La Montagna (o Appennino) pistoiese è una regione storico-geografica, della dorsale meridionale dell'Appennino tosco-emiliano, composta dai territori classificati come montani dei comuni di Abetone Cutigliano, San Marcello Piteglio, Sambuca Pistoiese e Marliana; mentre Pescia (con la Valleriana), Montale e Pistoia sono parzialmente montani. Questo territorio complessivamente si estende per 53.767 ettari, il 56% circa della superficie della provincia di Pistoia (96.489 ettari) e con un numero di 28.059 abitanti, l'11% circa dell'intera popolazione provinciale (264.622 ab.). Sono presenti tre stazioni ferroviarie nelle località di Pracchia, San Mommè e quella di Biagioni-Lagacci. La patrona è Santa Celestina, martire romana, la cui salma riposa sotto l'altar maggiore della propositura di San Marcello.

Geografia

La Montagna pistoiese occupa un'estesa area a nord e nord-ovest di Pistoia, sulla dorsale sud dell'Appennino tosco-emiliano fra la Media Valle del Serchio e la Calvana. Confina a Nord Ovest con la provincia di Modena (Frignano), a nord con la Città metropolitana di Bologna (Alto Reno, Appennino bolognese) e ad est con la Provincia di Prato. La vette più alte risultano essere il Corno alle scale (1.945 m s.l.m.) e l'Alpe Tre Potenze (1940 m s.l.m.) che segnano rispettivamente il confine tra le provincie di Pistoia e Bologna il primo, mentre con quelle di Pistoia, Modena e Lucca il secondo. La parte nord è segnata dal crinale dell'Appennino, oltre il quale c'è l'Emilia-Romagna con il Monte Cimone. A ridosso del crinale sono presenti il Lago Nero, il Lago Piatto, tutti di origine glaciale, ed il Lago Scaffaiolo.

La Montagna pistoiese è attraversata dal fiume Reno, dalla Lima, l'Orsigna ed il Sestaione, Limentra Orientale, Limentra Occidentale e dall'Ombrone Pistoiese. Il territorio presenta ampie zone forestali, cedue e di conifere, nonché selve di castagni domestici e sopra circa 1500 m s.l.m. pascoli e mirtillaie. L'area su cui si estende la Montagna pistoiese è a rischio sismico, al pari dell'intera dorsale appenninica. Il 17 novembre 1904 si verificò una scossa di terremoto con epicentro che interessò varie località, raggiungendo la magnitudo 5.18 della scala Richter ed il VII grado della scala Mercalli. Altri eventi sismici di una certa rilevanza, che hanno interessato la zona nel corso del tempo, hanno avuto invece il loro epicentro nel territorio comunale di Pistoia.https://emidius.mi.ingv.it/DBMI04/consultazione/terremoto.php?visualizzazione=svg Stucchi et al. (2007). DBMI04, il database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04. Quaderni di Geofisica, INGV.

Al suo interno possiamo distinguere alcune aree storico-geografiche: la Val di Lima (Abetone Cutigliano e S. Marcello Piteglio), l'Alto Reno (Sambuca P.se, S. Marcello Piteglio, Pistoia), la Valleriana-Valdinievole (S. Marcello Piteglio, Pescia, Marliana) e il Medio Valdarno (Pistoia, Montale) Clima

La montagna pistoiese è situata in una delle zone più fredde dell'Appennino settentrionale e probabilmente la più fredda della Toscana, quindi un clima continentale con marcati influssi montani.

L'inverno dura da novembre a marzo ed è freddo e nevoso a quote superiori ai 500-600 metri. La temperatura media nel mese più freddo è di circa 0°, mentre si porta intorno a -5 °C al Passo dell'Abetone (qui non sono rari i picchi al di sotto dei -15°/-20°). I mesi più freddi sono caratterizzate da frequenti gelate e minime abbondantemente sotto lo zero; talvolta la temperatura non sale oltre 0° per tutte le 24 ore. Al contrario, l'estate è abbastanza calda nelle ore diurne (massime anche intorno ai 30°), ma le notti sono piuttosto fresche (10-15°).

Le precipitazioni sono molto elevate, raggiungendo e superando localmente i 2000 mm annui; si mantengono comunque sempre al di sopra di 1300 mm e in inverno sono frequenti e abbondanti le nevicate che investono la montagna, generalmente tra la fine novembre e la metà di marzo, ma eccezionalmente anche tra la fine di ottobre ed aprile; la caduta media di neve annuale supera il metro intorno tra i 700 e gli 800 metri e si porta intorno ai 2 metri nei dintorni del valico dell'Abetone.

Nell'area della montagna pistoiese sono ubicate le seguenti stazioni meteorologiche: Stazione meteorologica di Passo Porretta (ufficialmente riconosciuta dall'organizzazione meteorologica mondiale) Stazione meteorologica di Cutigliano Stazione meteorologica di Maresca Stazione meteorologica di Pracchia Stazione meteorologica di San Marcello Pistoiese

Flora e fauna

La zona presenta un paesaggio montano, caratterizzato da boschi a bassofusto ed estese foreste di altofusto (10.000 ettari), quali la F. del Teso, F. dell'Orsigna, F. dell'Abetone e la F. di Acquerino-Collina, prevalentemente di faggio e carpino, cerro, castagno, Acero, Pino nero d'Austria, abete bianco ed anche abete rosso. Queste foreste sono ricche di acque potabili e di prodotti del sottobosco, quali mirtilli e funghi porcini. Tali Foreste costituiscono la testimonianza "storica" delle antiche "Foreste di Boscolungo", già Possessioni reali del Granducali di Toscana e sono caratterizzate dall'elevata qualità ambientale e dall'imponenza raggiunta dalla crescita delle specie vegetali sopra citate. La Montagna pistoiese complessivamente presenta una varietà di microambienti e di gradienti altitudinali, che indirettamente determinano microclimi favorevoli all'insediamento di molte specie vegetali, apportando un notevole contributo alla biodiversità della Toscana settentrionale.Vergari S. e Dondini G. Biodiversità sull'Appennino pistoiese. Il Lupo Cattivo, 1995..

La flora di questa zona ha richiamato più volte nella storia, l'attenzione di naturalisti e botanici. I primi studi sistematici su questo territorio risalgono ai secoli XVIII e XIX, in particolare nel 1773 dall'abate-botanico Fulgenzio Vitman, seguiti da quelli di Teodoro Caruel, (1860) e di Giuseppe Tigri (1868). La fauna sul territorio è piuttosto variegata e comprende diverse specie, tra cui il gheppio, la poiana, l'averla maggiore, il tordo bottaccio, la ghiandaia, e l'aquila reale fra gli uccelli; la marmotta, il capriolo, il daino, il cervo, la volpe, il cinghiale, la faina, la martora, la puzzola, la donnola numerosi pipistrelli e il lupo fra i mammiferi; il tritone fra gli anfibi, solo per citarne alcune.

Storia

Il passato della Montagna pistoiese è caratterizzato dalla forte integrazione col territorio dei suoi abitanti, che hanno trovato fonte di sostentamento per secoli, sfruttando il freddo per la produzione del ghiaccio nelle ghiacciaie, l'energia idraulica per la lavorazione del ferro nelle ferriere, il legname presente in abbondanza, per la produzione del carbone di legna nelle carbonaie, oltre allo sfruttamento dei prodotti del sottobosco, lavorazione della pietra, agricoltura, pascolo, allevamento ovino, bovino e suino. Da sempre importante alimento di sussistenza, è stata la castagna, con la derivata farina di castagne, da qui l'appellativo di civiltà del castagnoF. Silvestri, Civiltà del castagno in Montagna pistoiese, Firenze, Luciano Pugliese Editore, 1992.. Non era una vita spesso facile come documentano anche i canti della tradizione localeS. Gargini. "Non son poeta e non ho mai studiato, cantate voi che siete alletterato". Canti della tradizione popolare ed altre notizie e documenti raccolti, Comune di San Marcello P/se, 1986..

Terra di confine La Montagna pistoiese è posta sulla dorsale meridionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, quasi un confine naturale tra il nord e il centro della penisola italica. Prima dell'avvento dei romani, nell'area si registrò la presenza di Celti, come ad esempio i Boi, di Liguri e di Etruschi. Pur non avendo avuto insediamenti rilevanti di queste civiltà, fu certamente terra di scambi, di guerre e di non facile passaggio. Divenne provincia romana e dalla caduta dell'impero, passò in mano alla dominazione degli Ostrogoti e successivamente dei Longobardi. In seguito con la suddivisione dell'Italia, questo territorio entrò a far parte del Granducato di Toscana, trovandosi come terra di confine fra quest'ultimo, il Ducato di Modena, il Ducato di Lucca e lo Stato della Chiesa.

Durante la seconda guerra mondiale, la Montagna pistoiese fu un punto cruciale, come passante della Linea Gotica, del movimento di Resistenza italiana. Sulle sue montagne agivano diverse brigate partigiane, fra cui quelle di Manrico Ducceschi, capo della XI Zona Patrioti, e di Silvano Fedi, che era alla guida delle Squadre franche della partigianeria pistoiese.

Le migrazioni

Nel corso della sua storia la Montagna pistoiese ha visto da parte dei suoi abitanti notevoli flussi migratori stagionali e non. La manodopera da questi abitanti era richiesta, in quanto ottimi carbonai, boscaioli e scalpellini. Da ricordare le migrazioni stagionali dei carbonari pistoiesi, di cui le più importanti avvennero verso la Maremma, la Corsica e la Sardegna. Importante fu il fenomeno della transumanza sempre verso la Maremma. Vere e proprie migrazioni avvennero a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento, principalmente verso il Canada, gli Stati Uniti, la Svizzera e la Germania. Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi si è assistito a un progressivo spopolamento dovuto al concentrarsi del lavoro nei centri urbani più grandi, come Pistoia, Prato e Firenze.Marco Giovannelli (a cura di). Le migrazioni stagionali dalla Montagna pistoiese in epoca preunitaria: Strade mestieri e abitudini. 1812-1860.

La S.M.I. Campo Tizzoro era la sede centrale della maggiore fabbrica della Montagna pistoiese. Questo paese fu costruito a partire dal 1910, per ospitare gli operai che vi lavoravano. La SMI (Società Metallurgica Italiana) fu fondata nel 1886. Nel 1899 il complesso industriale di Limestre, che ospitava le officine per la lavorazione del rame della Ferdinando Turri & C., venne acquistato dalla stessa S.M. I. (insieme a quello di Mammiano). Questa fabbrica che arrivò a dare lavoro a 2000 persone, è stata di notevole importanza strategica nelle due guerre mondiali, poiché produceva munizioni. Fu anche una delle maggiori industrie italiane, per quanto riguarda il settore della lavorazione dei laminati in bronzo, ottone e alluminio. Nel 1932 presso questa fabbrica per la prima volta in Italia, fu realizzata la colata semicontinua. Dopo la seconda guerra mondiale la S.M. I. ha continuato ad essere fino agli anni ottanta, il cuore dell'economia della Montagna pistoiese. In seguito, ha visto un progressivo declino, fino alla sua definitiva chiusura avvenuta nel 2006. Oggi gli impianti di Campo Tizzoro sono stati ristrutturati e messi in vendita per il rilancio dell'economia locale e quelli di Limestre adibiti ad ospitare la Dynamo Camp, un'imponente struttura, prima in Italia, appositamente creata, con il sostegno di Paul Newman nell'anno 2003, per bambini affetti da patologie gravi o croniche in terapia e nel periodo di post ospedalizzazione.

Battaglie storiche Battaglia di Lancisa. Attorno al 216 a.C. quando era ancora in corso la Seconda guerra punica, lo stato romano dovette difendersi anche da altre minacce intestine causate da popolazioni galliche ancora presenti sul territorio; in particolare tale evento (avvenuto nell'abitato di Lancisa), frutto di una serie di scontri collegati, ebbe esito rovinoso per Roma tant'è che fu inserita nelle damnatio memoriae ufficiali.