Lo stabilimento chimico di Crotone è stato un complesso industriale chimico sorto a Crotone nella seconda metà degli anni venti per iniziativa del gruppo Montecatini, noto successivamente soprattutto come stabilimento Montecatini e stabilimento Montedison. Le sue origini furono legate alla Società Meridionale Ammonia, costituita nel 1924, mentre la localizzazione e la costruzione dell'impianto crotonese furono definite a partire dal 1925 in relazione soprattutto alla disponibilità dell'energia idroelettrica prodotta dagli impianti della Sila, alla presenza del porto e alla vicinanza dello stabilimento metallurgico della Pertusola Sud...

Entrato in produzione nel 1927, lo stabilimento fu uno dei primi grandi impianti italiani di ammoniaca sintetica basati sul processo sviluppato da Giacomo Fauser, con produzione dell'idrogeno mediante elettrolisi: inizialmente destinato soprattutto alla produzione di composti azotati e fertilizzanti, nei decenni successivi il complesso venne progressivamente ampliato e diversificato, comprendendo produzioni legate ai fosfati, al fosforo e, in seguito, ai componenti per detergenti.

Nel corso della sua storia lo stabilimento seguì le trasformazioni societarie del settore chimico italiano: dopo la fase Montecatini passò nel 1966 alla Montecatini Edison, poi Montedison, e negli anni ottanta le attività furono articolate fra diverse società del gruppo; alla fine del decennio confluirono nel sistema Enimont e successivamente nell'EniChem; i principali cicli produttivi furono progressivamente soppressi tra il 1991 e il 1993, mentre una residua attività chimica legata alla produzione di zeoliti e silicati proseguì nell'area ex Sasol fino alla cessione del sito nel 2009 e risultava bloccata all'inizio del 2010.

Lo stabilimento costituì, insieme alla Pertusola Sud, uno dei principali nuclei dell'industrializzazione novecentesca di Crotone, incidendo sull'occupazione, sull'espansione urbana e sulle infrastrutture cittadine; negli anni settanta i due grandi complessi industriali arrivarono ciascuno a sfiorare i mille addetti diretti, ai quali si aggiungevano i lavoratori dell'indotto.; dopo la dismissione, le aree appartenute al complesso furono interessate da interventi di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica ambientale e vennero comprese nel sito di interesse nazionale Crotone-Cassano-Cerchiara.

Storia Origini e costruzione La Società Meridionale Ammonia fu costituita nel 1924 per iniziativa della Montecatini, con un capitale sociale iniziale di 10 milioni di lire e Guido Donegani, presidente della stessa Montecatini, come amministratore unico.; la costituzione precedette la decisione di realizzare a Crotone il nuovo stabilimento, maturata all'inizio del 1925 nell'ambito del programma di espansione della produzione italiana di azoto sintetico promosso dal gruppo milanese.

La scelta di Crotone era strettamente connessa alla disponibilità di grandi quantità di energia idroelettrica a basso costo, poiché la produzione di ammoniaca mediante il procedimento Fauser richiedeva l'impiego di idrogeno ottenuto per elettrolisi, processo caratterizzato da un elevato consumo di elettricità; il progetto si inserì pertanto nello sviluppo degli impianti idroelettrici silani della Società Meridionale di Elettricità e della sua controllata Società della Sila.

Il 6 febbraio 1925 la Società della Sila e la Società Meridionale Ammonia stipularono un contratto, integrato il 13 febbraio, che prevedeva la fornitura di 15.000 kW per almeno 6.000 ore annue e riconosceva all'Ammonia un'opzione su ulteriori 30 milioni di kWh, portando a circa 150 milioni di kWh la disponibilità energetica potenziale prevista dagli accordi; Archivio storico della Banca d'Italia, Carte Beneduce, Pratiche, n. 45, fasc. 1, contratto Sila-Ammonia, 6 febbraio 1925 e integrazione del 13 febbraio 1925, pp. 1116-1123; convenzione SME-Montecatini, 8 giugno 1925, pp. 1102-1110.; una successiva convenzione dell'8 giugno fra SME e Montecatini ampliò l'intesa finanziaria ed energetica, prevedendo ulteriori forniture destinate ai grandi stabilimenti elettrochimici che il gruppo intendeva installare nell'area costiera di Crotone.

Alla disponibilità di energia si aggiungevano altri vantaggi localizzativi: la presenza del porto, la disponibilità di ampie superfici pianeggianti e la prossimità dell'impianto della Pertusola, dal quale poteva provenire l'acido solforico impiegato nella produzione dei concimi.; i due insediamenti contribuirono così alla formazione di un complesso industriale integrato che alla fine degli anni venti aveva assunto un ruolo di rilievo nell'economia cittadina..

La fornitura dell'energia prevista dagli accordi del 1925 subì tuttavia ritardi connessi al completamento degli impianti silani e alle successive divergenze economiche fra Montecatini e SME; la controversia venne definita attraverso nuovi accordi nel 1928, mentre la produzione nello stabilimento di Crotone era già iniziata nel 1927..

Sviluppo produttivo tra gli anni venti e gli anni trenta Il nucleo originario dello stabilimento era destinato alla produzione di ammoniaca sintetica mediante il processo Fauser, con idrogeno ottenuto per elettrolisi: avviato nel 1927, l'impianto aumentò rapidamente la propria capacità produttiva nel corso degli anni successivi..

Alla produzione di composti azotati si affiancarono progressivamente lavorazioni fosfatiche e nel 1938 lo stabilimento della Società Ammonia e Derivati di Crotone aveva una produzione annua indicata in 25.000 tonnellate di fosfato biammonicoGiacomo Fauser, Concimi, in Enciclopedia Italiana, I Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938..

Nel frattempo mutò anche l'inquadramento societario dell'impianto: alla fine degli anni venti la Società Meridionale Ammonia e la Società Ammonia e Derivati risultavano soggetti distinti, entrambi appartenenti al gruppo Montecatini, mentre nel 1938 lo stabilimento crotonese risultava riferito alla Società Ammonia e DerivatiGiacomo Fauser, Concimi, in Enciclopedia Italiana, I Appendice, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1938.; le due denominazioni non corrispondevano quindi a successive ragioni sociali della medesima impresa, ma a società differenti la cui relazione con la gestione dello stabilimento variò nel corso del periodo.

La seconda guerra mondiale e la ricostruzione Durante la seconda guerra mondiale lo stabilimento fu più volte interessato dai bombardamenti alleati su Crotone e l'11 agosto 1941 tre Bristol Blenheim del No. 105 Squadron della Royal Air Force attaccarono direttamente il complesso chimico, colpendo soprattutto la parte centrale e centro-occidentale dell'impianto e provocando incendi.

Gli attacchi aumentarono d'intensità nel 1943: il 30 marzo un B-24 Liberator della Ninth Air Force bombardò lo stabilimento chimico, colpendo il centro dell'area industriale, i magazzini e le infrastrutture ferroviarie interne o ad essa collegate.

Quando l'11 settembre 1943 le avanguardie canadesi raggiunsero Crotone, nel corso della campagna d'Italia, il grande complesso elettrochimico risultava gravemente danneggiato dai bombardamenti, mentre il porto cittadino era rimasto utilizzabile e venne rapidamente impiegato a sostegno dell'avanzata dell'Ottava Armata; gli effetti della guerra continuarono a condizionare l'attività e nel marzo 1944 gli stabilimenti Montecatini e Pertusola si trovavano in una situazione di forte inattività, mentre il 25 agosto la Montecatini contava 380 lavoratori contro i circa 800 precedentemente impiegati, riduzione ricondotta ai danni bellici ancora non riparati e alla scarsità di materie primeAnnunziata Merlino, Aspetti dell'economia calabrese durante l'occupazione alleata, in Archivio storico per la Calabria e la Lucania, anno L, 1983, p. 121..

Negli anni cinquanta lo stabilimento risultava nuovamente dotato di un ciclo produttivo articolato, comprendente gruppi di sintesi dell'ammoniaca, bruciatori e turbocompressori per i gas, nonché torri di raffreddamento e di ossidazione dell'acido nitrico; ; .

Espansione nel dopoguerra e nuovi cicli produttivi Alla tradizionale produzione di fertilizzanti si affiancarono progressivamente nuovi cicli e, entro il dicembre 1960, era operativo un forno elettrico per la produzione di fosforo giallo, commissionato dalla Montecatini alla canadese Victor Chemical Works, nei cui sistemi di tenuta degli elettrodi venivano impiegate fibre di amianto; non è invece documentato che il 14 dicembre 1960, data iniziale del periodo preso in esame dagli inquirenti, coincida con la prima accensione o con il collaudo dell'impianto.

Il ciclo del fosforo ampliò sensibilmente la struttura produttiva dello stabilimento: nel 1961 è attestata la nodulizzazione della fosforite e nel 1964 la presenza di un impianto per la fosforite e il TPF, sigla con cui veniva indicato il tripolifosfato di sodio, utilizzato in particolare nella produzione dei detergenti.

Nel 1963 la Banca europea per gli investimenti approvò il progetto CM 031, destinato all'ampliamento dello stabilimento chimico di Crotone; il finanziamento, sottoscritto il 21 febbraio 1964, ammontava a 2,48 milioni di unità di conto, a fronte di un investimento complessivo previsto di circa 8 milioni di unità di conto per nuovi impianti destinati alla produzione di fosfati di sodio e polifosfati per impieghi non agricoli, con un incremento occupazionale stimato in circa cento addetti.

Un secondo finanziamento della Banca europea per gli investimenti, identificato come CM 066 MONTECATINI CROTONE 2, fu approvato nel 1965 per la costruzione di impianti destinati alla produzione di fertilizzanti fosfatici: il relativo contratto fu sottoscritto il 21 giugno 1966 per 3,2 milioni di unità di conto; si trattava di un intervento distinto da quello finanziato nel 1964, rivolto invece ai fosfati industriali e ai polifosfati.

Nel febbraio 1965, durante un dibattito alla Camera dei deputati, furono indicati circa 1.250 lavoratori occupati dalla Montecatini di Crotone nel 1960 e circa 850 nel 1964, anno in cui lo stabilimento era stato ampliato con un finanziamento pubblico di 4 miliardi di lire; trattandosi di cifre richiamate in sede parlamentare, esse costituiscono un'indicazione contemporanea dell'ordine di grandezza dell'occupazione e non una serie aziendale certificata.

Nel 1966, con la fusione della Montecatini con la Edison, gli impianti crotonesi confluirono nella nuova Montecatini Edison, che nel 1970 assunse ufficialmente la denominazione Montedison; il passaggio societario avvenne quando lo stabilimento aveva ormai superato la struttura originaria fondata sulla sola chimica dell'azoto e comprendeva due grandi direttrici produttive destinate a caratterizzarne la storia successiva: quella dei fertilizzanti e quella del fosforo e dei derivati destinati, fra gli altri impieghi, all'industria della detergenza.

La Montedison e i programmi di espansione degli anni settanta Nel complesso crotonese proseguirono e si svilupparono le produzioni legate ai fertilizzanti e quelle basate sul ciclo del fosforo, comprendenti il fosforo elementare e i suoi derivati, fra i quali il tripolifosfato di sodio destinato soprattutto all'industria della detergenza.

Durante gli anni settanta la società elaborò un nuovo programma di ampliamento del polo crotonese, la cui realizzazione si intrecciò con la tutela dei resti dell'antica Kroton presenti nelle aree poste a monte degli stabilimenti; fra il 1975 e il 1976, durante verifiche archeologiche connesse sia alla costruzione di un acquedotto sia ai programmi di espansione industriale, saggi e prospezioni individuarono un'estesa porzione dell'abitato antico.