Il montaggio cinematografico è una delle fasi di realizzazione del film e delle opere audiovisive in genere. Il montaggio è, altresì, la prima e principale fase della cosiddetta Post-produzione, che nell'iter del film comprende tutto ciò che si svolge al termine delle riprese.

Il montaggio viene eseguito dal montatore cinematografico, si attua tramite particolari procedure e prassi tecniche e dà luogo a realizzazioni espressive e linguistiche.

Per molti teorici del cinema (Sergej Ėjzenštejn in primis), il montaggio è considerato lo “specifico filmico”, ovvero la disciplina propria esclusivamente del cinema e che la distingue da tutte le altre forme espressive. Il montaggio è l'elemento fondante dell'istanza narrante filmica e, al contempo, è strumento dell'istanza narrante filmica per costruire la narrazione.

Montaggio e regia sono intrinsecamente legati, in quanto entrambi concorrono nella costruzione espressiva del racconto filmico. È con il découpage che il montaggio inteso come momento concettuale esce dalla moviola e "anticipa sé stesso" durante la scrittura della sceneggiatura e durante le riprese. Il découpage segmenta gli eventi narrativi e attribuisce ad ogni segmento determinate scelte tecniche e artistiche (o, per meglio dire, “espressive”) orientate alla costruzione complessiva del film.

Storia

Il primo ad utilizzare tecniche di montaggio fu uno dei pionieri del cinema, Georges Méliès, il quale comprese che tagliando e incollando tra loro spezzoni di diverse riprese si potevano creare rudimentali effetti speciali (definite "vedute d'azione"). Fu invece David W. Griffith il primo ad avere piena consapevolezza delle potenzialità del montaggio ai fini narrativi.

Nel film Nascita di una nazione del 1915, egli teorizzò gli elementi alla base del "linguaggio cinematografico": inquadratura, scena e sequenza. Il regista russo Vsevolod Illarionovič Pudovkin racconta che nel 1920 il regista russo Lev Vladimirovič Kulešov compì un importante esperimento (poi chiamato effetto Kulešov): alternò col montaggio il primo piano dell'attore Ivan Mozžuchin con riprese di vario tipo (un piatto di minestra, una bambina in una bara, una donna su un divano) e, sebbene l'espressione del viso dell'attore non cambiasse, il pubblico percepiva i suoi differenti stati d'animo (fame, paura, tenerezza). Questo esperimento permise in seguito ad Ejzenštejn, nonché agli esponenti dell'espressionismo tedesco e del surrealismo, di dare una dimensione nuova al montaggio: attraverso la correlazione o l'opposizione di due immagini in sequenza, si ottenevano significati e simbolismi che travalicavano il contenuto delle singole inquadrature.

In seguito, con l'avvento del sonoro e l'eliminazione delle didascalie, il montaggio divenne più fluido: la transizione fra le inquadrature aveva ora una maggiore continuità, potendo utilizzare dialoghi e suoni in aggiunta a dissolvenze e inserti (piccole inquadrature di raccordo o esplicative, spesso riguardanti un dettaglio). A partire dagli anni cinquanta, i registi iniziarono ad aumentare il ritmo dei film, eliminando i tempi morti, introducendo l'ellissi, dando maggiore importanza al fuori campo e modificando la continuità temporale del film con più libertà. Si prestava ora maggior attenzione al significato dell'intera scena, ai rapporti di causa ed effetto, all'interpretazione degli attori, tralasciando i particolari non strettamente necessari.

Con l'avvento del digitale negli anni '90, il montaggio ha subito un'ulteriore evoluzione. Il passaggio dal montaggio tradizionale su pellicola a quello digitale ha automatizzato molti processi, rendendo il lavoro dei montatori più rapido ed efficiente. Negli ultimi anni, l'introduzione dell'intelligenza artificiale (IA) ha ulteriormente rivoluzionato il montaggio cinematografico. Strumenti avanzati come IBM Watson sono stati utilizzati per montare il trailer del film Morgan (2016), analizzando centinaia di trailer e selezionando automaticamente le scene più adatte, riducendo i tempi di produzione da settimane a pochi giorni. Allo stesso modo, software come Adobe Premiere Pro, con il suo Adobe Sensei, e DaVinci Resolve Neural Engine automatizzano processi come la correzione del colore e la sincronizzazione dell'audio, consentendo ai montatori di concentrarsi maggiormente sugli aspetti creativi.

Il lavoro del montaggio

La lingua inglese distingue in due diverse discipline quello che in italiano chiamiamo montaggio: il cutting e lediting: il primo è l'insieme di operazioni pratiche (taglio, giunzione, messa in ordine...), mentre lediting è il processo ideologico e intellettuale volto alla costruzione di senso e di narrazione. Questa disambiguazione non è presente in italiano, dove quindi può capitare di confondere le due attività, che in ogni caso sono svolte entrambe dal montatore o dall'équipe del montaggio.

Da un punto di vista tecnico il montaggio (nell'accezione del cutting) è il momento in cui le varie riprese (dette girato) vengono messe in sequenza, ovvero secondo la consecuzione temporale prevista in sceneggiatura così da dare luogo al racconto del film. La fase del montaggio inizia con la visione analitica del girato, la scelta delle inquadrature (teniamo presente che usualmente ogni inquadratura viene girata più volte, al fine proprio di giungere al montaggio con un ventaglio di scelte) e la loro disposizione in sequenza. Nella prassi, accade spesso che al montaggio la consecuzione degli avvenimenti (e quindi lo svolgimento narrativo) viene modificata rispetto a quanto previsto in sceneggiatura.

La "composizione" del film avviene attraverso tagli e unioni per mezzo di attrezzature meccaniche (come la Moviola e la pressa Catozzo) o computer (workstation o software di montaggio come Avid Media Composer, LightWorks Apple Final Cut Pro 7, DaVinci Resolve nel caso del cinema e Adobe Premiere, Sony Vegas Pro nel caso del video, giusto per citare alcuni dei prodotti più diffusi). In particolare, nel cinema per montaggio si intende soprattutto il cosiddetto "montaggio scena", in cui ci si occupa principalmente della scena, cioè delle immagini; il "montaggio scena" è seguito dal montaggio del suono, che si occupa della rielaborazione dell'audio, nelle sue diverse tracce. Fase preliminare del montaggio è la sincronizzazione, ovvero l'accoppiamento delle immagini ai rispettivi suoni, registrati separatamente in fase di ripresa.

Il montatore

Montare un film significa, secondo una affermazione consolidata nel mondo del cinema, riscriverlo. Non nell'accezione letterale, ma nel senso che montare un film significa costruire da capo la narrazione, la significazione e l'enunciazione che erano state stabilite in fase di scrittura della sceneggiatura. Il lavoro del montatore è quello di portare a termine questa riscrittura. Per fare questo il montatore del film deve dare luogo ad una complicata ma imprescindibile dicotomia: egli deve essere pienamente immerso nelle questioni tecniche, artistiche ed espressive del film, ma al contempo deve mantenere costantemente la verginità dello spettatore. Ovvero: il montatore per poter tirare le fila della matassa che costituisce il film (pensiamo alla coerenza e comprensibilità della trama, alla giusta rappresentazione dei personaggi, alle problematiche tecniche, alla enunciazione dell'idea di fondo, la tesi) deve esserne completamente immerso e coinvolto. Ma deve anche vedere il frutto del suo lavoro con la freschezza e l'ingenuità dello spettatore, di colui cioè che vedrà quel film senza avere a priori idea delle problematiche contenute.

Dal punto di vista tecnico, il montatore fa parte di una équipe di lavoro che lo coadiuva. Avrà a sua disposizione un aiuto ed un assistente che svolgeranno il lavoro di cutting, di organizzazione e catalogazione del girato, e poi altri assistenti specifici (montaggio dei dialoghi, effetti...). All'atto pratico, il cutting del film consiste nel tagliare il materiale a disposizione, isolando singoli elementi, spezzoni più o meno lunghi per poi congiungerli a formare una scena, ossia quella particolare parte del film che si svolge in un determinato luogo e lasso di tempo. Montando tra loro le scene, si ottengono le sequenze, ovvero i capitoli del film. Mettendo in fila le sequenze si completa il montaggio.

Le attrezzature

Montaggio ai tempi del digitale: on-line e off-line Per montaggio on-line si intende un montaggio eseguito utilizzando apparecchiature della stessa classe di quelle utilizzate per la ripresa, cioè pellicola, videoregistratori professionali e centraline di classe alta. Per montaggio off-line si intende un montaggio eseguito riversando il girato su un supporto di lavoro, spesso economico, o acquisendolo in un sistema di montaggio a bassa risoluzione. Eseguito il montaggio, si ha a disposizione una lista di operazioni (detta Edit Decision List o EDL) che, usando il timecode o il numero di piedaggio sulla pellicola, può pilotare macchine online per eseguire il montaggio vero e proprio sui supporti di origine.

Cinema Il montaggio cinematografico viene eseguito a partire dal 1924 con una Moviola, la quale consente varie operazioni, compresa la sincronizzazione dell'audio. La Moviola permette di eseguire un montaggio "diretto", giuntando direttamente le immagini di una copia di lavorazione una dopo l'altra. Se nella parte di film già montata si ha la necessità di apportare delle modifiche [inserire o togliere un'immagine, allungare o accorciare un'inquadratura, oppure aggiungere o levare un'intera scena] con la Moviola è possibile: si disfa la giunta dove si vuole procedere alla modifica, come da esigenze, e si rifanno le nuove giunte, che sono eseguite con apposito strumento. Dopo le modifiche apportate il montato non conserverà la stessa durata originale.

Nella storia del montaggio, fu fondamentale l'introduzione della cosiddetta "pressa Catozzo" inventata da Leo Catozzo, uno dei montatori che lavorarono con Federico Fellini. La pressa è una giuntatrice che utilizza del nastro adesivo per unire i due lembi di pellicola. Viene utilizzata ancora oggi dai proiezionisti per unire i rulli in cui è divisa la pellicola prima della proiezione.

Nella pratica moderna, si va sempre più diffondendo un montaggio off-line, cioè usando sistemi video su cui sono stati riversati i girati, oppure un procedimento interamente digitale eseguito in maniera "non lineare", utilizzando dei software specifici (come alcuni di quelli prodotti da Sony Vegas Pro o After Effects): si può procedere ad assemblare il film con grande libertà, limando ed aggiustando progressivamente il risultato ottenuto. Tutto il materiale girato (o solo le riprese "buone") è digitalizzato e memorizzato su hard disk, dando la possibilità di intervenire facilmente in qualsiasi punto (senza nastri o pellicole da riavvolgere in continuazione). Si ha inoltre la possibilità di effettuare più facilmente la correzione del colore, l'inserimento degli effetti speciali e la sincronizzazione della colonna sonora.

Una via di mezzo tra Moviola e montaggio digitale è costituita dai sistemi di marcatura della pellicola, con telecinema in grado di leggere un particolare timecode impresso sul bordo della pellicola durante le riprese. Questo consente una maggiore precisione e velocità nel lavoro rispetto alla Moviola, poiché il materiale viene acquisito e lavorato come se fosse nativamente digitale.

Al termine del montaggio, qualunque sia il sistema utilizzato si ricava di solito una EDL che verrà utilizzata per tagliare direttamente il negativo e assemblare la copia per la stampa cinematografica dei positivi da proiezione. I sistemi di montaggio non lineare sono in grado di pilotare le apparecchiature di stampa per adattare così le correzioni di colore e realizzare gli effetti speciali.

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