La balbuzie detta anche balbettamento, dislalia, disfemia o disartria funzionale è un disturbo del linguaggio caratterizzato dalla fluenza interrotta e da involontarie ripetizioni e prolungamenti di suoni, sillabe, parole o frasi, con frequenti pause o blocchi in cui la persona che balbetta non è in grado di esprimere verbalmente, in modo continuo, un pensiero o un concetto, nonostante lo abbia già formulato mentalmente. La locuzione utilizzata per questi blocchi è disfluenze verbali.
Questo è associato a un impatto psicologico negativo che può portare il disfluente allo sviluppare stati d'ansia, fobie specifiche, forme di evitamento, forme di depressione e isolamento auto-imposto, in relazione agli episodi traumatici vissuti.
Partendo da concezioni psicoanalitiche, la balbuzie viene vista come un sintomo di una nevrosi con fissazione alla fase sadico-anale. Secondo O. Fenichel sono presenti tratti a forte valenza aggressiva, la parola è vita, mentre il mutismo simbolicamente è morte e quindi il parlare alternato, tipico della balbuzie, può rappresentare il timore di dire cose a significato aggressivo. C'è una ambivalenza di fondo: da una parte un voler dire che può significare azione, dinamismo e quindi crescita; dall'altra blocco, esitazione, che può far pensare alla paura di esporsi e quindi, passività.
Descrizione Il termine "balbuzie" (dal latino bàlbus, da cui balbùties., derivato a sua volta dalla matrice onomatopeica greca con reiterazione bar-bar, la stessa di barbaros, il "barbaro" ovvero "colui che parla a singhiozzi incomprensibili") è più comunemente associato alle ripetizioni involontarie di suoni della balbuzie clonica, ma comprende anche esitazione o pause prima di parlare, tipici della forma tonica, e il prolungamento di certi suoni, in genere vocali e semi-vocali, spesso come stratagemma per mascherare il problema e migliorare la fluenza.
Essa inoltre copre un ampio spettro di gravità: può comprendere individui con difficoltà appena percettibili, per cui il disordine è più che altro estetico, così come soggetti con una sintomatologia estremamente grave, per cui il problema può effettivamente impedire la maggior parte della comunicazione verbale. Il rapporto di distribuzione del disturbo tra maschio e femmina è rispettivamente 4 a 1 e colpisce 70 milioni di persone in tutto il mondo.
Fattori che influenzano negativamente la balbuzie sono la carenza di sonno, eventi traumatici e situazioni familiari spiacevoli.
Le fluttuazioni della gravità della balbuzie possono essere casuali. L'esatta eziologia della balbuzie è sconosciuta, sebbene si ritenga che abbia origini sia genetiche che neurofisiologiche. Pur essendo disponibili molti trattamenti e terapie che possono aiutare le persone che balbettano a migliorare la propria fluenza, al momento non esiste sostanzialmente una cura univoca per questo disordine.
Il balbuziente, quando è solo, nel chiuso della sua stanza non balbetta mai. È l'impatto con l'altro che scatena tutta una serie di idee che poi condizionano la componente emotiva e comportamentale. Da un sottostante senso di autosvalutazione, si innesca un temuto giudizio altrui e procede con un controllo sulla parola, nell'idea irrazionale di poter gestire al meglio la situazione. Elementi cognitivi errati che una volta appresi possono permanere nell'età adulta, condizionando negativamente la normale fluidità verbale.
Il concetto di radicalità della balbuzie, che da taluni Autori viene visto come organicità del problema, sta nella profondità e nella complessità del sintomo stesso e può rappresentare una copertura simbolica di un conflitto di matrice eminentemente psicologica.
Storia e aspetti culturali
Da secoli il fenomeno balbuzie si distingue considerevolmente nella società in generale. A causa dei suoni inusuali emessi dai balbuzienti, ma anche dei comportamenti e degli atteggiamenti che vi sono associati, la balbuzie è stata oggetto di interesse scientifico, curiosità, discriminazione e ridicolizzazione. La balbuzie è stata, e in linea di massima ancora è, un enigma con una lunga storia di interesse e speculazioni sulla sua causa e sulle possibili cure. Di balbuzienti si possono trovare tracce nella storia come il caso di Demostene, che provò a controllare la sua disfluenza parlando con dei sassolini nella bocca. Il Talmud interpreta alcuni passaggi della Bibbia indicativi del fatto che anche Mosè era un balbuziente: la sua balbuzie era stata causata da un carbone ardente posto nella sua bocca che aveva reso “lenta ed esitante la sua parola” (Libro dell'Esodo 4, 10). In parte a causa di una percepita scarsa intelligenza dovuta alla sua balbuzie, l'Imperatore romano Claudio fu inizialmente nascosto in società ed escluso dagli uffici pubblici.
Le teorie umorali di Galeno ebbero grande influenza in Europa durante il Medioevo e anche oltre. In questa teoria, la balbuzie era attribuita a squilibri nei quattro umori corporei: la bile gialla, il sangue, la bile nera, e la flemma. Geronimo Mercuriali, scrittore del sedicesimo secolo, propose dei metodi per correggere questo squilibrio come un cambio di dieta, la riduzione nell'attività sessuale (solo per gli uomini) e le purghe. Credendo che la paura aggravasse la balbuzie, egli suggerì tecniche per superarla. La manipolazione umorale continuò a essere il trattamento dominante della balbuzie fino al diciottesimo secolo.
Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo, in Europa erano raccomandati interventi chirurgici contro la balbuzie compresi il taglio della lingua con le forbici, la collocazione di una zeppa triangolare nella parte posteriore della lingua, il taglio di nervi, e dei muscoli del collo e delle labbra. Altri raccomandavano di accorciare l'ugola o di rimuovere le tonsille. Tutti questi interventi furono abbandonati a causa del forte rischio di andare incontro a emorragie mortali e per il loro palese fallimento nel curare la balbuzie. Meno drasticamente, Jean Marc Gaspard Itard posizionò una piccola placca biforcuta d'oro sotto la lingua per sostenere la “debolezza” dei muscoli.
Il patologista italiano Giovanni Morgagni attribuì la balbuzie a una deviazione dell'osso ioide, una conclusione a cui arrivò per via autoptica. Il benedettino Notker I di San Gallo (ca. 840-912), soprannominato Balbulus (“il balbuziente”), descritto dai suoi biografi come “delicato nel corpo ma non nella mente, balbuziente di lingua ma non di intelletto, audacemente rivolto alle cose di Dio”, è stato invocato contro la balbuzie.
Sin dall’antichità diverse personalità hanno sofferto di balbuzie, da Mosè ad Alessandro Manzoni, passando per il matematico Niccolò Fontana che veniva soprannominato "Tartaglia" per via della sua balbuzie, fino al celebre oratore greco Demostene. Peraltro, Manzoni ebbe un invito ad occupare un posto al nascente Parlamento italiano, ma lui rifiutò per via della sua grave difficoltà di linguaggio. Altri famosi inglesi che balbettavano furono il re Giorgio VI (alla cui vicenda è ispirato il film Il discorso del re di Tom Hooper) e il Primo Ministro Winston Churchill, che condussero il Regno Unito nella seconda guerra mondiale. Giorgio VI si sottopose per anni a terapie per la parola per correggere la sua balbuzie. Churchill sosteneva, forse non parlando direttamente di sé, che “a volte una leggera e non sgraziata balbuzie o qualche impedimento sono di aiuto per catturare l'attenzione del pubblico...”.. Comunque, coloro che conoscevano Churchill e parlavano della sua balbuzie sostenevano che era stato per lui un problema importante. Il suo segretario Phyllis Moir nel suo libro del 1941 “I was Winston Churchill's Private Secretary” sosteneva che “Winston Churchill era nato e cresciuto con la balbuzie”. Moir scrisse inoltre di un episodio, quando balbettò “è s-s-semplicemente s-s-splendido' come faceva sempre quando era eccitato”. Louis J. Alber che lo aiutò a organizzare un tour di conferenze negli Stati Uniti, scrisse nel volume 66 di “The American Mercury” (1942) che “Churchill si sforzava di esprimere i suoi sentimenti ma la sua balbuzie lo prendeva alla gola e la sua faccia diventava rossa” e che “nato con la balbuzie e con un difetto di pronuncia, il sigmatismo, entrambi causati in larga misura da un difetto del suo palato, Churchill fu in un primo momento fortemente ostacolato nei suoi discorsi in pubblico. È segno della sua perseveranza se, nonostante il suo handicap, è diventato uno dei più grandi oratori di tutti i tempi”.
Per secoli furono utilizzate “cure” quali bere costantemente dell'acqua dal guscio di una lumaca per il resto della propria vita, “colpire un balbuziente in faccia quando il tempo è nuvoloso”, rinforzare la lingua alla stregua di un muscolo, e vari rimedi a base di erbe. Allo stesso modo, nel passato sono state avvalorate teorie sulle cause della balbuzie che oggi sono considerate bizzarre. Tra queste ci sono: solleticare troppo i neonati, mangiare in modo inappropriato durante l'allattamento, permettere a un neonato di guardarsi allo specchio, tagliare i capelli del bambino prima che abbia pronunciato la sua prima parola, avere una lingua troppo piccola, o l'opera del diavolo.
Epidemiologia Il tasso statistico di prevalenza o la proporzione di individui che potrebbero balbettare nella propria vita, è di circa il 5%, e in generale i maschi sono colpiti dalla balbuzie da due a cinque volte di più rispetto alle femmine. Nella maggior parte dei casi la disfluenza si manifesta in età prescolare e, secondo alcuni studi, il 2,5% dei bambini al di sotto dei 5 anni di età balbetta. Il rapporto tra balbuzienti di sesso maschile e femminile diventa sempre maggiore con l'aumento dell'età dei bambini: nell'età prescolare, i maschi balbuzienti sono il doppio delle femmine o poco meno; il rapporto diventa tre a uno per quanto riguarda i bambini di prima elementare, fino a crescere fino a cinque a uno nei bambini di quinta elementare,. a causa del più alto tasso di guarigione delle femmine. Considerata l'alta percentuale (circa 65-75%) di recuperi della fluenza in età prescolare, il tasso statistico di prevalenza è generalmente considerato pari a circa l'1%.
La balbuzie si manifesta in tutte le culture e razze. e in percentuali similari. Uno studio statunitense ha evidenziato come non ci siano differenze razziali o etniche nell'incidenza della balbuzie nei bambini in età prescolare. Altri studi offrono risultati diversi. Sintetizzando gli studi più importanti, E. Cooper e C. Cooper concludono che: "Sulla base dei dati a oggi disponibili, si nota che la prevalenza statistica dei disturbi della fluenza varia tra le diverse culture mondiali e c'è qualche indicazione secondo cui il tasso di prevalenza dei disturbi classificati come balbuzie è più alto tra i neri rispetto ai bianchi e agli asiatici" (E. Copper e C. Cooper, 1993:197).
Caratteristiche Comportamenti primari
I comportamenti primari della balbuzie sono i segni palesi e osservabili dell'interruzione del flusso della parola e includono ripetizioni di suoni, sillabe, parole o frasi, blocchi silenziosi o prolungamento dei suoni. Questi differiscono dalle disfluenze comuni a tutte le persone per il fatto che la disfluenza dei balbuzienti può durare più a lungo, è più frequente ed è associata a sforzo e tensione.. La disfluenza tipica della balbuzie varia anche nella qualità: le normali disfluenze tendono a essere ripetizioni di parole, frasi o parti di frasi, mentre la balbuzie si caratterizza per i prolungamenti, i blocchi e le ripetizioni di parti di parole..
Le ripetizioni si verificano quando un elemento del discorso, come un suono, una sillaba, una parola, o una frase è ripetuta e sono tipiche nei bambini che stanno incominciando a balbettare. Per esempio, “do-do-domani”. I prolungamenti che sono gli innaturali allungamenti di suoni, per esempio, “mmmmmerenda”. Anche i prolungamenti sono comuni nei bambini che incominciano a balbettare.