I pogrom del 1391 furono un'ondata di violenza antisemita che interessò la Spagna durante tutto quell'anno. Massacri di ebrei furono perpetrati dalla popolazione locale in numerose città del regno di Castiglia e del regno d'Aragona, risultando in una delle più grandi serie di pogrom del medioevo europeo.

Cause La situazione per gli ebrei in Spagna era andata peggiorando nel corso del XIV secolo. La peste nera aveva devastato la penisola iberica lasciando pesanti strascichi socio-economici, e l'antisemitismo aveva cominciato a diffondersi a macchia d'olio in tutti i vari regni iberici.

Fino alla prima metà del secolo i sovrani iberici si erano mostrati tolleranti con gli ebrei, ma tale disposizione andò man mano cambiando. L'ultimo re apertamente tollerante con gli ebrei fu Pietro I di Castiglia, che però fu ucciso nel 1369 e spodestato dal fratello Enrico II, che si dimostrò subito assai meno conciliante inaugurando una politica di vessazione e intolleranza. Sotto il regno di Enrico cominciarono i primi grandi pogrom della Castiglia, alimentati dallo stato di anarchia in cui si trovava il regno a causa della guerra civile coi sostenitori di Pietro I.

Grande influenza sulla diffusione dell'antisemitismo ebbe Ferrand Martínez, arcidiacono di Écija e confessore di Eleonora di Sicilia, regina d'Aragona, famigerato per il suo odio verso gli ebrei e per i sermoni infuocati che giornalmente teneva contro di loro. La propaganda dell'ecclesiastico fece numerosi proseliti sia in Aragona che in Castiglia, e i rispettivi sovrani o erano troppo deboli per opporsi a questa deriva, come Giovanni I di Castiglia ormai gravemente malato e che morì alla fine del 1390 e il suo successore Enrico III di Castiglia ancora bambino, oppure erano apertamente antisemiti come Giovanni I d'Aragona.

Svolgimento La morte del re di Castiglia fu il catalizzatore dei successivi massacri. Nonostante Ferrand Martínez fosse stato diffidato dalle autorità castigliane dal continuare le sue attività anti-ebraiche, il predicatore ignorò le prescrizioni e continuò ad aizzare gli spagnoli contro gli ebrei. Già nel gennaio 1391 la comunità ebraica di Madrid, tra le più importanti della Spagna, ricevette avvertimenti circa prossime esplosioni di violenza anti-ebraica, e nei mesi successivi cominciarono a verificarsi crimini e aggressioni agli ebrei sempre più grandi e spettacolari.

La violenza esplose a Siviglia nel giugno 1391. Il governatore della città aveva fatto arrestare alcuni agitatori antisemiti ordinando di farli frustare pubblicamente, ma ciò servì solo ad esacerbare l'eccitazione della folla, che cominciò ad aggredire piccoli gruppi oppure singoli individui di religione ebraica fin da marzo. Il 6 giugno invece una grande folla, aizzata dalle prediche di padre Martínez, diede l'assalto al ghetto cittadino e lo mise a ferro e fuoco, uccidendo 4000 ebrei e forzando i sopravvissuti a battezzarsi.

La violenza presto si propagò anche ad altre città: a Cordova il ghetto fu dato alle fiamme e 2000 ebrei furono massacrati dalla popolazione locale; simili scene si ripeterono anche a Jaén e a Toledo. A luglio i pogrom si manifestarono anche nell'Aragona: il 9 luglio insorse la popolazione di Valencia, che istigata dal predicatore Vincenzo Ferreri uccise 200 ebrei e costrinse migliaia di altri al battesimo; il 2 agosto invece toccò a Palma di Maiorca, dove 300 ebrei furono massacrati, mentre a Barcellona tra il 5 e il 10 agosto si registrarono almeno 400 ebrei uccisi. Il 10 agosto un pogrom si verificò anche a Girona, mentre il 13 agosto Lleida fu l'ultima grande città dove la folla perpetrò un massacro con 75 ebrei uccisi.

Le autorità iberiche cercarono quando possibile di proteggere gli ebrei: a Palma di Maiorca il governatore aragonese fece rifugiare 800 ebrei nel castello dell'Almundaina salvando loro la vita, mentre a Barcellona i capi dei pogrom furono arrestati, salvo poi essere liberati dalla folla inferocita.

Conseguenze Data la loro scala senza precedenti, i pogrom del 1391 furono un duro colpo per la popolazione ebraica spagnola, che non se ne riprese mai davvero. L'antisemitismo divenne quindi comune e accettato in tutta la Spagna, preparando il terreno agli eccessi dell'Inquisizione del secolo successivo e al definitivo annientamento dell'ebraismo nella penisola iberica.

Note

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