Gli Orsini sono tra le più antiche famiglie nobili di Roma, d'Italia e d'Europa. Dotati di numerosi rami, hanno avuto un passato illustre per potenza e ricchezza, per legami di parentela con diverse casate reali d'Europa e per aver dato alla Chiesa papi e cardinali, nonché senatori, gonfalonieri e uomini d'arme e di stato alla città di Roma, allo Stato Pontificio e al Regno di Napoli.
Famiglia papale romana, tuttora esistente, i cui membri godono dei titoli di principi romani, principi del S.R.I. ed assistenti al Soglio Pontificio, da essa provengono tre Papi: Celestino III, ovvero Giacinto di Bobone Orsini; Niccolò III, ovvero Giovanni Gaetano Orsini; e Benedetto XIII, nato Pietro Francesco Orsini. Autentici artefici della politica pontificia, durante la cattività avignonese si scontrarono con gli interessi della famiglia Colonna, dando luogo ad una famosa rivalità che ebbe fine solo nel 1511 per mezzo di papa Giulio II e con un matrimonio tra i due casati.
Ebbero numerosi titoli e feudi, tra cui: principi di Amatrice, Bomarzo, Ponticelli, Monterotondo, Roccagorga, Solofra, Vallata, Vasanello, Vicovaro e Taranto, duchi di Amalfi, Bracciano e Gravina, conti di Caserta, Muro Lucano, Nola, Pitigliano e Tagliacozzo, signori di Mugnano, Penna e Soriano nel Cimino, prefetto di Roma, gonfaloniere della Chiesa, principe assistente al Soglio pontificio, gran connestabile e gran cancelliere del Regno di Napoli. Furono insigniti degli Ordini del Toson d'oro, Teutonico e dello Spirito Santo.
Le numerose parentele dei vari rami della famiglia contratte durante i secoli con le varie casate regnanti d'Europa confermarono agli Orsini i trattamenti di principe del sangue e principe sovrano.Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute del R. Governo d'Italia, compresi: città, comunità, mense vescovile, abbazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, vol. 4, voce Orsini.
Storia Origini Secondo testimonianze storiche ed archeologiche le origini della famiglia Orsini risalirebbero all'anno 333 ed avrebbero come capostipite un certo Orsicino, generale dell'Imperatore Costante, il quale, rimosso per calunnia dalla carica, fu esiliato a Roma, dove diede origine alla casata degli Orsini. Comunque già dall'anno 598 cominciò ad essere celebre la famiglia Orsini, chiamata anche de filiis Ursis.
Sempre in base a studi storici, viene affermato che i Pontefici Stefano II e Paolo I facciano parte della famiglia.
Ricostruzioni genealogiche risalenti al Rinascimento citano quale fondatore della dinastia un certo Orso, nobile romano sposatosi per due volte e padre di cinque figli. Dal primo matrimonio sarebbero nati Giordano e Costanzo, mentre dal secondo Amalrico, Amedeo e Pantaleone. Da Costanzo deriverebbe la linea romana, mentre da Amalrico la linea piemontese. Le stesse genealogie indicano che facciano parte della famiglia le dinastie tedesche degli Anhalt e Baden e quella boema dei Rosenberg.
La famiglia degli Orsini è discendente di quella dei Bobone, famiglia che compare negli atti a partire dagli inizi del X secolo. Infatti nei documenti sono riportati quasi sempre con il doppio cognome Orsini-Bobone e addirittura alcuni componenti alternano i cognomi, quasi a significare che siano la stessa famiglia. Comunque il primo filo genealogico sicuramente orsino parte da un certo Bobone, vissuto nella prima metà del XII secolo, padre di Pietro, a sua volta padre di Giacinto dei Bobone Orsini, futuro papa Celestino III.
Celestino III fu l'artefice della fortuna della dinastia. Creato cardinale diacono da Celestino II nel 1144, salì al soglio pontificio nel 1191. Visse una grave crisi con l'Imperatore Enrico VI che perseguiva una politica fortemente aggressiva nei confronti della Chiesa. Fu anche il primo pontefice che perseguì una politica nepotistica in forma quasi scientifica. Creò cardinali due nipoti e, nel 1191, permise al cugino Giovanni, noto come Giangaetano, di comprare i feudi di Licenza, Nettuno, Roccagiovine e Vicovaro. Tali feudi avrebbero costituito il primo nucleo della potenza territoriale della famiglia. Da Giangaetano si perse il cognome Bobone e i suoi figli vennero definiti de domo filiorum Ursi. Due di essi, Napoleone e Matteo Rosso, incrementarono notevolmente il prestigio e il potere della famiglia. Napoleone, fondatore della prima linea abruzzese, estintasi nel 1553 con Camillo Pardo, ottenne la città di Manoppello, poi eretta in contea, e fu gonfaloniere della Chiesa. Matteo Rosso, detto il Grande, rimase nell'orbita romana scontrandosi con le altre famiglie per il controllo della città. Nel 1241 sconfisse le truppe imperiali divenendo padrone assoluto di Roma per circa due anni, con la carica di senatore. Furono senatori anche i suoi figli e il fratello Napoleone. In questo periodo di tempo scacciò da Roma i Colonna e pose definitivamente gli Orsini nell'orbita guelfa. I territori controllati dalla famiglia si estendevano, a sud fin quasi ad Avellino e a nord fino a Pitigliano.
Matteo Rosso ebbe una decina di figli tra i quali divise i feudi: Gentile diede origine alla linea di Pitigliano e alla seconda linea meridionale, Rinaldo a quella di Monterotondo, Napoleone a quella di Bracciano e un altro Matteo Rosso a quella di Montegiordano. Tra i suoi figli, comunque, colui che si distinse maggiormente fu Giovanni Gaetano. Questi in un primo momento appoggiò Carlo I d'Angiò contro gli Svevi e in seguito, una volta eletto Papa, portò avanti una politica antifrancese. Anche Niccolò III portò avanti una politica fortemente nepotistica nominando il nipote Bertoldo, conte di Romagna, e creando cardinali due nipoti ed un fratello. Nel 1280, favorendo la pace tra Rodolfo I e Carlo I, ottenne un notevole successo diplomatico: il Papa dopo anni di eclissi tornava in primo piano come arbitro della politica internazionale. La morte di Niccolò III non impedì, comunque, l'ascesa della dinastia. La promozione a Pontefice di Giovanni Gaetano Orsini col nome di Niccolò III (1287) innalzò questa famiglia con quella dei Colonna al più alto grado di potenza. Gli Orsini divennero fautori e capi di una grande fazione, forti nello Stato e potenti nella Chiesa.
Nel corso dei tempi gli Orsini vennero chiamati in diversi modi in base alla denominazione del loro luogo di residenza in Roma, avendosi così gli Orsini de Monte residenti in Monte Giordano (rami di Bracciano, Monterotondo e Pitigliano), gli Orsini de Campo residenti presso Campo de' Fiori (ramo di Licenza, Manoppello, Tagliacozzo e Vicovaro) e gli Orsini de Ponte residenti in Castel Sant'Angelo (linea di Soriano) presso il ponte omonimo.Angelo Mercati, Nell'Urbe dalla fine di settembre 1337 al 21 gennaio 1338. Documenti seguiti da altre "Varia" in Archivio Segreto Vaticano, in Miscellanea historiae Pontificiae, Roma, 1945, p. 15.
Il Lionardus Orsino citato nel De cavalieribus italici non sarebbe, come proposto dagli Ursini di Milano da lui discesi, legato alla famiglia romana, che non è attestata in alcun punto del Nord Italia durante il XIII secolo. Né l'effige descritta da Luciano Salieri trova corrispondenze nei colori e nei simboli degli Orsini nei loro vari rami.
Gentile II Orsini Dopo Bertoldo, conte di Romagna, il figlio di questi, Gentile II, continuò la politica d'espansione familiare.
Divenne varie volte senatore di Roma, fu podestà di Viterbo e, nel 1314, assunse la carica di gran giustiziere del Regno di Napoli, uno dei sette grandi offici del Regno. Si sposò con Clarissa Ruffo, figlia del conte di Catanzaro, alleandosi così con la massima dinastia calabrese. Il figlio Romano, detto Romanello, fu vicario regio di Roma nel 1326, ed ereditò la contea di Soana dal suo matrimonio con Anastasia di Monforte. Anche in questo periodo, caratterizzato dalla cattività avignonese, la politica di Romano fu nettamente guelfa. Alla sua morte divise il feudo tra i suoi due figli creando così la seconda linea meridionale e quella di Pitigliano.
Roberto Orsini, la seconda linea meridionale e i principi di Taranto Roberto Orsini, primogenito di Romanello, sposò Sveva del Balzo, figlia di Ugone, conte di Soleto e gran siniscalco del Regno di Napoli, appartenente alla più potente famiglia nobile meridionale, imparentata con la dinastia angioina e quella aragonese. Dal 1318 al 1337 ebbero tra i loro possedimenti la città di Arta ed altre aree dell'Epiro. Dei suoi figli, Giacomo fu creato cardinale da Gregorio XI nel 1371 e Nicola ereditò dalla moglie le contee di Ariano e Celano, fu senatore di Roma e rettore del patrimonio di San Pietro, ingrandì la potenza della famiglia nel Lazio e in Toscana e continuò con successo la politica matrimoniale dinastica.
Il suo secondogenito, Raimondo Orsini del Balzo, detto Raimondello, appoggiò il colpo di Stato di Carlo III d'Angiò-Durazzo ai danni di Giovanna I d'Angiò rimanendo in ottimi rapporti con il Re, ma il suo successore, Ladislao d'Angiò-Durazzo, cambiò atteggiamento cercando di frenare il potere dei suoi feudatari. La situazione peggiorò nel 1403, quando il Re fu oggetto di una congiura in cui erano implicate le maggiori famiglie del Regno. I Sanseverino furono decimati, i Ruffo subirono numerose confische e Raimondello dovette subire una guerra, alla quale riuscì a resistere. Morì nel 1406. L'anno successivo (1407) la vedova Maria d'Enghien fu costretta a sposare Ladislao, che le confiscò i feudi. Alla morte di Ladislao ascese al trono la sorella Giovanna II d'Angiò-Durazzo. I rapporti tra gli eredi di Raimondello e la Regina erano molto freddi, ma le cose cambiarono quando, grazie all'intervento delle truppe di Maria d'Enghien e del figlio Giovanni Antonio Orsini del Balzo, il tentativo di usurpazione di Giacomo II di Borbone-La Marche fallì. La Regina, per sdebitarsi, restituì il principato di Taranto a Giovanni Antonio, che fu ritenuto il più potente feudatario napoletano del XV secolo.
Con l'avvento al potere di Sergianni Caracciolo, amante della Regina e gran siniscalco del Regno, i rapporti con gli Orsini migliorarono sempre di più, tanto che il fratello minore di Giannantonio, Gabriele, sposò Maria Caracciolo, figlia di Sergianni. Il Caracciolo convinse la Regina a nominare come suo erede Alfonso V d'Aragona, in contrasto con Luigi III d'Angiò, appoggiato da papa Martino V. Ulteriori vicende portarono la Regina a favorire Luigi, ma gli Orsini continuarono a spalleggiare l'aragonese. Dopo la morte di Sergianni, si affermò il partito filofrancese e Giovanni Antonio subì la discesa di Luigi. Fu salvato solo dalla morte dell'angioino. Nel frattempo morì anche Giovanna e l'Orsini fu ricompensato da Alfonso con il ducato di Bari, la carica di gran connestabile e l'appannaggio di ducati. Giovanni Antonio fu fedele anche a Ferrante d'Aragona, successore di Alfonso, che però lo fece uccidere dopo che questi aderì alla congiura dei baroni. Giovanni Antonio non ebbe figli legittimi, solo naturali, per questo l'asse ereditario passò al reale demanio.
Guido Orsini e la linea di Pitigliano