La basilica di Santa Restituta è una chiesa monumentale di Napoli, raggiungibile dall'attuale duomo cittadino, di cui costituisce la terza cappella della navata sinistra.
Di origine paleocristiana, è la più antica basilica napoletana. e la primitiva chiesa cattedrale della città.
Storia La fondazione della basilica, in origine dedicata al Salvatore, è attribuita all'imperatore Costantino nel IV secolo, ricordata anche in un passo dalla vita di papa Silvestro I nel Liber pontificalis:
La basilica si trova, con molta probabilità, sul luogo occupato in precedenza da un antico tempio di Apollo. La primitiva cattedrale di Napoli era intitolata al Salvatore e rappresentava il principale edificio di culto della città cristiana. A partire dal IX secolo essa è ricordata con il nome di Stefanìa, denominazione derivante dal vescovo Stefano I (VI secolo). In un momento successivo, la cattedrale fu intitolata a Santa Restituta, probabilmente nel periodo in cui perse la funzione episcopale a causa della costruzione della nuova cattedrale gotica voluta dagli Angioini e dedicata all’Assunta.
Si tratta dunque di un unico edificio, che nel corso dei secoli ha semplicemente mutato denominazione: prima Cattedrale del Salvatore, poi Stefanìa, infine Basilica di Santa Restituta. Non esiste quindi una distinzione reale tra queste tre entità, ma un solo complesso architettonico identificato con diversi titoli storici in epoche differenti. Secondo la tradizione storiografica della distinzione delle due cattedrali, la Stefanìa fu abbattuta nel 1294 per volere di Carlo II d'Angiò che incaricò le maestranze francesi di edificare il Duomo di Napoli, dedicandolo a Santa Maria Assunta. Contrariamente a quanto sostenuto da parte della tradizione storiografica, la Stefanìa/Santa Restituta non venne abbattuta, ma ridotta nelle sue dimensioni per consentire la realizzazione della navata centrale e delle navate laterali della nuova cattedrale. L’antico edificio venne quindi parzialmente inglobato nel nuovo complesso, sopravvivendo come Basilica di Santa Restituta, unico elemento superstite e testimonianza diretta della primitiva cattedrale napoletana.
In origine si presentava più estesa rispetto a com'è oggi, a cinque navate e con una campata in più, oltre a disporre di una facciata autonoma e di un ingresso per ognuna delle navate.. Con l'edificazione dell'attuale duomo, avvenuta nel XIII secolo, la basilica perse sostanzialmente la facciata esterna e fu ridotta nelle dimensioni, divenendo, di fatto, una cappella della nuova cattedrale.
Dopo il terremoto del 1456, le navate più esterne furono trasformate in cappelle laterali e i corrispondenti ingressi furono murati per rafforzare l'edificio. Risalgono alla fine del Seicento, invece, i restauri condotti dall'architetto Arcangelo Guglielmelli – in particolare nell'abside a calotta – che hanno determinato l'attuale aspetto barocco della basilica.
Altri lavori di consolidamento, infine, furono condotti nel 1742 per volontà del cardinale arcivescovo Giuseppe Spinelli, che fece murare altri due ingressi laterali per consentire maggiore stabilità all'edificio.
Descrizione Pianta Navata Cappella sulla controfacciata sx Cappella De Gennaro Cappella Polverino Cappella De Rossi Cappella di Sant'Aspreno Cappella della Madonna del Principio e Cappella Basile Presbiterio Battistero di San Giovanni in Fonte VI cappella dx Cappella di San Giuseppe Cappella Forma Cappella Caracciolo Guidazzi Cappella Piscicelli Cappello del Crocifisso Cappella sulla controfacciata dx
Interno Si accede alla basilica tramite un portale situato nella quarta campata della navata di sinistra della cattedrale, corrispondente alla terza cappella della chiesa, in asse con il portale d'accesso alla cappella del Tesoro di san Gennaro che si apre sulla navata opposta. L'ingresso avviene sostanzialmente non in linea con l'altare maggiore della basilica, rispetto al quale è spostato più a destra.
Lo spazio interno della basilica è suddiviso in tre navate da sette arcate ogivali per lato, databili al Trecento, sorrette da ventisette antiche colonne originarie con capitelli corinzi. I restauri della fine del XVII secolo hanno lasciato inalterata la struttura dell'edificio, modificandone, però, lo stile architettonico e apportando, dunque, le relative modifiche: a questi restauri, infatti, si deve la foggia rettangolare delle finestre della navata maggiore.
La parete d'ingresso presenta, sulla cantoria in controfacciata, il pregevole organo a canne costruito nel 1750 da Tomaso de Martino, ai lati del quale è un affresco che occupa l'intera facciata e che raffigura una falsa prospettiva architettonica. Più in basso, addossato alla parete sinistra della nicchia d'ingresso alla basilica, è il monumento funebre ad Alessio Simmaco Mazzocchi di Giuseppe Sanmartino, mentre al lato, sul pilastro ed entro l'arco che un tempo costituiva una navata dell'edificio, sono altri monumenti funebri cinque-seicenteschi di presbiteri napoletani.
Mentre il soffitto delle navate laterali è ancora quello originario con volte a crociera gotiche, quello della navata centrale è frutto dei rifacimenti barocchi con al centro lArrivo a Ischia del corpo di santa Restituta di Giuseppe Simonelli, restaurato successivamente da Luca Giordano. I sedici dipinti con i profeti sotto la volta che si alternano alle finestre delle pareti sono opera di Santolo Cirillo, mentre i diciotto tondi tra le arcate della navata in cui sono affrescati Cristo, la Vergine e gli Apostoli, sono opera di Francesco De Mura.
Sul pavimento, rialzato da Arcangelo Guglielmelli dopo il terremoto del 1688, trovano posto diverse lastre tombali dell'ultimo quarto del Quattrocento appartenenti ai canonici della cattedrale. In linea d'aria, al di sotto della basilica di santa Restituta, si sviluppa, invece, una parte degli scavi archeologici del duomo, il cui accesso è dopo la settima cappella della navata sinistra della cattedrale..
La parete di fondo della navata centrale è decorata in alto dal grande drappeggio in stucco di Arcangelo Guglielmelli realizzata grazie anche alla collaborazione di Bartolomeo Ghetti e di Lorenzo Vaccaro che incorniciano il dipinto della Gloria del Salvatore di Nicola Vaccaro. L'abside, più bassa rispetto alla navata centrale, presenta nel catino absidale l'affresco l'affresco frammentario con la Deesis del Salvatore databile tra XI e XII secolo, di grande importanza per la sua rarità in quel periodo. L'affresco è opera di un artista o di una bottega di una cultura pittorica bizantina di grande raffinatezza, ideatrice anche dell'inconsueta alternanza tra superfici affrescate e tavole dipinte infisse nel muro, utilizzate per le teste. Dell'opera sopravvive, piuttosto leggibile, un angelo in alto a sinistra, il Cristo in trono racchiuso in una mandorla, purtroppo molto abraso (ma con la testa dipinta su tavola), sormontato dai Simboli degli Evangelisti nei peducci soprastanti, e contornato da Angeli in Gloria, un'integrazione del XVI secolo che dovrebbe però riprendere la composizione originaria. Gli affreschi sono anche una testimonianza dei legami della produzione artistica napoletana con quella siciliana, dalla quale discendono anche in quest'opera diversi elementi stilistici.Giorgia Corso, La Cattedrale in età romanica, indagini sulle sopavvivenze artistiche, in La Basilica di Santa Restituta a Napoli e il suo arredo medievale, a cura di Pio Francesco Pistilli, Roma, 2012, pagg. 77 - 142.
Dietro l'altare è il coro ligneo e sopra di esso la pala cinquecentesca della Madonna in trono fra i santi Michele e Restituta attribuita ad Andrea da Salerno.
Le cappelle laterali sono sostanzialmente quattordici: due sulle rispettive controfacciate delle navate e sei per lato. Queste, per lo più, sono decorate da dipinti e sculture di varie epoche nonché da monumenti funebri dedicati a diverse importanti figure ecclesiastiche napoletane che vanno dal Medioevo al Novecento, tra le quali Gennaro Aspreno Galante. Le cappelle si caratterizzano, inoltre, anche per il fatto di ospitare al loro interno sarcofagi romani, talvolta riutilizzati e rilavorati nel Trecento, e diverse lapidi tombali e iscrizioni di epoca medievale.
Cappelle della navata sinistra La navata sinistra vede nella cappella della controfacciata della navata un altare barocco di Domenico Antonio Vaccaro, un tempo alla cappella del Succorpo e destinato a questa nuova collocazione nel 1887. La prima cappella, di proprietà della famiglia De Gennaro, affida il culto a san Nicola e si compone, al suo interno, dei busti del vescovo Matteo De Gennaro e di Marc’Antonio De Gennaro, mentre sul fronte è un altare marmoreo. La seconda cappella è dedicata a sant'Elena e appartiene alla famiglia Polverino; al suo interno sono due tele su san Francesco da Paola e sul Tradimento di Giuda di ignoti autori del XVII secolo. La terza cappella è della famiglia De Rossi; al suo interno sono le sepolture di alcuni esponenti della famiglia mentre la pala d'altare è unAssunzione della Vergine del Seicento. Nella quarta cappella, devota a sant'Aspreno, sono i monumenti funebri di Carlo Maiello e Giuseppe Maria Pulci; sopra l'altare è invece una Predicazione di san Pietro a Napoli, opera di Santolo Cirillo, mentre sulla destra una tela su san Nicola. La quinta e sesta cappella della navata sinistra costituiscono infine un unico ambiente assieme allo spazio presbiteriale che segue. Questo ambiente è dedicato alla Madonna del Principio ed ha nell'abside il mosaico della Madonna in trono col Bambino fra i santi Gennaro e Restituta realizzato nel 1322 da Lello da Orvieto. Al centro del mosaico absidale di Santa Maria del Principio è raffigurata la Vergine Maria incoronata, che regge nella mano sinistra una croce astile. Alla sua destra si trova san Gennaro, rappresentato con abiti vescovili e pastorale nella mano sinistra, mentre con la destra tiene un libro aperto recante l’iscrizione Beatus vir qui inventus est sine macula. Alla sinistra della Vergine è invece collocata Santa Restituta, martire africana, raffigurata con abiti monacali e una coroncina di fiori sul capo; nella mano sinistra tiene una piccola croce, mentre nella destra un libro aperto con la frase Veni sponsa Christi, accipe coronam. Il fondo del mosaico è realizzato con tessere d’oro, mentre l’estradosso dell’arco è decorato da motivi fitomorfi interrotti da piccoli clipei contenenti fiori a sei petali. Al di sotto della scena figurata corre una lunga iscrizione musiva su fondo rosso, in parte lacunosa ma ricostruibile grazie alle trascrizioni cinque-seicentesche. Sulla prima riga della cornice si legge il titulus Sanctus Ianuarius, seguito dal testo:
a cui segue il titulus Sancta Restituta e la formula di paternità artistica:
Sulla seconda riga della cornice compare invece l’iscrizione:
Al centro della cappella, invece, è l'altare barocco che custodisce le reliquie di santa Restituta e di san Giovanni Scriba mentre sulle pareti laterali sono disposte trenta tavole (quindici per lato) scolpite in bassorilievo agli inizi del Duecento da un ignoto napoletano che raccontano le Storie di Giuseppe ebreo, di Sansone e di san Gennaro. Nella cappella sono infine presenti diverse lastre tombali e monumenti funebri di canonici napoletani.
Cappelle della navata destra