La gazzella di Speke (Gazella spekei ) è una specie di mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Bovidi e alla tribù degli Antilopini. È una piccola gazzella endemica del Corno d'Africa, diffusa principalmente nelle regioni aride e semiaride della Somalia, comprese vaste aree del Somaliland e del Puntland. Il Mammal Diversity Database comprende nell'areale anche l'Etiopia orientale, ma la sopravvivenza contemporanea della specie in quest'ultimo paese è incerta.Mammal Diversity Database, 2026, Gazella spekei, MDD n. 1006153, versione 2.5, American Society of Mammalogists, consultato il 12 settembre 2026.

È una delle più piccole specie del genere Gazella ed è facilmente riconoscibile per il caratteristico rigonfiamento nasale formato da diverse pieghe cutanee gonfiabili, mediante il quale può produrre un forte richiamo d'allarme. Il nome specifico rende omaggio all'esploratore britannico John Hanning Speke.

La Lista rossa IUCN classifica la specie come in pericolo (EN, Endangered) a causa soprattutto della caccia, della degradazione degli habitat aridi, della competizione con il bestiame e delle conseguenze di decenni di instabilità politica e conflitti armati nella regione.

Descrizione

La gazzella di Speke è un'antilope piccola e slanciata. La lunghezza testa-corpo è generalmente compresa tra 95 e 105 cm, la coda misura circa 15-20 cm e l'altezza al garrese è di circa 50-60 cm. Il peso degli adulti è generalmente compreso tra 15 e 25 kg.

Il mantello è relativamente lungo per una gazzella e presenta una colorazione variabile dal beige-bruno al fulvo chiaro, generalmente più scura sul dorso. Le parti inferiori del corpo, l'interno degli arti e gran parte della groppa sono bianchi. Una larga fascia bruno scura o quasi nera corre lungo i fianchi e separa nettamente le regioni dorsali da quelle ventrali; al di sopra di questa può essere presente una fascia più chiara.

Il capo presenta il tipico disegno facciale delle gazzelle, con una fascia chiara che si estende dalla base delle corna verso il muso e una striscia più scura dall'occhio alla regione nasale. Sul dorso del naso è spesso presente una zona grigio-bruna o nerastra.

Le corna sono presenti in entrambi i sessi. Nei maschi sono robuste alla base, compresse lateralmente, fortemente anellate e leggermente incurvate all'indietro, assumendo quindi un profilo vagamente a S con le punte rivolte verso l'alto. Misurano generalmente 25-31 cm. Nelle femmine sono più sottili, più diritte e meno fortemente anellate e raggiungono circa 15-25 cm.

Sacco nasale La caratteristica anatomica più peculiare della specie è costituita dalle pieghe cutanee gonfiabili presenti sul dorso del naso. Generalmente sono distinguibili da tre a cinque pieghe trasversali di pelle molle, presenti sia nei maschi sia nelle femmine.

Quando l'animale è eccitato o allarmato la regione può essere gonfiata considerevolmente mediante l'immissione d'aria, formando un vistoso rigonfiamento. L'aria può successivamente essere espulsa con forza producendo un richiamo nasale forte e improvviso, utilizzato soprattutto come segnale d'allarme.

Questa struttura era talmente caratteristica che nel 1887 Philip Lutley Sclater descrisse alcuni esemplari con il nome Gazella naso, successivamente riconosciuto come sinonimo di G. spekei.

Tassonomia

La specie fu descritta scientificamente dallo zoologo britannico Edward Blyth nel 1863 nel suo Catalogue of the Mammalia in the Museum Asiatic Society. Blyth utilizzò fin dall'origine il nome Gazella Spekei, per cui il nome dell'autore non viene racchiuso tra parentesi.

La località tipo venne indicata semplicemente come «Somâli-land» ed è oggi riportata dal Mammal Diversity Database come Somalia.

Il nome specifico spekei fu scelto in onore di John Hanning Speke, esploratore britannico che durante i suoi viaggi nell'Africa orientale raccolse anche materiale zoologico. Nel 1860 lo stesso Blyth aveva provvisoriamente identificato materiale proveniente dalle raccolte di Speke come appartenente a Gazella cuvieri, prima di riconoscerne la distinta identità.

Nel 1887 Philip Lutley Sclater descrisse Gazella naso, anch'essa proveniente dalla Somalia, principalmente sulla base dell'insolita conformazione della regione nasale. Il taxon fu successivamente sinonimizzato con G. spekei ed è oggi considerato dal Mammal Diversity Database un sinonimo valido della specie.

La grafia Gazella spekii, utilizzata da Brooke nel 1873 e successivamente da alcuni altri autori, è invece classificata dal MDD come grafia successiva errata e non costituisce un nome tassonomico indipendente.

Non sono attualmente riconosciute sottospecie.

Analisi filogenetiche multilocus comprendenti tutte le nove specie viventi riconosciute del genere Gazella confermano l'appartenenza di G. spekei al genere. Le ricostruzioni molecolari collocano la specie nel cosiddetto clade africano di Gazella, insieme, tra le altre, a Gazella dorcas, Gazella gazella e Gazella arabica.

Distribuzione

La gazzella di Speke è endemica del settore orientale del Corno d'Africa. Il Mammal Diversity Database ne indica la presenza in Somalia e nell'Etiopia orientale. Le informazioni di campo più recenti, tuttavia, documentano con sicurezza soprattutto le popolazioni somale, mentre la condizione delle popolazioni etiopi rimane incerta.

Storicamente la specie era diffusa su gran parte degli altopiani e delle pianure della Somalia settentrionale e centrale, dalle regioni situate a sud dei Monti Golis verso est fino alla costa dell'Oceano Indiano. L'areale comprendeva anche alcune regioni confinanti dell'Ogaden, nell'Etiopia orientale.

Nel Somaliland la specie rimane ampiamente, anche se irregolarmente, distribuita nelle pianure aperte dell'interno. Un'indagine effettuata nel 2010 osservò 145 individui riuniti in gruppi di uno-nove animali. Le osservazioni comprendevano le pianure di Ban Ounounouf, Ban Tuyo, Ban Cade e Sarar e le pendici inferiori di Ga'an Libah.

Nel 2012 furono osservate altre concentrazioni, comprese circa 155 gazzelle, prevalentemente nella pianura di Ban Cade. Nel Puntland sono state documentate popolazioni lungo l'asse compreso tra Garowe e Galkayo, nella valle del Nugaal e nei dintorni di Burtinle, dove è stato osservato anche un gruppo di 30-40 individui.

Più a sud la specie è distribuita lungo parte delle pianure e degli ambienti semidesertici della Somalia centrale, compresa storicamente la regione costiera di Hobyo.

La situazione in Etiopia è molto meno chiara. Le segnalazioni certe provengono soprattutto dall'Ogaden settentrionale e sono ormai datate. La caccia intensa nelle regioni di confine avrebbe provocato la scomparsa di numerose popolazioni e la specie è stata variamente considerata estinta localmente o ancora potenzialmente presente in numeri estremamente bassi. Il mantenimento dell'Etiopia nell'areale da parte del MDD deve quindi essere distinto dall'esistenza di una popolazione contemporanea confermata.

Habitat La gazzella di Speke predilige soprattutto pianure erbose aperte e semidesertiche, localmente denominate ban, con vegetazione rada costituita da graminacee, arbusti e succulente. Frequenta anche boscaglie molto aperte, ma tende a evitare le formazioni dense di acacie.

Nel Somaliland è stata osservata soprattutto su pianure erbose con arbusti radi, ma anche in formazioni aperte di Acacia bussei. Sulle pendici di Ga'an Libah è stata registrata a circa 1650 m di altitudine su versanti pietrosi con vegetazione rada di Acacia etbaica e Buxus hildebrandtii.

La specie è quindi meno strettamente costiera di quanto suggerito in alcune descrizioni meno recenti. Il suo habitat tipico comprende soprattutto altopiani relativamente aperti, steppe aride e semideserti sassosi compresi tra le pianure interne e i bassi rilievi.

La distribuzione locale è fortemente influenzata dalla disponibilità di pascolo, che varia in seguito alle precipitazioni irregolari del Corno d'Africa.

Biologia La biologia della gazzella di Speke in natura rimane relativamente poco conosciuta. Decenni di instabilità politica in Somalia e nelle regioni confinanti hanno reso difficili studi ecologici continuativi e gran parte delle informazioni disponibili deriva da osservazioni occasionali o da animali mantenuti in cattività.

Gli animali vivono soli, in coppia o in piccoli gruppi. Durante l'indagine del Somaliland del 2010 i gruppi osservati comprendevano da uno a nove individui. Fonti precedenti riportano gruppi familiari di cinque-dieci animali e, occasionalmente, aggregazioni di una ventina di individui.

Il gruppo sociale tipico sembra essere costituito da un maschio adulto, alcune femmine e i loro piccoli, mentre giovani maschi possono formare gruppi separati. I maschi adulti sembrano essere territoriali almeno in alcune condizioni, ma il comportamento territoriale delle popolazioni selvatiche non è stato studiato in dettaglio.

L'attività è concentrata soprattutto nelle ore più fresche del mattino e del tardo pomeriggio. Nelle regioni particolarmente aride l'alimentazione nelle prime ore del giorno consente probabilmente agli animali di sfruttare il maggiore contenuto d'acqua della vegetazione prima che questa perda umidità con l'aumento della temperatura.

Alimentazione La specie è erbivora e consuma sia piante erbacee sia foglie e germogli di arbusti. Le informazioni quantitative sulla dieta selvatica sono tuttavia scarse.

Uno studio ecologico condotto in Somalia rilevò il consumo di diverse piante delle praterie semidesertiche, tra cui Cenchrus ciliaris, Cyperus chordorrhizus, Commelina forskalaei, Indigofera sparteola e Justicia flava.

Come le altre gazzelle degli ambienti aridi, è in grado di ricavare una parte considerevole del proprio fabbisogno idrico dalla vegetazione e può trascorrere lunghi periodi senza accesso diretto all'acqua.

Riproduzione Le informazioni sulla riproduzione in natura sono limitate e gran parte dei dati deriva dalle popolazioni allevate negli zoo.

La gestazione dura approssimativamente sei mesi. Tre gravidanze ottenute mediante inseminazione artificiale presso lo zoo di Saint Louis durarono rispettivamente 177, 180 e 189 giorni.

Normalmente nasce un solo piccolo. Come avviene in numerose altre gazzelle, durante i primi giorni di vita il neonato rimane nascosto e viene raggiunto periodicamente dalla madre per l'allattamento. In cattività lo svezzamento avviene generalmente dopo alcuni mesi.

La riproduzione delle popolazioni selvatiche potrebbe essere influenzata dall'andamento stagionale delle precipitazioni, ma i dati disponibili non consentono di definire con precisione un'unica stagione riproduttiva per l'intero areale.

Conservazione La Lista rossa IUCN classifica la gazzella di Speke come in pericolo (EN) secondo il criterio A2cd. La specie era stata classificata come vulnerabile fino al 2006, ma nel 2007 fu trasferita nella categoria superiore di rischio a causa del forte declino delle popolazioni. Il Mammal Diversity Database continua a riportare la classificazione EN.

Le stime demografiche disponibili sono estremamente incerte. Alla fine del XX secolo la popolazione totale veniva valutata nelle decine di migliaia di individui, ma questo dato non deve essere interpretato come una stima contemporanea. Le indagini successive non hanno prodotto un censimento globale affidabile e non esiste attualmente una stima sufficientemente solida della popolazione selvatica complessiva.

Una valutazione delle priorità di conservazione delle antilopi pubblicata nel 2022 indicava infatti la consistenza della popolazione di G. spekei come sconosciuta e sottolineava la scarsità di aree efficacemente protette e di dati recenti.

Le principali minacce sono la caccia illegale, la cattura di animali vivi, il degrado delle praterie e degli arbusteti, il sovrapascolo da parte del bestiame domestico, le siccità e gli effetti dei conflitti armati.