La Schola Italica è stata una scuola iniziatica e filosofica di orientamento pitagorico, fondata nei primi anni del Novecento dall'esoterista massone Amedeo Rocco Armentano.

L'intento era quello di ricreare un luogo di insegnamento delle tradizioni misteriche romane, che si ponesse in linea di continuità, anche nel nome, con l'antica Schola italica di Crotone, dove nel V secolo a.C. lo stesso Pitagora impartiva la sua dottrina.

La sua sede principale fu stabilita all'interno della suggestiva Torre Talao a Scalea, in provincia di Cosenza.Bruno Centrone, in : Confraternite pitagoriche e neopitagoriche, pag. 78.

Contesto storico-culturale Prima di Armentano, già Leone Caetani si era fatto promotore di una rinascita del tradizionalismo romano all'interno della Fratellanza di Myriam voluta da Giuliano Kremmerz, il quale la definiva talvolta «Schola Italica».Recensione a

Quella di Armentano invece ebbe origine quando, intorno al 1907, costui conobbe il matematico Arturo Reghini, del quale divenne la guida spirituale,, pag. 173, nota 160. e con cui diede vita ad un nuovo sodalizio esoterico di orientamento neopitagorico, fondato inizialmente a Firenze nel 1910.

Reghini era già membro del Rito Simbolico Italiano (RSI), ordine massonico del Grande Oriente d'Italia, e lo scopo della loro collaborazione fu di riformare la massoneria italiana, dandole un nuova connotazione basata sulle radici ancestrali pagane della tradizione italica, di origine romana e appunto pitagorica, anziché su quelle posteriori giudaico-cristiane.

A sua volta Armentano venne iniziato nella loggia «Lucifero» del Rito Simbolico Italiano,, Ermetismo ed egizianesimo a Napoli dai Lumi alla Fratellanza di Miriam, pag. 565, nota 59. della quale Reghini era stato uno dei maestri fondatori.

Confluenza nel Rito filosofico italiano Insieme confluirono a partire dal 1912 nel Rito filosofico italiano (RFI), una diversa struttura massonica che Armentano e Reghini utilizzarono come veste esteriore in cui operare pubblicamente, per diffondere su più ampia scala la causa imperialistica pagana dell'idea-forza di Roma.

I membri della nuova Scuola, che annoverava tra gli altri Giovanni Amendola, Edoardo Frosini, Giulio Guerrieri, Giulio Parise, condividevano i forti sentimenti nazionalisti, anticlericali e irredentisti, di ascendenza risorgimentale, prevalenti nel paese prima della grande Guerra.

Costoro frequentavano inoltre le avanguardie fiorentine come il celebre caffè delle Giubbe Rosse, oltre all'ambiente della massoneria di rito egizio, ma il centro operativo della Schola fu stabilito da Armentano all'interno della suggestiva torre Talao prospiciente il mare nelle vicinanze di Scalea, in Calabria: un luogo scelto non a caso per la sua vicinanza geografica e ideale ai territori dell'antica Magna Grecia pitagorica.

Intorno al 1909-10, pertanto, egli affittò la torre, che acquisterà personalmente qualche anno dopo. Tra i frequentatori esterni della Schola vi sarebbero stati esponenti della massoneria internazionale, Theodor Reuss fondatore dell'Ordo Templi Orientis, e Aleister Crowley dell'abbazia di Thélema.

Dottrina

La scuola si proponeva di restaurare l'antica tradizione sapienziale italica, di cui i misteri pitagorici erano ritenuti uno degli assi portanti, non solo perché Pitagora insegnò ed impiantò la sua scuola proprio nelle colonie italiche greche, assurgendo a capostipite della filosofia italiana, ma perché anche il secondo re di Roma, Numa Pompilio, era ritenuto un cultore del pitagorismo, che attraverso di lui avrebbe plasmato la stessa religiosità romana, formando personalità come Virgilio, ed estendendo il suo influsso sotterraneo anche durante l'era cristiana, fino a Dante, Pacioli, Galileo ecc.C. Mutti, , pp. 3-6.

Dopo il tramonto del paganesimo romano, la sapienza geometrico-rituale proveniente dai collegia fabrorum romani, poi diventati maestri comacini secondo la tesi di Reghini, si sarebbe trasmessa segretamente attraverso le corporazioni dei costruttori medievali, trovando uno dei suoi rifugi in Scozia, dove avrebbe dato origine alla massoneria di rito scozzese prima che venisse «moralizzata» e alterata dai pastori protestanti inglesi nel Settecento. A quel modello scozzese puro, inteso come derivazione diretta della tradizione italica, intendeva appunto ispirarsi il Rito filosofico italiano di Armentano e Reghini.

Due in ogni caso erano i pilastri sapienziali su cui si reggeva idealmente la dottrina della Schola, come nell'immagine delle due colonne descritte da Giamblico nei suoi Misteri egizi, e nel manoscritto Cooke del 1420: quella appunto di Pitagora, concernente la scienza sacra dei numeri, della geometria, e delle relative pratiche di purificazione energetica, come il vegetarianesimo, di provenienza anche orfica; e quella di Ermete Trismegisto, veicolo delle conoscenze ermetiche e dell'alchimia trasmutatoria, che facevano della dottrina una «Tradizione Solare».

Testi sacri e simbologia All'interno della Schola si studiavano i Versi Aurei di Pitagora e le Massime di Scienza Iniziatica composte dallo stesso Armentano, preferiti ai testi biblici e alle sovrastrutture clericali.

Anche a differenza della Teosofia, molto in voga all'epoca, ma rivolta alle dottrine orientali, la Schola Italica rivendicava la centralità assoluta della tradizione spirituale mediterranea ed europea, ritenuta la ramificazione del perennialismo più idonea per il contesto italiano.

Essa proponeva un vero e proprio progetto di rinvigorimento delle radici pagane autoctone occidentali, basato sulla continuità del legame spirituale con la Roma antica e la Magna Grecia.

Nonostante questo forte impianto neopagano, tuttavia, l'apparato simbolico rituale della Schola non rifiutava riferimenti ad altre tradizioni sacre. Ad esempio, oltre al pentalfa tipicamente pitagorico, esso adottò come proprio emblema san Giorgio, inteso esotericamente come l'allegoria cristiana del dio Marte romano, integrando nei propri studi anche elementi di cabala e di magia cerimoniale ermetica.

La pratica dellArs Regia («arte regia»), cioè dell'alchimia, mirava alla palingenesi dell'individuo, chiamato a rinascere attraverso la disciplina interiore, lo studio dei simboli e la catarsi, considerati strumenti per risvegliare la coscienza e ricollegarsi alla «tradizione perenne».

Declino e tentativi di rinascita Dopo la prima guerra mondiale, che aveva disperso quasi tutti i membri della Scuola partiti volontari per il fronte, il Rito filosofico italiano venne sospeso, per confluire infine nella Gran loggia d'Italia degli Alam. Il 18 dicembre 1923, tuttavia, Reghini riuscì a convincere un riluttante Armentano a costituire un nuovo «Sodalizio Pitagorico», che intendeva riprendere lo spirito della Schola Italica di dieci anni prima.

L'anno seguente però, a causa delle crescenti pressioni politiche e dell'avvento del fascismo, con cui il gruppo ebbe un rapporto complesso e conflittuale, Armentano decise di allontanarsi dall'Italia per trasferirsi in Brasile, lasciando la guida del movimento a Reghini.

La Schola continuò a influenzare i successivi circoli tradizionalisti sorti degli anni 20, in particolare la nascita del Gruppo di Ur nel 1927, alla quale contribuì, oltre a Reghini, il giovane allievo Giulio Parise; costoro parteciparono alla stesura della relativa rivista UR, inserendo nei loro articoli riferimenti alle formule e alla dottrina della tradizione magico-pitagorica romana.

Un progetto più recente di rivitalizzare la scuola fu attuato nel 1983 da Sebastiano Recupero, che la rifondò a Crotone.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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