Il San Gennaro che libera un'ossessa è un dipinto olio su rame (275×150 cm) di Massimo Stanzione datato 1646 conservato nella sacrestia della cappella del Tesoro di san Gennaro a Napoli.

Storia

La commissione del dipinto a Massimo Stanzione si ebbe a seguito dell'improvvisa morte del Domenichino il 6 aprile 1641, mentre stava occupandosi di decorare interamente la cappella di San Gennaro nel duomo cittadino. Il pittore emiliano fu infatti investito da parte della Deputazione del Tesoro di eseguire sei oli su rame sulla vita di San Gennaro da collocare sugli altrettanti altari della cappella. L'artista riuscì a completare quattro dipinti soltanto, mentre alla sua morte ne lasciò incompiuta una, proprio una versione del Miracolo di un ossesso, e non fece a tempo a iniziarne un'altra sul Miracolo della fornace, che fu invece rimpiazzata da una versione di Jusepe de Ribera.

Lo Stanzione ricevette per il dipinto un compenso di 500 ducati, di cui si registrano due mandati di pagamento, uno pari a 300 ducati del 18 settembre 1641 e il resto incassato il 30 gennaio 1643.

Il 14 giugno 1646 il dipinto è completato, pertanto il quadro realizzato da Massimo Stanzione sostituì così l'incompiuto del Domenichino, che di contro fu risistemato nell'adiacente sacrestia oggi parte del complesso museale del Tesoro di san Gennaro.

La Deputazione nella prima metà dell'Ottocento decise di invertitele due opere dello Stanzione e Domenichino (in realtà un'idea in tal senso risaliva veniva discussa già dal 1763) in quanto il quadro dello Stanzione non fu ritenuto pienamente uniforme al tema pittorico dell'artista emiliano presente e prevalente nella cappella. Il rame fu così definitivamente spostato tra il 1826 e il 1831 sull'altare della sacrestia, precisamente nella cappella dell'Immacolata Concezione, della reale cappella. Le guide cittadine a partire dal 1840 testimoniano concretamente l'avvenuto spostamento dei due rami.

Descrizione e stile La scena riprende il miracolo di san Gennaro di liberare un uomo dal demonio. Sul gradino c'è la firma del pittore: «EQ. MAX. F.».

La composizione fu realizzata, su richiesta dei deputati del Tesoro, in armonia con le altre opere già presenti nella cappella. Questo aspetto si evince sia per la delicatezza dei personaggi che per i colori della tavolozza usata, dove predomina l'uso dell'azzurro e del giallo.

L'opera dello Stanzione, che doveva sostituire una in gran parte già compiuta nel 1640 del Domenichino, non convinse del tutto la Deputazione, probabilmente in quanto la composizione dell'artista napoletano ricalcava in maniera troppo similare il rame del Domenichino raffigurante la scena degli Infermi che visitano la tomba di san Gennaro già presente nella cappella, generando così confusione nella lettura d'insieme dell'intero ciclo narrativo, e inoltre poiché mentre la versione originale del pittore emiliano riguardava la liberazione di un uomo dal demonio, quella del pittore napoletano si focalizzò sulla liberazione di una donna.

Nel 1707 il rame fu restaurato da Francesco Solimena.

Note

Voci correlate Opere di Massimo Stanzione Pittura napoletana del Seicento

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