Il Cammino di Santiago (O diário de um mago in portoghese) è un romanzo scritto da Paulo Coelho e pubblicato nel 1987. Racconta del pellegrinaggio a Santiago di Compostela compiuto nell'estate 1986 dallo stesso autore, che lo compose al ritorno del suo viaggio.

Il successo di questo libro è considerato una delle cause che ha contribuito a ridare popolarità all'omonimo Cammino, dopo un'epoca di declino dovuto agli eventi storici della guerra civile spagnola e della conseguente dittatura di Francisco Franco.

Il libro, il cui autore si professa cattolico, tratta di elementi della religiosità cristiana, riletti tuttavia pure in chiave iniziatica ed esoterica.

Trama

Nel prologo, l'autore racconta il motivo della sua esperienza, ovvero il tentativo di ritrovare la sua "Spada", presentandosi come un accolito di un gruppo cattolico segreto di nome di R.A.M. (acronimo di Regnus Agnus Mundi). Quest'ordine, costituito da un insieme di circoli con a capo un Maestro, si occupa di esercizi spirituali anche magici chiamati dall'autore «Riti della Tradizione». Egli è giunto al termine di una serie di prove per divenire Mago dell'ordine, ma gli manca la ricerca della propria Spada, necessaria per completare la cerimonia finale.

Tale spada, affidata dal suo Maestro alla moglie dello scrittore brasiliano, si trova al termine del Cammino di Santiago di Compostela che Coelho avrebbe dovuto percorrere a partire da Saint Jean Pied de Port, in Francia, fino a Santiago di Compostela, attraversando a piedi i Pirenei e una vasta fetta di Spagna.

L'incontro con la guida

In quella cittadina francese Coelho fu ragguagliato da una signora, Madame Debrill, su come trovare la propria guida, un italiano denominato Petrus che l'avrebbe assistito in questa sorta di viaggio iniziatico, il quale aveva già compiuto il Cammino con la stessa missione. A lui avrebbe dovuto prestare obbedienza assoluta.

Recatosi nel punto indicato, tuttavia, Coelho incontrò il suo primo demone, nelle sembianze di uno zingaro, che egli scambiò per la sua guida. Per sua fortuna l'apparizione di Petrus mise in fuga lo zingaro, grazie alle parole segrete di riconoscimento con le quali doveva farsi identificare: Per quanto Coelho lo avesse da allora sovrastimato, vedendo in lui una guida del calibro di don Juan, il maestro-sciamano descritto nei libri di Castaneda, in grado di condurlo nei misteri occulti dello Straordinario, ammetterà in seguito il proprio malinteso confessando a Petrus: «tu hai resistito arduamente a tutti i miei tentativi di trasformarti in eroe. Ciò ha reso molto difficile il nostro rapporto, finché ho capito che lo Straordinario risiede nel Cammino delle Persone Comuni».

Il passaggio dei Pirenei Aiutato da alcuni esercizi insegnati dalla guida, che fanno parte dei rituali della Tradizione RAM, il primo dei quali fu l'«Esercizio della Semente», Coelho iniziò con Petrus l'attraversamento dei Pirenei, che si sarebbe potuto svolgere in circa sei ore, ma per il quale impiegarono invece sei giorni: la sua guida infatti allungò di proposito il tragitto senza che Coelho neppure se ne avvedesse, preoccupato com'era di giungere al più presto alla sua meta. Quando Petrus glielo fece notare, gli insegnò la seguente lezione: Giunti a pochi passi da Roncisvalle, gli insegnò poi la seconda pratica di RAM, l'«Esercizio della Velocità», che consisteva nel rallentare al massimo la propria andatura, cercando di calmare l'impazienza di arrivare. Coelho vide così dileguarsi, col passare dei giorni, i propri legami e preoccupazioni riguardo agli impegni di lavoro lasciati in sospeso in Brasile.

Da Roncisvalle a Puente la Reina

Nella Chiesa della Real Collegiata di Roncisvalle, Coelho fu presentato a padre Xavier, definito da Petrus uno «stregone», che gli diede la benedizione di San Giacomo di Compostela con le parole bibliche: «Là dove sarà il tuo tesoro, si troverà il tuo cuore».Matteo, VI, 19. Ripreso il cammino, in una vasta pianura situata dopo il monte Alto del Perdón, Petrus insegnò a Coelho l'Esercizio RAM della Crudeltà.

Giunti a Puente la Reina, dove pernottarono in un convento di frati dediti al voto di silenzio, Coelho si imbatté in un ragazzino nel quale si manifestò un suo «demonio personale», presagio di una lotta che egli avrebbe presto dovuto compiere, impegnandosi nel «Buon Combattimento» per i propri sogni, espressione mutuata da quella di San Paolo.«Ho combattuto il buon combattimento, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (San Paolo, Seconda lettera a Timoteo, IV, 7).

Petrus gli parlò allora del Messaggero, una sorta di demone legato alle forze della terra, compresente in ognuno insieme all'angelo custode, e corrispondente a Mercurio nell'antica Grecia; quindi gli spiegò il relativo Esercizio RAM per contattarlo, al fine di riceverne aiuti sul piano materiale. Il messaggero di Coelho gli si rivelò col nome di Astrain.Coelho specifica in una nota che si tratta di un nome inventato, perché rivelare il nome autentico del proprio Messaggero significa concedere un potere su di esso.

L'incontro col Cane Nero Fermandosi in un paesino, Coelho e la sua guida appresero della maledizione di uno zingaro, bruciato decenni prima nella pubblica piazza, i cui demoni si sarebbero impossessati di un suo abitante. Recatisi nella sua casa, vi trovarono una vecchia col suo cane nero, i cui occhi cominciarono a ipnotizzare Coelho. Dopo aver bevuto una tazza di tè, forse trattata con qualche strana sostanza da Petrus, Coelho prese a parlare in un linguaggio incomprensibile, recitando una sorta di esorcismo, mentre il cane dapprima gli si avventò addosso e poi scappò via. A quel punto Coelho si sentì pervaso da un amore immenso e gioioso, tanto da scoppiare in lacrime.

Più tardi, Petrus gli spiegò del suo carisma nascosto delle Lingue, uno dei doni dello Spirito Santo, e che la sua gioia improvvisa era un segnale della ricompensa per i suoi sforzi sul Cammino. Gli insegnò quindi l'esercizio RAM dell'Intuizione, da effettuare con l'acqua, per risvegliare la capacità di trarre giovamento dalla sapienza della Tradizione, altrimenti infruttuosa.

L'Amore Giunti a Logroño, videro che si preparava una festa in piazza per un matrimonio altolocato. Tra la folla, Coelho riconobbe Manolo, il capo della tifoseria spagnola ai Mondiali di calcio di Messico 86, col quale si intrattenne. Dopo aver mangiato e brindato con gli altri, Petrus colse l'occasione per parlare a Coelho delle tre tipologie di amore: Eros, dalle molteplici facce, Philos, sotto forma di amicizia, e Agape, che non poteva essere definito ma solo vissuto.

Quest'ultimo, manifestazione dell'angelo custode, viene in genere sperimentato in due forme: come Amore Che Divora, consumando la persona da dentro, oppure come Entusiasmo verso un ideale. Una sera, presso una cappella di pietra in un paesaggio semi-desertico, Petrus fece insieme a Coelho il Rituale Ram di Agape, o del «Globo Azzurro», con cui lo scrittore, commovendosi, sentì rivivere l'entusiasmo per la vita di quand'era bambino, avvertendo la presenza amica dei Santi in cui allora confidava. Durante l'esercizio si unì a loro il monaco Alfonso, amico di Petrus.

La paura e la Morte Un paio di giorni dopo, appena lasciata alle spalle la cittadina medioevale di Azofra, Coelho si trovò inaspettatamente di fronte al Cane nero da lui scacciato giorni prima dalla casa stregata, e che l'aveva seguito fin lì. Il passaggio casuale di una suora in quel momento, ritenuta benefica da Coelho, lo salvò da un attacco dell'animale, ma non della paura che lo assalì in seguito. Petrus gli parlò di questo demone di nome Legione, costituito da messaggeri di persone defunte rimaste a vagare sulla terra.

Verso sera, approssimandosi alla città di Santo Domingo de la Calzada, quando Coelho già pregustava di poter alloggiare in uno dei suoi celebri hotel di lusso, Petrus gli ordinò di restare a pernottare nei campi, dove avrebbe eseguito da solo l'Esercizio Ram del «Sepolto Vivo», finalizzato a superare il terrore della Morte e a riconoscere in lei una compagna capace di aiutare l'uomo nelle più grandi conquiste. Rimasto solo nel buio della notte, Coelho affrontò così le sue apprensioni immaginandosi la scena del proprio funerale, fino a vedere il volto della sua Morte come amica, e la data in cui sarebbe sopraggiunta.

La conquista Vari giorni dopo, superata Astorga, pur avendo iniziato a procedere più frettolosamente del solito, Petrus fece fare a Coelho una piccola deviazione verso Nord, per inoltrarsi in una profonda depressione del terreno, lungo i bordi della quale scorreva una fragorosa cascata d'acqua. Giunti in fondo, quando Petrus lo invitò a risalire la ripida parete rocciosa in corrispondenza della cascata, Coelho fu colto dal dubbio che la sua guida fosse impazzita, come era capitato ad alcuni maghi neri della Tradizione di cui aveva sentito parlare.

Petrus però gli diede l'esempio effettuando per primo la scalata; se Coelho non l'avesse seguito, avrebbe dovuto rinunciare per sempre alla Spada. Riuscendo ad arrampicarsi nel piccolo spazio tra l'acqua in caduta e la roccia, arrivò così al punto in cui l'acqua si gettava dalla sommità con estrema violenza. Colto da disperazione stava per abbandonarsi alla sua potenza, ma le sue membra resistettero, finché trovò delle sporgenze adatte a cui aggrapparsi, e con uno sforzo sovrumano si trasse in salvo, esausto.

Petrus gli insegnò allora l'Esercizio del «Soffio di RAM» perché recuperasse energia traendola dall'armonia circostante dell'universo.

La Follia e la lotta col demonio

Dopo altri giorni di cammino forzato, Coelho e la sua guida superarono un ponte, denominato Passo d'Onore, teatro di battaglie e leggende medioevali, finché giunsero nel pomeriggio a Foncebadón, un paese abbandonato ormai in rovina, dove Petrus decise stranamente di sostare un po'. Qui insegnò a Coelho l'Esercizio Ram delle «Ombre», affinché la fiamma della Follia, alimentata da Agape e dall'Immaginazione Creatrice, lo inducesse a prendere la decisione giusta partendo dallo scarto di quelle sbagliate, allo scopo di trovare la sua spada. Il suo allievo intuì che questa avrebbe potuto trovarsi in un luogo sacro come una chiesa.

D'un tratto Coelho realizzò che si erano affrettati in quel luogo per un appuntamento col demone Legione, cioè il cane nero col quale lui aveva una contesa in sospeso; questo improvvisamente apparve, e con fare minaccioso lo aggredì sbattendolo a terra e azzannandogli una gamba. Coelho cercò di respingerlo con la forza della disperazione, ma dopo essere stato morso anche a una mano, cominciò a sorgere in lui un senso di tedio per quella lotta, accompagnato da una tentazione diabolica di sazietà e di Potere fine a se stesso, che si tradusse in un desiderio di abbandonare il Cammino e quell'assurda ricerca della Spada.

L'arrivo inaspettato di un pastore con le sue pecore, che attrasse l'attenzione del Cane, fece desistere appena in tempo Coelho dalla resa, salvandogli l'anima, ma un suggerimento del messaggero Astrain lo convinse a trasformarsi a sua volta in "Cane". Digrignando i denti e manifestando tutto il proprio odio, egli si avventò sul cane che adesso tentò di fuggire terrorizzato. Stava per infliggergli il colpo mortale, quando Coelho si accorse come questa sua furia fosse dovuta a Legione che, uscito dal cane, era entrato dentro lui stesso!

Con un atto di volontà, si ricordò della Spada e di Agape celeste, mentre Legione apparteneva invece al regno della terra: qui esso doveva tornare, e poiché non voleva farsi consumare dall'Amore che stava riaffiorando in Coelho, cominciò a rifluirvi. Dopo che il demone fu sprofondato completamente nella terra, dove il suo Potere avrebbe fatto risorgere in futuro Foncebadón, Coelho ferito fu assistito da Petrus.

Da Foncebadon a Ponferrada