La storia della letteratura latina ha inizio convenzionalmente intorno al 240 a.C., con la prima rappresentazione di una fabula per opera di Livio Andronico..

Suddivisione

La letteratura latina solitamente viene suddivisa nei seguenti periodi.: periodo delle origini, dal 753 a.C. (fondazione di RomaSecondo Marco Terenzio Varrone.) al 241 a.C. (fine della prima guerra punica tra Roma e Cartagine); periodo arcaico, dal 241 a.C. al 78 a.C. (morte di Lucio Cornelio Silla); periodo aureo o classico o di transizione dalla Repubblica all'Impero, dal 78 a.C. al 14 d.C. (morte di Gaio Giulio Cesare Ottaviano); tale periodo viene suddiviso a sua volta in: periodo ciceroniano o età di Cesare, dal 78 a.C. al 31 a.C. (battaglia di Azio); periodo augusteo, dal 30 a.C. al 14 d.C.; periodo imperiale o argenteo o post-classico, dal 14 al 550 (legislazione di Giustiniano); tale periodo viene suddiviso a sua volta in.: età dell'alto Impero, dal 14 al 68 (morte di Nerone); età dell'alto Impero, dal 69 al 117 (morte di Traiano); età del medio Impero, dal 117 al 192 (morte di Commodo); età del basso Impero, dal 192 al 395 (morte di Teodosio I e scissione dell'Impero); età della divisione in due Imperi fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, dal 395 al 476; letteratura cristiana, dal II al VI secolo; letteratura latina medievale; letteratura latina umanistica; periodo della Controriforma, dal XVI al XVIII secolo; letteratura latina moderna e contemporanea, dal XIX secolo ai giorni nostri.

Periodo delle origini

La cultura latina viene convenzionalmente divisa in due fasi principali: una fase anteriore all'influenza greca, iniziatasi con la guerra tarantina (272 a.C.), e un'altra fase posteriore a questo evento. La civiltà romana, tuttavia, anche se posta in una zona marginale rispetto alla penisola greca e alle isole dell'Egeo, fu influenzata culturalmente dai greci fin dalla sua nascita.: la civiltà greca, infatti, manteneva il predominio culturale su gran parte della penisola italica e influenzò in vari aspetti gli etruschi, popolazione italica che dominava politicamente il centro della penisola..

I primi cinque secoli della storia romana furono caratterizzati dalla conquista dell'Italia centrale e meridionale, dalla creazione di istituzioni politiche, religiose e giudiziarie. ma anche da una produzione letteraria anonima e tramandata oralmente, con scopi pratici e occasionali: per questo fu definita preletteraria.

Questa produzione consiste in forme poetiche abbozzate, senza alcun intento letterario, scritte in un latino rozzo e primitivo; la loro importanza è dovuta all'influenza che esercitarono sulla letteratura posteriore, specialmente in determinati ambiti quali il teatro, l'oratoria e la storiografia.

Periodo arcaico

La nascita della letteratura, secondo la testimonianza di Cicerone, è da fissare al 240 a.C., anno in cui “Livius primus fabulam docuit”, uno schiavo tarantino di nome Livio Andronico incominciò la sua produzione teatrale. Il poeta Orazio (65 a.C. – 8 a.C.) descrive il momento storico di passaggio dall'età preletteraria a quella letteraria grazie all'influsso dei Greci come segue:

La letteratura latina poté, infatti, nascere solo quando Roma ebbe il sopravvento sull'intera Italia peninsulare, e quindi su molte città della Magna Grecia, che furono inglobate insieme con la loro cultura ellenistica (vedi guerre pirriche). In effetti le forme della letteratura latina sono per la maggior parte derivate da quella dei Greci.

Le più antiche iscrizioni romane pervenuteci sono: il Cippo del Foro, parte di un originario basamento di circolare di un tempio consacrato a Vulcano scoperto nel 1899 con delle iscrizioni che sembrano essere una formula di maledizione per chi avesse violato il tempio e allo stesso tempo un avviso che invitava i passanti a sciogliere i buoi dal giogo non appena lo avesse ordinato l’araldo al servizio dei sacerdoti, dal momento che era di cattivo auspicio per un augure incontrare una coppia di buoi aggiogati (Cicerone, De divinatione II, 77); il Lapis Satricanus, trovato nel 1977 nella città latina di Satricum, e da qui il nome, che contiene la dedica di un dono votivo a Marte riportando il nome di Publio Valerio (“i compagni di Publio Valerio dedicarono a Marte”), probabilmente il Publicola che fu ‘consul suffectus’ nel 509 al posto di Tarquinio Collatino visto che l’iscrizione risale al VI sec.; il Vaso di Duenos, un manufatto in bucchero anch’esso risalente al VI sec. che consiste in tre recipienti rotondi conglobati sui quali scorrono delle iscrizioni che sembrano essere le istruzioni per l’uso del contenuto del vaso, un filtro d’amore, dicendo che esso consentirà all’acquirente di entrare nelle grazie di una ragazza che prima non si dimostrava gentile ma ammonendo anche perché si facesse un uso non cattivo del filtro (‘Duenos’ sembra essere una variante per ‘bonus’, cosicché l’espressione ‘duenos me feced’ va intesa come ‘bonus me fecit’, ‘mi fabbricò un uomo onesto’); e, infine, la Cista Ficoroni, un cofanetto per portagioielli cilindrico in bronzo, cesellato con scene mitologiche e con un'iscrizione che conteneva il nome dell’artigiano, ‘Novios Plautios’, e il fatto che questo oggetto era stato regalato da una matrona di nome ‘Dindia Macolnia’ alla figlia.

Tra i primi documenti ufficiali della cultura latina ci sono in primo luogo testi collegati allo ius: nel lapis niger, databile alla metà del VI sec., si fa riferimento a un’ordinanza di natura sacrale emessa da un re, proprio a testimonianza di un utilizzo della scrittura per questo scopo già in epoca arcaica, preletteraria. Il primo raccoglimento delle norme regie è lo ius Papirianum, dal nome di Gaio Papirio. Allo stesso periodo risalgono i primi documenti riguardanti trattati con altri popoli, che non ci sono pervenuti se escludiamo la traduzione del trattato di Roma con Cartagine del 508 a.C. di Polibio. Una vera pubblicazione più sistematica delle norme giuridiche si ha nel 451-450 a.C. con le Dodici Tavole, il cui contenuto veniva fatto imparare a memoria nelle scuole e che furono il punto di partenza per l’intera legislazione romana. Gran parte dei documenti ufficiali erano redatti dai pontefici: essi curavano i libri magistratuum (da cui furono ricavati in seguito i fasti consulares, le liste dei consoli), i libri pontificales, le tabulae dealbatae (delle tavole bianche in cui venivano scritti i nomi dei consoli e degli altri magistrati con i fatti più significative e le relative date), gli annales (le cronache delle tabulae dealbatae archiviate alla fine dell’anno), i calendari, importanti perché scandivano la vita sociale con la loro divisione in giorni fasti e nefasti e con i giorni dedicati alle festività in onore degli dei, e il commentarius, un abbozzo di narrazione storica più particolareggiato degli annales. La consultabilità di questi documenti, eccetto la tabula dealbata che era esposta pubblicamente, rimaneva a discrezione del pontefice; rappresenta un’eccezione la decisione del pontefice P. Mucio Scevola che nel II sec. a.C. fece trascrivere in ottanta libri il materiale archivistico disponibile fino a quel momento, opera che prese il nome di Annales Maximi. La scrittura era anche legata all’oratoria politica, di cui primo rappresentante è ritenuto dallo stesso Cicerone Lucio Giunio Bruto, cofondatore della Repubblica, e della cosiddetta oratoria funebre, che faceva parte di un complesso rito che serviva a esaltare l’immagine del defunto. In campo poetico distinguiamo due forme di manifestazioni poetiche: il carmen Saliare e il carmen Arvale, ed entrambi sono strettamente collegati col culto delle divinità. Il primo prende il nome dal collegio dei Salii, istituito si tramanda da Numa Pompilio quando, caduto dal cielo uno scudo in bronzo interpretato come un auspicio favorevole alla città, decise di proteggerlo facendone produrre undici repliche affidandoli ai Salii, antichi sacerdoti di Marte ed Ercole. Il nome Salii deriva da ‘salio’, ‘saltare’, in riferimento alla loro danza, detta ‘tripudium’, a cui si abbinava una preghiera pervenutaci frammentariamente attraverso citazioni di grammatici. L’origine del secondo parrebbe collegata a Romolo, che avrebbe chiamato sé stesso e i suoi fratelli ‘fratres Arvales’, nome del collegio che era devoto al culto della dea Dia, la terra feconda: il testo delle cerimonie compiute nel 218 a.C. inciso su pietra e recuperato riporta il testo della preghiera principale, scritta in saturni, un metro poetico indigeno proprio dei romani.

Periodo aureo o classico

Il periodo aureo, chiamato anche classico o di transizione (dalla Repubblica all'Impero), dura dal 78 a.C. al 14 d.C. e viene suddiviso in periodo ciceroniano (o età cesariana) e periodo augusteo.

Periodo ciceroniano o Aetas Caesaris

La morte di Silla è l'evento che sembra chiudere un'epoca storica per aprirne un'altra, inizialmente caratterizzata dalla brama di potere degli optimates che scatenò numerose reazioni in tutto il territorio sottomesso da Roma..

Il periodo compreso tra il 78 a.C. e il 43 a.C. fu caratterizzato da un clima rovente e da un ambiente in cui spiccarono le figure di Sertorio, Spartaco, Mitridate, Lucullo, Catilina, Cicerone, Pompeo, Crasso e Cesare, il grande condottiero che incoraggiò la fusione fra i romani conquistatori e le popolazioni soggiogate.

Fu un'epoca in cui si presentarono grandi novità, sia in ambito civile sia letterario: i grandi modelli della letteratura e dell'arte greca, infatti, vennero assimilati e rielaborati in modo tale da essere adeguati alla sensibilità e alla spiritualità del tempo: il contrasto tra vecchio e nuovo spesso si notò anche nello spirito e nell'opera di uno stesso autore.

Marco Terenzio Varrone detto Reatino (116 a.C.-27 a.C.), definito da Francesco Petrarca il terzo gran lume romanoTrionfo della Fama, III, 37-39. e da Marco Fabio Quintiliano vir Romanorum eruditissimus (l'uomo più erudito fra i romani), rappresentò il più grande consuntivo della civiltà romana tradizionale, basata sull'osservanza del mos maiorum; fu autore, inoltre, di un'analisi della società a lui contemporanea, intrisa di turbinose vicende politiche e di decadenza morale, nella sua opera più caratteristica, i 150 libri di Saturae Menippeae. Varrone fu un autore molto eclettico: le sue opere (circa 74 in 620 libri) sono raggruppabili in opere storiche e antiquarie, opere di storia letteraria e linguistica, opere didascaliche, opere di creazione artistica; tuttavia, ci sono pervenuti solamente alcuni libri del De lingua latina e i tre libri del De re rustica.

Marco Tullio Cicerone (106 a.C.-43 a.C.), l'autore da cui prende nome questo periodo, fu una delle più complesse e ricche personalità del mondo romano, dominatore della cultura, del pensiero e dell'arte di un'epoca gloriosa.. Manifestò la difesa della tradizione politica e culturale dell'età precedente attingendo e rimodernando spunti e teorie da diversi campi della civiltà ellenica, con nuova ricchezza dei mezzi espressivi.. Considerato dai contemporanei il re del foro. e da Quintiliano lexemplum (il modello) a cui si doveva ispirare chi studiava eloquenzaMarco Fabio Quintiliano, Institutio Oratoria, X 1, 109-112., Cicerone, grazie alla sua notevole produzione letteraria (insieme con Varrone, l'autore più fecondo della romanità.), alla sua abilità nell'oratoria, alla sua espressione retorica e al suo ideale di humanitas (basato su un'idea di cultura legata ai più autentici valori umani e sulla dignità della persona.), segnò un'orma incancellabile nella storia della lingua latina. e si propose come coscienza critica per l'uomo di ogni tempo.

Periodo augusteo