clandestina di controllo e contrasto delle sottrazioni di opere d'arte. Castelfranco mise a disposizione di Siviero e dei suoi collaboratori la propria abitazione di Lungarno Serristori a Firenze, utilizzata dal nucleo clandestino anche come luogo di riunione e per la custodia di documentazione riservata.

Nell'ottobre 1946 Castelfranco partecipò, come rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione, alla missione italiana in Germania diretta da Siviero per il recupero delle opere d'arte trafugate dalla Germania nazista.

Presso il "Central Collecting Point" di Monaco contribuì all'individuazione e all'identificazione delle opere di provenienza italiana destinate alla restituzione.

Al rientro delle opere in Italia curò la Mostra delle opere d'arte recuperate in Germania, allestita a Villa Farnesina a Roma dal 10 novembre 1947 al 10 gennaio 1948.

Nel dopoguerra proseguì parallelamente l'attività di storico e critico d'arte, dedicando numerosi studi all'arte del Rinascimento, in particolare a Leonardo da Vinci, oltre che a Donatello e Raffaello. Nel 1952 curò a Roma, in occasione del quinto centenario della nascita di Leonardo, una mostra didattica dedicata all'artista e scienziato. Negli stessi anni continuò a occuparsi di arte contemporanea e collaborò all'organizzazione delle esposizioni della Quadriennale di Roma.

Succedendo come «storico dell'arte» al «professionista della fotografia» Coppola, dal 1958 al 1964 diresse il Gabinetto Fotografico Nazionale, promuovendo la catalogazione e la documentazione fotografica delle opere d'arte italiane. Nel 1964 fu nominato soprintendente alle Gallerie del Lazio;La Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d'arte medievali e moderne per il Lazio comprendeva nella propria sfera istituti museali quali la Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Barberini e il Museo nazionale del Palazzo di Venezia. si ritirò dal servizio nel 1966. Morì a Roma il 15 novembre 1978.

Opere principali

Ricezione critica L'opera di Castelfranco come storico e critico d'arte è stata oggetto di studi che ne hanno messo in evidenza, fra gli altri aspetti, l'interpretazione dell'arte contemporanea e le ricerche dedicate al Rinascimento.

Emanuele Greco ha individuato ne La pittura moderna del 1934 una concezione dell'arte fondata sull'incontro tra l'estetica di Benedetto Croce e il pensiero di Henri Bergson. Greco ha inoltre rilevato l'apertura internazionale dell'opera, particolarmente rivolta alla cultura artistica francese e in controtendenza rispetto alla retorica nazionalistica diffusa nell'Italia fascista. In tale impostazione acquistava particolare rilievo Giorgio de Chirico, la cui concezione artistica rappresentava per Castelfranco una compiuta espressione del rapporto tra percezione della realtà ed esperienza artistica.

Un altro nucleo fondamentale della sua attività storiografica fu costituito dagli studi vinciani. La ricerca successiva ha messo in evidenza come la lettura di Leonardo elaborata da Castelfranco si distinguesse dalla strumentalizzazione dell'artista quale «genio italico» propria della cultura fascista e tendesse invece a ricostruire la complessità dei rapporti tra arte, scienza e cultura nell'opera leonardesca. Francesca Borgo ha esaminato questo aspetto attraverso gli scritti, gli appunti e la corrispondenza di Castelfranco, sottolineando la centralità del rapporto fra arte e scienza nella sua interpretazione di Leonardo.

Anche la monografia Donatello del 1963 è stata rilevata per l'attenzione prestata alle questioni interpretative ancora aperte e per il confronto con la precedente storiografia, in particolare con gli studi di Horst W. Janson, Giuseppe Fiocco e Antonio Sartori; particolare rilievo è stato attribuito alla trattazione del monumento equestre al Gattamelata.

Lineamenti di estetica, pubblicato nel 1950, ebbe inoltre una risonanza internazionale: l'anno successivo il volume fu recensito da Ernst Gombrich nel «The Journal of Aesthetics and Art Criticism».

Note Annotazioni esplicative

Fonti bibliografiche

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Persone legate alla Resistenza italiana Categoria:Studenti dell'Università degli Studi di Firenze